L’idea dei “corridoi verdi” per un trasporto marittimo più green

10/01/2022 21:13:00

L’idea dei “corridoi verdi” per un trasporto marittimo più green

L’idea dei “corridoi verdi” per un trasporto marittimo più green

Immaginare le rotte principali del globo dove navi, logistica, porti, combustibili sono ad emissioni zero di gas serra e dove dogane, normative e politica sono…

4 minuti di letturaLa decarbonizzazione delle navi non è un’utopia, nel senso che si può fare e non è un una jattura, nel senso che oltre a portare i benefici immaginabili sotto il profilo ambientale può rappresentare anche un notevole business.

, in collaborazione con il Global Maritime Forum, Friends of Ocean Action, il World Economic Forum, Mission Possible Partnership e la Energy Transitions Commission.E percentuale che potrebbe aumentare quanto ad emissioni, fino al 50% entro il 2050, se non si fa nulla.

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Immaginare le rotte principali del globo dove navi, logistica, porti, combustibili sono ad emissioni zero di gas serra e dove dogane, normative e politica sono parte della trasformazione.È scoppiato un incendio nella sede del Parlamento sudafricano a Città del Capo Le fiamme, attualmente, "sono sotto controllo solo in parte" e sono state segnalate "diverse crepe nei muri dell'edificio".cristina insalaco Modificato il: 10 Gennaio 2022 1 minuti di lettura In città è scoppiata una nuova tendenza: quella dei negozi ibridi.Juve, Landucci: "Bello, ma ho perso sei o sette anni di vita".

Uno studio di Getting To Zero Coalition con il supporto analitico di McKinsey ne anticipa gli scenari FABIO POZZO Modificato il: 10 Gennaio 2022 4 minuti di lettura Non vi propinerò subito le cifre, comunque importanti, ma cercherò di interessarvi con l’idea. Che è quella dei “corridoi verdi” per rendere più “pulite” le principali rotte marittime, nell’intento di accelerare una trasformazione green del settore e di raggiungere prima o poi un mondo perfetto senza emissioni di gas serra. A lanciare l'allarme sarebbe stata la mamma che ai soccorritori ha detto che la figlia era rimasta all'interno. La decarbonizzazione delle navi non è un’utopia, nel senso che si può fare e non è un una jattura, nel senso che oltre a portare i benefici immaginabili sotto il profilo ambientale può rappresentare anche un notevole business. Qui Angelo Damiani e Gilda Morelli hanno unito le loro esperienze professionali nella ristorazione e nella vendita di scarpe, dando forma a una bella sperimentazione: un negozio in cui si mangiano tome, formaggi e salumi e si acquistano scarpe. L’idea di cui sopra mi arriva con lo studio “The next wave: Green corridors”, realizzato da Getting To Zero Coalition con il supporto analitico di McKinsey , in collaborazione con il Global Maritime Forum, Friends of Ocean Action, il World Economic Forum, Mission Possible Partnership e la Energy Transitions Commission. Lo scenario L'80% delle merci globali viaggia via mare e, leggo nel report, si prevede che la domanda di spedizioni continuerà a crescere in linea con la crescita economica globale nei prossimi tre decenni. Appena rientrato dopo un lungo stop, Chiesa si era subito confermato l'uomo a cui la Juve poteva aggrapparsi per continuare a lottare per un posto in Champions League.

Le navi non sono il peggio in fatto di emissioni di C02 per tonnellata-chilometro, rispetto ad altre tipologie di trasporto merci: si calcola che il settore “valga” il 3% delle emissioni, percentuale destinata probabilmente ad aumentare con il procedere della decarbonizzazione di altri settori. «Ci siamo ispirati alle realtà del nord Europa, dove attività così esistono già. E percentuale che potrebbe aumentare quanto ad emissioni, fino al 50% entro il 2050, se non si fa nulla. Cosa fare? Agendo sulla gestione della domanda, come la riduzione dei volumi di traffico, e sui miglioramenti nell'ottimizzazione della logistica, secondo il report si potrebbe ridurre le emissioni del settore del 4-5%. E ancora, migliorando l'efficienza energetica delle navi, aggiornando la progettazione della nave e i sistemi di propulsione si potrebbe teoricamente ridurre l'intensità delle emissioni tra il 15 e e 55%. La prima attività di questo tipo ha aperto nel 2013 in via Cagliari 18/d ed è “Pai Bikery”, dove le torte e i caffè incontravano il mondo del ciclismo. Però, sostengono gli esperti che hanno contribuito allo studio, una strategia di decarbonizzazione incentrata solo su queste leve non sarebbe sufficiente per raggiungere gli obiettivi fissati dall'Organizzazione marittima internazionale (IMO), che vuole ridurre le emissioni del settore marittimo del 50% da qui al 2050, e tanto meno l'obiettivo della piena decarbonizzazione entro il 2050, sancito dalla Call to Action di 200 leader del settore a settembre 2021.

