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La tentazione neo-ottomana allontana la Turchia di Erdogan dagli alleati della Nato - La Stampa

La tentazione neo-ottomana allontana la Turchia di Erdogan dagli alleati della Nato

13/07/2019 08.21.00

La tentazione neo-ottomana allontana la Turchia di Erdogan dagli alleati della Nato

È iniziata in questi giorni la consegna alla Turchia da parte della Russia del primo lotto dei missili antiaerei S400 che Ankara aveva da tempo acquistati da Mosca nonostante la decisa opposizione degli alleati Nato alla conclusione del contratto. Non è certo questa la prima volta che un membro della Alleanza Atlantica utilizza materiali russi, cioè di un Paese che è ancora considerato a torto o a ragione come la maggiore delle potenziali minacce che incombono sull'Europa, o almeno su parte di essa. Varie volte infatti, nel recente passato, la Nato ha supplito alle sue carenze nel settore del trasporto strategico noleggiando aerei militari prodotti dall’Unione sovietica e passati poi a far parte degli arsenali dei paesi successori. Si tratta però della prima volta in cui un materiale russo, tra l’altro sostanzialmente incompatibile con la panoplia dei materiali contraerei prodotti ed usati da paesi membri, viene preferito ad altre alternative di fabbricazione amica ed agevolmente inseribili nel complessivo arsenale atlantico. Da considerare poi come la installazione e lo schieramento dei missili russi richiederà per un tempo abbastanza lungo la presenza di tecnici del paese produttore all'interno di basi Nato che fino a ora sono state gelosamente precluse agli estranei alla Alleanza. Il timore, per di più, è anche legato al fatto che la permanenza russa potrebbe consentire ai tecnici di apprendere più del dovuto sugli aerei F 35 e su altri mezzi aerei della Alleanza schierati sulle medesime basi. Al di là delle considerazioni puramente militari, in ogni caso, da qualsiasi punto di vista la si esamini la decisione turca appare come una chiara fotografia dei rapporti non più tanto idilliaci fra Ankara e la Alleanza. Una Alleanza in cui, a parte il caso particolare degli Stati Uniti che la hanno costantemente vista come l’insostituibile baluardo meridionale del contenimento della Russia, la Turchia ha sempre goduto di tanta stima e di pochissima simpatia. Da un lato in

GIUSEPPE CUCCHI12 Luglio 2019È iniziata in questi giorni la consegna alla Turchia da parte della Russia del primo lotto dei missili antiaerei S400 che Ankara aveva da tempo acquistati da Mosca nonostante la decisa opposizione degli alleati Nato alla conclusione del contratto. Non è certo questa la prima volta che un membro della Alleanza Atlantica utilizza materiali russi, cioè di un Paese che è ancora considerato a torto o a ragione come la maggiore delle potenziali minacce che incombono sull'Europa, o almeno su parte di essa. Varie volte infatti, nel recente passato, la Nato ha supplito alle sue carenze nel settore del trasporto strategico noleggiando aerei militari prodotti dall’Unione sovietica e passati poi a far parte degli arsenali dei paesi successori. Si tratta però della prima volta in cui un materiale russo, tra l’altro sostanzialmente incompatibile con la panoplia dei materiali contraerei prodotti ed usati da paesi membri, viene preferito ad altre alternative di fabbricazione amica ed agevolmente inseribili nel complessivo arsenale atlantico. Da considerare poi come la installazione e lo schieramento dei missili russi richiederà per un tempo abbastanza lungo la presenza di tecnici del paese produttore all'interno di basi Nato che fino a ora sono state gelosamente precluse agli estranei alla Alleanza.

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Il timore, per di più, è anche legato al fatto che la permanenza russa potrebbe consentire ai tecnici di apprendere più del dovuto sugli aerei F 35 e su altri mezzi aerei della Alleanza schierati sulle medesime basi. Al di là delle considerazioni puramente militari, in ogni caso, da qualsiasi punto di vista la si esamini la decisione turca appare come una chiara fotografia dei rapporti non più tanto idilliaci fra Ankara e la Alleanza. Una Alleanza in cui, a parte il caso particolare degli Stati Uniti che la hanno costantemente vista come l’insostituibile baluardo meridionale del contenimento della Russia, la Turchia ha sempre goduto di tanta stima e di pochissima simpatia. Da un lato infatti le si riconosceva di essere stata capace di mettere in linea uno strumento militare secondo per dimensioni soltanto a quello americano, nonché di portarlo attraverso gli anni e il costante miglioramento della condizione economica del paese ad invidiabili livelli di addestramento e di equipaggiamento. Dall’altro però per noi alleati europei la Turchia rimaneva un Paese da cui ci separavano centinaia di anni di contrapposizione. Si trattava inoltre dell’unico Paese islamico in una Alleanza in cui tutti gli altri membri erano cristiani. Il ruolo giocato dai militari turchi nella politica anatolica appariva infine del tutto inaccettabile alle democrazie del nostro continente. Nonostante tutto questo e per l’influenza americana e per il rispetto che incuteva lo strumento militare di Ankara i rapporti fra l’Alleanza e la Turchia sono rimasti molto buoni almeno sino a quando la politica del presidente Erdogan non ha iniziato a manifestare quella deriva neo ottomana che ha portato in più di un caso gli interessi turchi a divergere da quelli Atlantici. A quel punto e da una parte e dall’altra vi sono stati momenti difficili e occasioni in cui le linee di azione di Nato e Turchia sono risultate del tutto divergenti.

Ankara ha così negato in più di una occasione l’uso delle proprie basi ad alleati che ne avevano fatto richiesta. A ciò si è poi aggiunto il modo in cui per un certo periodo e nonostante l’universale condanna l’atteggiamento turco nei riguardi del cosiddetto Califfato è risultato perlomeno tollerante. In più di una occasione infine i tentativi di Erdogan di coinvolgere l’Alleanza nella crisi siriana hanno infastidito, a dir poco, il Quartiere Generale di Bruxelles. Per contro gli altri membri Nato hanno tardato a lungo a esprimere al presidente turco il loro sostegno in occasione del mancato colpo di Stato, facendo chiaramente trasparire una piena disponibilità ad accettare anche un eventuale differente esito. A nessuna delle due parti, in ogni caso, potrebbe profittare in questo momento una rottura completa. Per la Turchia l’Alleanza costituisce infatti l’ultimo solido aggancio con l'Occidente. La Nato poi, e in particolare gli Stati Uniti, hanno ancora bisogno di un alleato così forte e che per di più occupa una posizione geografica chiave. Le reazioni di Bruxelles allo schieramento dei missili russi si concretizzeranno quindi probabilmente anche questa volta in quella che in gergo militare viene definita come una «frenetica gesticolazione verbale» . Ma che cosa succederebbe se Erdogan facesse prima o poi un passo veramente più lungo della gamba, come succede spesso agli uomini forti? headtopics.com

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