Quando valutare la ricerca diventa schizofrenico

Quando valutare la ricerca diventa schizofrenico

22/02/2020 13.56.00

Quando valutare la ricerca diventa schizofrenico

Il nostro sistema universitario è integrato nella vasta rete delle università importanti del mondo con le quali riusciamo spesso a confrontarci alla pari....

Tuttavia per fare ricerca servono soldi. È banale: le idee non bastano. Tutte le statistiche, anche le più generose, continuano a restituirci l’immagine di un sistema ampiamente sottofinanziato. L’investimento complessivo in edilizia, strumentazioni, supporto alla ricerca è tra i più bassi d’Europa. Tutte cose che sappiamo. Interi gruppi di ricercatori e intere aree, soprattutto della ricerca di base, sono assolutamente privi di risorse per portare avanti le loro ricerche. D’altra parte avere contratti di ricerca industriale vuol dire districarsi tra regolamenti (proprietà intellettuale, anti corruzione, anti riciclaggio) e meccanismi autorizzativi e vincoli di spesa che finiscono per agire da deterrente,

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in primisper le aziende. Anche spendere è difficile: acquistare materiali è complesso anche per acquisti di entità ridicola, né si può comprareonline, o pagare con carte di credito. Abbiamo una burocrazia soffocante che rallenta ogni processo operando nella logica – tutta italiana – della “presunzione del dolo” (regole messe in atto non per consentire lo svolgimento di una azione, ma per prevenire tutti i possibili comportamenti opportunistici e/o illeciti).

Altra buzzword della valutazione è “internazionalizzazione”, ma avere studenti, PhD o postdoc stranieri è un’impresa, soprattutto perché l’Italia attrae principalmente dall’est e dal sud del mondo. Per questi studenti e ricercatori è difficile trovare alloggio, molto complesso ottenere i permessi di soggiorno anche se si arriva con un regolare programmi di studio e magari con risorse proprie o del Paese di origine. Sono problemi che impediscono quella circolazione di ricercatori internazionali che invece vede i nostri giovani tra i più presenti all’estero. headtopics.com

Tutto questo concorre al disallineamento tra mondo reale e mondo immaginato dagli esercizi di valutazione. Una vera schizofrenia. Cosa andrebbe fatto? L’ovvio: portare il nostro sistema della ricerca al livello dei Paesi sviluppati con i quali ci troviamo a competere (si pensi agli annuali

rankinginternazionali) con l’obiettivo di produrre più risultati e migliori e, grazie a questi, acquisire altre risorse dall’Europa. Un volano positivo. C’è invece il sospetto che la nuova Vqr non sia solo più confusa (e foriera di contenziosi), ma anche che affronti il problema esattamente dalla parte opposta, allentando i requisiti della valutazione e complicandone la applicazione. L’università e la ricerca hanno bisogno di meno burocrazia e di più risorse. Certamente non di gare al ribasso.

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