Sorpresa Stati Uniti: per la prima volta in calo la popolazione bianca

I dati del Census Bureau: il tasso di fertilità negli Usa è sceso a 1,72 figli per donna. Le minoranze etniche stanno diventando dominanti

06/07/2020 21.51.00

I dati del Census Bureau: il tasso di fertilità negli Usa è sceso a 1,72 figli per donna. Le minoranze etniche stanno diventando dominanti.

I dati del Census Bureau: il tasso di fertilità negli Usa è sceso a 1,72 figli per donna. Le minoranze etniche stanno diventando dominanti

Pubblicato il06 Luglio 2020NEW YORK. Non era mai successo prima, nella storia degli Stati Uniti: durante l’ultimo decennio, i bianchi non hanno contribuito ad aumentare la popolazione del paese. Anzi sono diminuiti, e le minoranze etniche stanno già diventando dominanti.

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Questo sorprendente dato del Census Bureau aiuta a capire l’umore dell’America, le tensioni razziali degli ultimi mesi, e la vera ragione profonda per cui Trump ha vinto le elezioni del 2016. I bianchi per ora restano maggioranza, ma la stanno inesorabilmente perdendo. Perciò si sono schierati con il candidato che prometteva di proteggerli, col muro lungo il confine messicano e vari provvedimenti per limitare anche l’immigrazione legale. Un’ultima disperata difesa che non riguarda solo gli Usa, perché tendenze demografiche simili sono in corso da tempo anche in Italia, e spiegano il successo dei messaggi sui migranti come quelli lanciati dal leader della Lega Salvini.

Il tasso di fertilità negli Usa è sceso a 1,72 figli per donna, sotto la soglia di mantenimento della popolazione. Solo i migranti hanno evitato il tracollo demografico. La riduzione però ha colpito soprattutto i bianchi non ispanici, calati al 60,1% del totale nazionale. La diminuzione rispetto ai 197 milioni del 2010 è stata di sole 9.000 persone, perché è stata compensata da circa un milione di nuovi immigrati, ma è la prima volta che succede dal 1790. Nello stesso periodo, invece, gli ispanici sono aumentati di 10,1 milioni. Ciò è accaduto per un calo della natalità tra le donne bianche, ma anche per un aumento dei decessi, legati forse alle "morti per disperazione" connesse alla droga. Il declino è avvenuto in tutti i 50 stati, in 358 delle 364 aree metropolitane, e in 3.012 contee su 3.141. Un quarto delle 100 città più grandi ha popolazioni in cui i bianchi sono minoranza, tra cui New York, Los Angeles, Washington, Atlanta e Dallas. headtopics.com

Il calo per ora non è enorme, in termini numerici assoluti, ma i dati diventano impressionanti se messi in prospettiva. L’età media degli abitanti degli Stati Uniti è infatti 38,4 anni, ma tra gli ispanici è 29,8, mentre tra i bianchi è 43,7, ossia il livello più alto di tutti i gruppi etnici. Il futuro non appartiene a loro, che stanno invecchiando, e si capisce meglio scendendo nei dettagli delle statistiche. I bianchi sono diminuiti del 7,1% nella fascia da 14 a 17 anni d’età, e del 4,7% fra 18 e 24 anni. Invece sono aumentati del 31,8% tra i cittadini sopra i 65 anni, a conferma che sono un gruppo quasi in via di estinzione. Lenta magari, ma inesorabile, a meno di sorprendenti inversioni di tendenza che nessuno oggi intravede.

I neri sono sostanzialmente stabili. Tra gli ispanici, invece, l’aumento della popolazione è distribuito in maniera uniforme, grosso modo in tutte le fasce d’età. Forte è stata anche la crescita tra gli asiatici.Questi dati confermano nei numeri la percezione che già esisteva a livello emotivo tra gli americani. I bianchi stanno perdendo la maggioranza nel paese, e di conseguenza la primazia di cui hanno goduto dalla sua fondazione, anche grazie alla schiavitù e le leggi razziste, che fino agli anni Sessanta del secolo scorso negavano ai neri la parità dei diritti e il voto. E’ un fenomeno profondo che si riflette sulle nascite, ed è il prodotto un mutamento culturale epocale non facile da invertire, anche varando generose politiche a sostegno della famiglia, che comunque non potrebbero favorire in maniera specifica i bianchi. Se non fanno più figli non è solo perché le condizioni economiche non aiutano, ma anche per scelta, come ha dimostrato lo studio "Fertility and Modernity" del National Bureau of Economic Research, pubblicato l’anno scorso da Enrico Spolaore e Romain Wacziarg, o il lavoro di Trent MacNamara alla Texas A&M University. Le conseguenze danneggiano soprattutto la classe media e bassa, dove infatti si è registrato lo spostamento dei consensi a favore di Trump. La paura di essere "rimpiazzati", o comunque retrocessi e penalizzati, ha spinto gli elettori bianchi ad appoggiarlo, anche in reazione alla prima presidenza nera di Obama.

Il prossimo 3 novembre si vedrà se questa tendenza continua, ma intanto le tensioni razziali esplose negli Usa dopo l’uccisione di George Floyd hanno dimostrato quanto grave sia la spaccatura. Trump ha scelto di cavalcarla, come aveva fatto nel 2016, nella speranza che la polarizzazione esasperata spinga la sua base bianca a tornare in massa alle urne. Da qui i discorsi come quello del Mount Rushmore il 3 luglio, che non provano neppure a riunificare il paese, perché ciò non interessa minimamente alla base di Donald e quindi a lui stesso. Anzi, semmai gli fa comodo la spaccatura, a patto che gli porti almeno un voto in più nel collegio elettorale. E poi pazienza se governare un popolo così diviso sarà impossibile, tanto la strategia è sempre stata quella di scegliere una parte e penalizzare l’altra.

Il problema non è solo americano, ma occidentale. Anche in Italia il calo demografico è in corso da decenni. Le culle continuano a svuotarsi, la fertilità è scesa a 1,32 figli per donna, e di questo passo la nostra popolazione passerà da 60,5 a 54,4 milioni entro il 2050, ossia un taglio del 10%. La presenza delle minoranze non è forte come negli Usa, ma la reazione di pancia è comunque l’avversione agli immigrati. Forse la questione da noi è ancora più grave sul piano economico, perché già nel 2013 l’ex direttore della United Nations Population Division, Joseph Chamie, aveva scritto su YaleGlobal che se il nostro paese accoglierà 135.000 immigrati all’anno, la popolazione diminuirà comunque del 3% entro il 2050. Il calo salirà invece al 15%, se chiuderemo le frontiere. Pure in Italia il fenomeno culturale della diminuzione delle nascite è tanto radicato, da far temere che eventuali politiche a favore della famiglia non basteranno ad invertirlo. E se funzionassero, convincendo ogni coppia ad avere almeno tre figli, passerebbero più di vent’anni prima di avvertirne gli effetti sul sistema fiscale, sanitario e previdenziale. Troppo tardi, per uscire dalla crisi che ci devasta oggi.   headtopics.com

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