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Nassiriya: 16 anni fa il ‘Ground zero’ degli italiani - La Stampa

Nassiriya: 16 anni fa il ‘Ground zero’ degli italiani

10/11/2019 19.07.00

Nassiriya: 16 anni fa il ‘Ground zero’ degli italiani

L'anno è il 2003. Il giorno, il 12 novembre. L'ora le 10,40 di Nassiriya, le 8,40 da noi. L'anno, il giorno e l'ora in cui la guerra torna inaspettata nelle case degli italiani. E il nome di una città nel cuore dell'Iraq si lega per sempre alla morte di 12 Carabinieri, 5 militari dell'Esercito, un cooperatore internazionale e un regista, vittime di un attentato che uccide anche 9 iracheni e provoca 58 feriti. Il conflitto in Iraq è ufficialmente finito da sei mesi, ma una risoluzione Onu ha invitato tutti gli Stati a contribuire alla rinascita del Paese. Il contributo italiano si concretizza a partire dal 15 luglio in 'Antica Babilonia', una missione di peacekeeping con molteplici obiettivi: il mantenimento dell'ordine pubblico, l'addestramento delle forze di polizia del posto, la gestione dell'aeroporto e gli aiuti da portare alla popolazione. Il Comando dell'Italian Joint Task Force è a 7 chilometri da Nassiriya, nella base 'White Horse', non lontana da quella Usa di Tallil. Il Reggimento Msu/Iraq, composto da Carabinieri e polizia militare romena, occupa due postazioni: base 'Maestrale' (dove è di stanza l'Unità di Manovra) e base 'Libeccio', entrambe poste al centro dell'abitato proprio per mantenere un contatto ravvicinato con la comunità locale. Sono divise da poche centinaia di metri. Per base 'Maestrale', chiamata anche 'Animal House', già sede della Camera di Commercio ai tempi di Saddam Hussein, quel 12 novembre sembra una mattina come le altre. Almeno fino a quando sul compound piomba a tutta velocità un camion cisterna blu carico di esplosivo: dai 150 ai 300 chili di tritolo mescolati a liquido infiammabile. Andrea Filippa, il Carabiniere di guardia all'ingresso, spara e uccide due kamikaze impedendo che il camion esploda all'interno e che le proporzioni della tragedia siano ancora più grandi, ma la deflagrazione, con un terribile effetto domino, fa saltare in aria anche il deposito munizioni e le scene che si presentano agli occhi dei primi soccorritori

16:11L'anno è il 2003. Il giorno, il 12 novembre. L'ora le 10,40 di Nassiriya, le 8,40 da noi. L'anno, il giorno e l'ora in cui la guerra torna inaspettata nelle case degli italiani. E il nome di una città nel cuore dell'Iraq si lega per sempre alla morte di 12 Carabinieri, 5 militari dell'Esercito, un cooperatore internazionale e un regista, vittime di un attentato che uccide anche 9 iracheni e provoca 58 feriti. Il conflitto in Iraq è ufficialmente finito da sei mesi, ma una risoluzione Onu ha invitato tutti gli Stati a contribuire alla rinascita del Paese. Il contributo italiano si concretizza a partire dal 15 luglio in "Antica Babilonia", una missione di peacekeeping con molteplici obiettivi: il mantenimento dell'ordine pubblico, l'addestramento delle forze di polizia del posto, la gestione dell'aeroporto e gli aiuti da portare alla popolazione.

Gli azzurri hanno deciso: mai più divisi, tutti inginocchiati o tutti in piedi. Giovedì la scelta Billionaire, le carte dell'inchiesta sul focolaio Covid: mascherine vietate, sintomi e contagi ignorati. Mentre Briatore (non indagato) attaccava i virologi e il sindaco 'grillino' - Il Fatto Quotidiano Gabriele Paolini in carcere: la condanna definitiva a 8 anni da scontare nella casa circondariale di Rieti

Il Comando dell'Italian Joint Task Force è a 7 chilometri da Nassiriya, nella base "White Horse", non lontana da quella Usa di Tallil. Il Reggimento Msu/Iraq, composto da Carabinieri e polizia militare romena, occupa due postazioni: base "Maestrale" (dove è di stanza l'Unità di Manovra) e base "Libeccio", entrambe poste al centro dell'abitato proprio per mantenere un contatto ravvicinato con la comunità locale. Sono divise da poche centinaia di metri. Per base "Maestrale", chiamata anche "Animal House", già sede della Camera di Commercio ai tempi di Saddam Hussein, quel 12 novembre sembra una mattina come le altre. Almeno fino a quando sul compound piomba a tutta velocità un camion cisterna blu carico di esplosivo: dai 150 ai 300 chili di tritolo mescolati a liquido infiammabile.

