La Lega sbarca alle Botteghe Oscure, nel palazzo dove la Cia “spiava” il Pci

La Lega sbarca alle Botteghe Oscure, nel palazzo dove la Cia “spiava” il Pci

08/07/2020 17.40.00

La Lega sbarca alle Botteghe Oscure, nel palazzo dove la Cia “spiava” il Pci

Gli appartamenti che ospiteranno il Carroccio si trovano di fronte al “Bottegone”. In quel palazzo raccontò Cossutta lavorava l’intelligence americana: “Loro ci ascoltavano ma noi non lo sapevamo”.

Fabio MartiniPubblicato il08 Luglio 2020ROMA. I capricciosi casi della vita: la Lega ha scelto di aprire una sede nazionale e romana in via delle Botteghe Oscure, proprio davanti al palazzo, il mitico Bottegone, che per decenni fu la casa del Pci, il più grande partito comunista d’Occidente. Ma ciò che Matteo Salvini non sa - e che sanno davvero pochissimi - è quel che confidò a bassa voce qualche anno fa un uomo riservato e tutto d’un pezzo come l’ex senatore del Pci Armando Cossutta: «Nel palazzo davanti alla nostra sede, c’era il Centro d’ascolto della Cia: loro ci ascoltavano ma noi lo sapevamo…».

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Ed è proprio nel palazzo un tempo affittato in incognito dall’Ambasciata americana, che la Lega ha deciso di trasferirsi, anche perché lì, già da tempo, lavora Luca Morisi, lo stratega della comunicazione di Salvini. In altre parole è qui che ha sede la “Bestia”, la complessa macchina comunicativa della Lega, dove si elaborano big data e algoritmi finalizzati alla propaganda del Capitano. La “Bestia” e il Bottegone: poche cose nella politica italiana del secondo dopoguerra sono più distanti di queste due entità.

Dal 1946 fino al 1991, quando il Pci si è sciolto, Bottegone e Partito comunista sono stati una sola cosa e in quel palazzo sono passati i leader più carismatici - da Togliatti a Di Vittorio, sino a Berlinguer - e sono accaduti eventi memorabili per milioni di elettori comunisti, spesso significativi anche per tanti italiani che comunisti non erano.  Il Pci si era insediato al Bottegone nel 1946. Fino a quel giorno il partito aveva la sede al numero 243 di via Nazionale, ma ne serviva una nuova e toccò acquistarla. Non fu facile: nella Roma del dopoguerra nessuno avrebbe avuto il coraggio di affittare un intero stabile al partito comunista. headtopics.com

Il palazzo al numero 4 di via delle Botteghe Oscure fu acquistato per 30 milioni da una società immobiliare costituita per l’occasione dal partito. La maggior parte delle quote appartenevano a due costruttori romani, ex partigiani, vicinissimi al partito: Alfio e Alvaro Marchini.  Da dove venivano quei 30 milioni, che allora erano una bella cifra? Da Mosca? Oppure, come sostenne Massimo Caprara, ex segretario di Togliatti, quei soldi venivano dall' oro di Dongo, il tesoro sottratto a Mussolini in fuga? Nessuno lo ha mai stabilito con certezza.

E così, da quando il palazzo fu occupato dal Pci, ebbe inizio l’epopea del Bottegone. Come quella sera del 1947: un compagno della vigilanza sentì dei rumori venire dal sesto piano. Bussò ma nessuno aprì. Per la semplice ragione che nessuno aveva sussurrato al “compagno vigilante” che dietro quella porta c'era il rifugio segreto di Palmiro Togliatti e di Nilde Iotti, allora uniti da un legame clandestino e mal tollerato dai compagni del gruppo dirigente.

 Anni di guerra fredda: il palazzo viene blindato come una ambasciata. L’idea che prima o poi potesse sopraggiungere un golpe, consigliò di dotare il palazzo di un gruppo elettrogeno, di una sirena sul tetto e di sorvegliarlo all’esterno con un efficiente apparato di sicurezza. E poi tantissimi episodi, alcuni di grande passione politica, altri tragici: nella sala del comitato centrale Luigi Petroselli fu colpito da un infarto fatale. Palazzo nel quale si vissero le vittorie più toccanti: Era il 21 giugno 1976 dal balcone si affacciò Berlinguer per festeggiare il mai più superato 34,4 per cento. Poi il Pci chiuse i battenti, ma prima di alienarlo, il Bottegone ebbe un ultimo sussulto.

Era la primavera del 1996 e per la prima volta nella storia della Repubblica, una coalizione progressista vinse le elezioni sotto la leadership di Romano Prodi. Nella notte del 22 aprile Massimo D’Alema e Walter Veltroni si affacciarono dal balcone del Bottegone per salutare il popolo in festa: quattro anni dopo il palazzo fu definitivamente venduto. headtopics.com

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Presto tutti coloro che si affacceranno dal balcone dell’ex Bottegone, dove vissero le più belle giornate della propria vita personaggi come Togliatti, Berlinguer, D’Alema e Veltroni, potranno guardare il palazzo difronte e magari sbirciare dalle finestre, come in un acquario, i capi della Lega. Impegnati ad escogitare le strategie migliori per battere gli ultimi, impoveriti eredi del più grande partito comunista d’Occidente.

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