Monte Verità: siete pronti a cambiare vita?

La fuga dalle città, la fine del lavoro, un lifestyle biologico ed ecofriendly, la libera espressione (all’aria aperta) del corpo e del pensiero. Tendenze accentuate dalla pandemia, che gli eccentrici del Monte Verità avevano già anticipato un secolo fa

07/12/2021 01.02.00

La fuga dalle città, la fine del lavoro, un lifestyle biologico ed ecofriendly, la libera espressione (all’aria aperta) del corpo e del pensiero. Tendenze accentuate dalla pandemia, che gli eccentrici del Monte Verità avevano già anticipato un secolo fa

La fuga dalle città, la fine del lavoro, un lifestyle biologico ed ecofriendly, la libera espressione (all’aria aperta) del corpo e del pensiero. Tendenze accentuate dalla pandemia, che gli eccentrici del Monte Verità avevano già anticipato un secolo fa

Karl Gräserdalla Transilvania. La voce su questo «libero stato», su questa libera vetta (che si vede benissimo dall’autostrada, passando di lì) arriva ovunque e la comunità s’ingrossa e diventa stellare: ci passano Otto Gross (che progetta una «Scuola per la liberazione dell’umanità»), August Bebel, Karl Kautsky, Otto Braun, forse anche Lenin e Trotsky; poi Hermann Hesse, Else Lasker-Schüler, D.H. Lawrence, Rudolf von Laban, Bakukin, la straordinaria danzatrice Isadora Duncan, Hugo Ball, Hans Arp, Max Weber, Hans Richter, Marianne von Werefkin, Alexej von Jawlensky, El Lissitzky, Paul Klee, e poi mano a mano Walter Gropius e tutti i grandi della Bauhaus. E mettiamoci anche Jung, massì.

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La Casa centrale della comunità del Monte Verità sopra Ascona (Canton Ticino, Svizzera).Il cancello d’ingresso del sanatorio della comunitИ; danzatrici in gruppoE poi, decenni dopo, il grande curatore Harald Szeemann, per rivitalizzarla quando fu il caso: anni Settanta, ovviamente. E pensare che già a inizio secolo i balconi, lì, li avevano decorati con i simboli dello yin e dello yang. Insomma, un cast da grande romanzo – e serie tv? non ancora: ma c’è stato un film omonimo quest’anno visto al Festival di Locarno, di Stefan Jäger, che racconta una delle storie di emancipazione femminile che potevano finalmente avverarsi, allora, lassù).

Vestite/i con gli indumentipoverty-chic, i capelli lunghi, lavorano giardini e campi e si mettono a costruire case – la Casa del tè, la Casa dei russi, la luminosissima Casa centrale e molte altre –, capanne di nuova concezione e oggetti d’arredo in legno (che farebbero un baffo, chessò, ai Formafantasma e ai teneri designer del riciclo visti allo spazio Alcova all’ultimo FuoriSalone a Milano). Li vediamo rilassarsi, appunto, con l’euritmia e i bagni di sole integrali. I loro corpi vogliono solo aria, sole e acqua, luce. Sono esclusi cibi di origine animale (con tanto di menu a tavola che lo sottolinea). La natura per loro è l’opera d’arte definitiva. Attenzione: tutto è rigorosamente proto-bio e proto-ecofriendly, e non potrebbe essere altrimenti. Si era dentro il bollire della storia dei primi venti anni del Novecento, e tra le due guerre mondiali, e proprio come adesso si fuggiva anche all’orrore visto e temuto ancora. headtopics.com

La scuola estiva di arte del movimento diretta da Rudolf von Laban, attiva sul monte dal 1913 al 1919.Fu davvero un esperimento antesignano di possibili comunità ancora da riprodurre e riadattare oggi, per mettere in pratica un profondo e reale amore per la natura (e dolore e antidoti per la sua scomparsa, e noi dietro, o prima) e la riscoperta di forme antiche ma anche inedite di vivere comune fuori dalle griglie del terreno urbano o urbanizzato, e tuttora sorprendentemente proiettate verso lo sconosciuto, verso l’Aperto.

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C’è ora una mostra, a Firenze, che racconta tutto questo (Monte Verità. Back to Nature, a cura di Chiara Gatti, Nicoletta Mongini e Sergio Risaliti, fino al 10 aprile 2022 al Museo Novecento) con una poderosa raccolta di materiali: tra questi, la valigia originale di cuoio dei fondatori, la «sedia dei vegetariani» e i menu veggy, abiti legati alle danze (disciplina assoluta del luogo), materiali visivi sensazionali. L’esperimento di cercare l’utopia in terra (esperimento bello corposo, e clamoroso) queste donne e questi uomini liberi almeno l’hanno fatto. Ora tocca a voi inventarne uno, anche meno chic, ma certo urgente. È arrivata l’ora di togliere le tende, per provare – preservando il salvabile – ad andare in faccia al sole.

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