Andrea Filippa, il Carabiniere di guardia all'ingresso, spara e uccide due kamikaze impedendo che il camion esploda all'interno e che le proporzioni della tragedia siano ancora più grandi, ma la deflagrazione, con un terribile effetto domino, fa saltare in aria anche il deposito munizioni e le scene che si presentano agli occhi dei primi soccorritori - i Carabinieri stessi, la nuova polizia irachena e gli abitanti di Nassiriya - sono raccapriccianti. Un inferno di polvere, fuoco e sangue. Con Filippa muoiono i colleghi Massimiliano Bruno, Giovanni Cavallaro, Giuseppe Coletta, Enzo Fregosi, Daniele Ghione, Horacio Majorana, Ivan Ghitti, Domenico Intravaia, Filippo Merlino, Alfio Ragazzi e Alfonso Trincone. Muoiono i militari dell'Esercito Massimo Ficuciello, Silvio Olla, Alessandro Carrisi, Emanuele Ferrero e Pietro Petrucci, che scortavano la troupe di Stefano Rolla e il cooperatore Marco Beci; muoiono anche Beci e Rolla, quest'ultimo impegnato con la sua troupe nelle riprese di uno sceneggiato sulla ricostruzione del Paese. Là dove c'era il parcheggio, si apre un grande cratere. «Quel cratere è il nostro Ground Zero», commenta il giorno dopo, arrivato sul posto, l'allora ministro della Difesa, Antonio Martino. «E’ come se avessi perso i miei figli», confessa con un filo di voce il comandante generale dell'Arma, Guido Bellini, prima di rivendicare con orgoglio che «non uno dei nostri ha chiesto di rientrare. Anzi, abbiamo un elenco lungo così di richieste per partire».  headtopics.com

Lo choc è grandissimo, ed è una folla immensa quella che si mette per ore in fila a piazza Venezia per rendere omaggio ai caduti nella camera ardente allestita nel Sacrario delle Bandiere del Vittoriano. I funerali di Stato vengono celebrati il 18, nella Basilica di San Paolo fuori le mura, a Roma, con la partecipazione di decine di migliaia di persone: i feretri vengono portati in chiesa scortati dai corazzieri a cavallo in un silenzio irreale. Non c'è palazzo affacciato lungo il percorso del corto funebre che non esponga almeno un tricolore. «Un popolo in lacrime, ma dignitoso e raccolto - scrive André Glucksmann - ha compreso che i suoi Carabinieri sono stati assassinati in una terra lontana perché l'Italia ha insegnato all'Europa l'arte e la dolcezza di vivere insieme in una società 'civile', sfuggendo alla legge della sciabola e del ricatto terroristico».

Le ipotesi sulla matrice dell'attentato sono tante: una pista porta ad al Zarqawi e agli estremisti sunniti, un'altra a una cellula terroristica libanese vicina ad Al Qaeda ma i sospetti convergono sempre e comunque su elementi arrivati da fuori provincia di Dhi-Qar. Si indaga anche su eventuali errori ed omissioni nella catena di comando, si cerca di capire se un allarme lanciato dai servizi fosse stato ignorato o meno, ma l'iter giudiziario si dipana per anni. L'ultima parola, per ora, è quella della Cassazione che, il 10 settembre di quest'anno, conferma la condanna per l'ex generale Bruno Stano, già assolto in sede penale ma chiamato a risarcire le famiglie della vittime della strage: da comandante della missione italiana, avrebbe sottovalutato il pericolo. Assoluzione definitiva, invece, per il colonnello dei carabinieri Georg Di Pauli, oggi generale e all'epoca responsabile della base 'Maestrale': lui tentò di far salire il livello di guardia e di protezione. Restando inascoltato. 

