Omicidio Desirée, la sentenza: 2 ergastoli e 2 condanne, ma uno torna libero

Omicidio Desirée, la sentenza: tutti condannati, 2 ergastoli

20/06/2021 00.15.00

Omicidio Desirée, la sentenza: tutti condannati, 2 ergastoli

La decisione della Corte d'Assise di Roma al processo per la giovane uccisa il 19 ottobre 2018. La madre della ragazza: «Non ho avuto giustizia»

0:06Omicidio volontario, violenza sessuale aggravata e cessione di droga a minori: con queste accuse i giudici della III Corte d’Assise di Roma hanno condannato all'ergastolo due persone e a 27 anni e a 24 anni e 6 mesi, gli altri due imputati, in relazione all’omicidio di una 16enne di Cisterna di Latina, Desirée Mariottini, avvenuta il 19 ottobre del 2018 a Roma in uno stabile abbandonato nel quartiere San Lorenzo, punto di riferimento per spacciatori e consumatori. Ad essere condannati, nell’aula bunker di Rebibbia, il nigeriano Alinno Chima (27 anni di carcere), il senegalese Mamadou Gara (ergastolo), detto Paco, il ghanese Yusef Salia (ergastolo), e un altro senegalese, Brian Minthe (24 anni e 6 mesi). Che torna però in libertà, per scadenza dei termini di custodia cautelare. «"Mi attendevo quattro ergastoli, non sono soddisfatta di questa sentenza soprattutto perché uno degli imputati torna libero e questo non doveva succedere. Non ho avuto giustizia», ha dichiarato Barbara Mariottini, madre di Desireè dopo la sentenza. 

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I quattro pusher erano accusati di aver abusato a turno della ragazza dopo averle fatto assumere un mix di droghe che ne hanno provocato la morte. Desirée, adolescente ingenua e problematica, era arrivata nella Capitale per procurarsi della droga lontana dal paese dove viveva la famiglia: è rimasta per ore in stato di incoscienza nelle mani dei suoi aguzzini che hanno anche impedito che venisse soccorsa, finché il suo cuore non ha ceduto per overdose. Numerosi testimoni hanno infatti riferito nel corso del processo che Yusef Salia aveva minacciato chi suggeriva di contattare il 118: «Meglio lei morta, che noi in galera». Dalle indagini è emerso che gli imputati avevano assicurato alla ragazza - in crisi di astinenza - che la sostanza assunta non fosse altro che metadone. In realtà la miscela assunta da Desirée era composta da psicotropi che ne hanno stroncato qualsiasi capacità  di reazione. «Il gruppo ha agito con pervicacia, crudeltà e disinvoltura», mostrando una «elevatissima pericolosità e non avendo avuto alcuna remora nel portare a termine lo stupro e l’azione omicidiaria» aveva scritto il Gip nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Ad incastrare il branco il Dna ritrovato sotto le unghie e sugli abiti di Desirée e gli esiti dell’autopsia: la ragazza ha subìto «un rapporto sessuale violento», hanno riferito gli esperti della Sapienza, e le lesioni riportate dimostrano che prima di finire nella tana dell’orco era ancora vergine.

Le tappe della vicenda18-19 ottobre 2018: nella notte il corpo senza vita di Desirée, abbandonato su un lettino con sopra una coperta viene ritrovato all'interno dello stabile abbandonato di via dei Lucani, a San Lorenzo, Roma. Una storia di droga, di fragilità e di degrado, che lascia i romani sgomenti. headtopics.com

25 ottobre 2018 Leggi di più: La Stampa »

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