L’ospedale di Rivoli dedica un reparto a Davide Cordero, morto di Covid 19

«Soccorrere chi è in pericolo e assistere chi è nel bisogno e nella malattia non è un mestiere...

07/09/2020 13.07.00

«Soccorrere chi è in pericolo e assistere chi è nel bisogno e nella malattia non è un mestiere...

«Soccorrere chi è in pericolo e assistere chi è nel bisogno e nella malattia non è un mestiere... È un onore e un privilegio». Scriveva così, su Facebook, il dottor Davide Cordero, medico che per tanti anni ha lavorato nell’ospedale di Rivoli dove giovedì 10 i suoi colleghi gli dedicheranno il reparto di Rianimazione. Lui, che nei mesi della pandemia era a prestare servizio a Monza dove si è spento a metà maggio a 64 anni, era stato tra i fondatori del 118 in Piemonte e addestratore al servizio di elisoccorso per tanti medici. Sempre in prima linea per la cura e l’assistenza, aveva partecipato con la Croce Rossa a diverse missioni in Iraq durante la Guerra del Golfo e faceva parte del Soccorso alpino. A stroncarlo proprio quel virus che lui si era impegnato a battere nonostante fosse a un passo dalla pensione e dal sogno di tornare in Africa con la ong 'Rainbow for Africa' di cui era stato vicepresidente. Giovedì lo ricorderanno i colleghi che hanno lavorato con lui e anche Flavio Boraso, direttore generale dell’Asl To3, Luigi Icardi assessore alla Sanità del Piemonte e il sindaco Andrea Tragaioli. Un medico, dicono dall’Asl, «caduto durante la pandemia di Covid-19 e simbolo di tutti i professionisti che hanno sacrificato la propria vita per svolgere il proprio dovere».

Patrizio RomanoPubblicato il07 Settembre 2020«Soccorrere chi è in pericolo e assistere chi è nel bisogno e nella malattia non è un mestiere... È un onore e un privilegio». Scriveva così, su Facebook, il dottor Davide Cordero, medico che per tanti anni ha lavorato nell’ospedale di Rivoli dove giovedì 10 i suoi colleghi gli dedicheranno il reparto di Rianimazione. Lui, che nei mesi della pandemia era a prestare servizio a Monza dove si è spento a metà maggio a 64 anni, era stato tra i fondatori del 118 in Piemonte e addestratore al servizio di elisoccorso per tanti medici. Sempre in prima linea per la cura e l’assistenza, aveva partecipato con la Croce Rossa a diverse missioni in Iraq durante la Guerra del Golfo e faceva parte del Soccorso alpino. A stroncarlo proprio quel virus che lui si era impegnato a battere nonostante fosse a un passo dalla pensione e dal sogno di tornare in Africa con la ong "Rainbow for Africa" di cui era stato vicepresidente.

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Giovedì lo ricorderanno i colleghi che hanno lavorato con lui e anche Flavio Boraso, direttore generale dell’Asl To3, Luigi Icardi assessore alla Sanità del Piemonte e il sindaco Andrea Tragaioli. Un medico, dicono dall’Asl, «caduto durante la pandemia di Covid-19 e simbolo di tutti i professionisti che hanno sacrificato la propria vita per svolgere il proprio dovere».

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A Favignana canti della mattanza nella ex Tonnara Florio - Sicilia

Il dott. Davide Cordero è stato un Ufficiale medico del Corpo Militare Volontario CRI.

Dopo Davide anche Francesco vittime del silos maledetto. L’incubo peggiore si è avveratoFrancesco ha perso la sua battaglia per la vita. L’incubo peggiore si è avverato. A Cavallermaggiore tutti hanno pregato in questi giorni per quel giovane in bilico tra la vita e la morte, in un letto d’ospedale a Savigliano, per il suo generoso tentativo di salvare la vita al fratello. Invece non c’è stato nulla da fare. Francesco Gennero, 25 anni, è morto. Troppi i danni cerebrali riportati nell’incidente sul lavoro nell’azienda agricola di famiglia. Da giovedì mattina, giorno della tragedia, il giovane agricoltore non ha più ripreso conoscenza. Dopo i tentativi di rianimazione sul tetto del silos, Francesco era stato trasferito in ospedale in condizioni disperate. Il giovane era stato avvelenato dai gas di fermentazione del mais appena stoccato nel grande serbatoio dell’azienda, in frazione Madonna del Pilone. È la seconda vittima, con il fratello Davide, 22 anni, di una mattinata di lavoro finita in tragedia. Un dramma che si è consumato in pochi istanti. Davide si trovava all’interno del silos. Stava spianando del granturco tagliato il giorno precedente e stoccato nella struttura alle spalle della cascina. Lavorava a 35 metri di altezza, quasi alla sommità. Ancora poco tempo e il serbatoio sarebbe stato colmo e pronto a svolgere la sua funzione di magazzino per il cibo da utilizzare nei prossimi mesi per gli animali nella stalla. Davide si è però improvvisamente accasciato, privo di conoscenza. Francesco, che era sul tetto del silos assieme al padre Claudio, è subito sceso per tentare di portarlo in salvo, fuori, ma è svenuto anche lui. È stato il padre a lanciare l’allarme e a trascinare fuori dalla struttura i due figli, che non hanno più ripreso conoscenza. Cosa sia accaduto in quei momenti, potrà dirlo solo l’indagine dello Spresal. Sul caso la Procura di Cuneo ha aperto un’inchiesta e posto l’area sotto sequestro. Si dovrà accertare se i sistemi di sicurezza e di ventilazione presenti all’interno della struttura fossero funzionanti, o se c’è stato qualche 😢😢😢😢😢😢💔💔💔una fine orribile condoglianze alla famiglia 👪 Io per la mia amaca comprai funi e moschettoni e regge 2 quintali di peso. A sapersi .

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