Tante iniziative per ricordare«Giuseppe Coletta. Il brigadiere dei bambini». Questo il titolo del fumetto che esce in occasione del sedicesimo anno dall'attentato di Nassiriya, dedicato a Giuseppe Coletta, uno tra le vittime della strage del 12 novembre 2003. «L'idea di questo fumetto, nel ricordo di Giuseppe, non vuole esaltarlo - spiega all'Adnkronos Margherita Caruso, vedova di Coletta - Il suo modo di essere, i suoi slanci di bene, nascono dal percorso di tutta una vita, vissuta al servizio del prossimo, attraverso il suo essere Carabiniere, marito, padre, amico». «Non si è 'eroi' per un singolo atto compiuto, ma è un modo di essere, uno stile di vita, un mettersi a fianco degli altri e mai dinanzi. In Giuseppe - sottolinea - si vuole fare memoria di tutti i nostri Carabinieri, degli uomini e donne in divisa, che quotidianamente donano se stessi per la salvaguardia del bene comune. Dio ci dona il Suo immenso amore, il Brigadiere Coletta, con i suoi gesti concreti, la sua umiltà lo ha reso visibile. Il sacrificio estremo della propria vita, donata per difendere nostri fratelli lontani, di altre terre , lo annoverano fra i buoni, i giusti, fra gli operatori di Pace». 

'Il brigadiere dei bambini', un titolo per sottolineare il suo amore nei confronti di quei figli meno fortunati andati a soccorrere nei paesi in guerra. «Ha voluto costruire la pace in ogni parte del mondo in cui la sua divisa da carabiniere lo portava, ma anche qui, sotto casa, in ogni luogo dove egli viveva con le mani sempre tese verso gli altri. E’ stato un grande uomo, nel senso più alto del termine», così lo ricorda la moglie nel testo pubblicato sul fumetto. Forse perché Giuseppe conosceva la sofferenza di un bambino in difficoltà. Quando andò in Iraq, era da poco morto suo figlio Paolo, anche lui ricordato in questo fumetto. Un racconto di ventisette pagine per ricordare la storia di Giuseppe, Margherita e l'altra figlia, Maria di cui Coletta aveva esposto la foto sopra la brandina del suo alloggio, ma anche la storia di quella tragica missione.  headtopics.com

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«Una missione diversa dalle altre. Eppure sento che la mia presenza qui è necessaria», confidò il brigadiere a sua moglie. Foto, frasi, racconti che Coletta aveva affidato a Margherita durante ogni telefonata dalla missione e che lei ha voluto riportare in questo fumetto perché nessuno dimentichi la storia di uomini in divisa che in Iraq hanno portato il loro 'essere' italiani, accoglienti e generosi. Come quando, per conquistare la fiducia dei bambini, in un paese vuoto e circospetto, Coletta prende un pallone e lo tira: immediatamente esce allo scoperto un gruppo di ragazzi pronti a giocare, in cui il brigadiere dei carabinieri intravvede gli occhi di suo figlio: «Quando dobbiamo tornare al campo i bambini ci trattengono, quasi non ci lasciano andare. Ed è triste per me lasciarli perché nei loro occhi ritrovo il nostro Paolo». Tra i tanti ricordi anche la promessa di Giuseppe che assicura a Maria e Margherita: «dopo questa missione non mi allontanerò più da voi». 

«Dalla morte di Giuseppe, da quel seme caduto in terra straniera, sono germogliati nuovi fiori. Inviammo subito - scrive Margherita sul fumetto - tre incubatrici, come Giuseppe desiderava. Abbiamo aperto centri per l'infanzia e orfanotrofi in Italia e all'estero e l'associazione 'Bussate e vi sarà aperto' dove è stata investita una parte del risarcimento dello Stato per la morte di mio marito. Nessuna somma può ripagare la perdita della persona che si ama - osserva Margherita - ma proprio per questo per me era importante spenderla in qualcosa che lo avrebbe fatto felice». Il fumetto, al prezzo di 7 euro, si può ordinare scrivendo alla info@associazionecoletta.it, le spese di spedizione sono a carico dall'Associazione Coletta, i proventi andranno a sostenere le opere benefiche dell'associazione. 

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