E allora? Per raggiungere questi obiettivi, l'industria marittima richiede l'impiego di navi che utilizzano combustibili a zero emissioni di gas serra. Ma i carburanti a emissioni zero costano per ora molto di più di quelli convenzionali. È un’idea di Luisa Antonazzo e Franchino Piraino, e la loro ispirazione è nata a Berlino, dove si sono imbattuti in negozi con due anime come la loro, dove tagliare i capelli e bere un whisky. Ora, si sa che il carburante è una voce notevole nel trasporto marittimo. E non è così semplice dire: abbassiamo il prezzo. Subentrano anche ruoli e incentivi differenti, tra gli armatori che pagano per migliorare l'efficienza delle loro navi e i noleggiatori che pagano i costi del carburante.

La soluzione Le tecnologie per ottenere spedizioni a emissioni zero stanno diventando sempre più disponibili in commercio, ma finché non lo saranno a larga scala saranno sempre molto se non troppo costose . E poi, non ci sarà una trasformazione abbastanza veloce, perché prima che tutti si muovano, frammentato come è questo spicchio di mondo, così eterogeneo e complesso, ce ne vorrà. Però, è anche vero che non abbiamo così tanto tempo se vogliamo davvero reagire e migliorare le cose. Ecco, allora, l’idea dei “corridoi verdi”. Provate a immaginare: grandi “autostrade” di colore verde che coincidono con le principali rotte commerciali globali , in cui si sperimenta e quindi si adotta un trasporto marittimo e suo indotto completamente ad emissioni zero.

Combustibili green, logistica green, navi green e - perchè anche questo è fondamentale - dogana, normative e ricadute fiscali adeguate, diciamo anche queste ultime parte attiva della trasformazione green. Le rotte Lo studio prende in esame due rotte principali, due possibili corridoi verdi, che sono la rotta delle navi che trasportano minerali ferrosi dal nord-ovest dell’Australia alle acciaierie del Giappone , e quella delle portacontainer che si muovono tra l’Asia e l’Europa, diciamo da Yokohama fino ad Amburgo, con ovviamente scali intermedi. Un terzo caso di studio è quello della rotta dell’industria dell’auto, tra Asia e Usa, da Pyongtaek a Kobe e Yokohama fino a Long Beach. Ma sono citate anche le rotte dell’acciaio e materiali ferrosi tra Australia e Cina e tra Brasile e Cina; quindi quelle dei container transpacifica e transatlantica e, infine, quelle dei combustibili green come l’ammoniaca tra Saudi Arabia e Usa e del metanolo tra Saudi Arabia e Cina. La rotta dei container Asia-Europa Ecco un esempio, per capire.

Questa rotta, che ben conosciamo, è quella che genera più emissioni di gas serra di tutte le altre. Adesso un po’ di numeri li devo spendere. Dunque, su questa rotta nel 2019 sono state scambiate circa 24 milioni di unità equivalenti a container (TEU) da venti piedi, trasportate da 365 navi. Le navi hanno bruciato circa 11 milioni di tonnellate di carburante, rilasciando l'equivalente di 35 milioni di tonnellate di CO2 , che rappresentano circa il 3% delle emissioni globali del trasporto marittimo. Le navi sulla rotta operano secondo un programma con una rotazione fissa del porto a frequenza fissa.

Shanghai è il porto più grande della parte asiatica e Rotterdam è il porto più grande della parte europea. Singapore funge da porto di trasbordo principale sulla rotta. Attenzione, però. Secondo il report, la stessa rotta è anche quella che presenta le condizioni più promettenti per lo sviluppo di un corridoio verde. Perché? In primis, perché c'è uno slancio crescente tra gli attori sulla rotta per decarbonizzare il trasporto di container poiché molti proprietari di merci hanno fissato obiettivi di riduzione delle emissioni.

Tanto per capire: il 70 pe rcento della capacità totale di TEU impiegata sulla rotta è coperta da cinque compagnie marittime, che sono MSC, Maersk, CMA CGM, COSCO Shipping e ONE.54, tutte impegnate a ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 50 per cento entro il 2050, in linea con gli obiettivi dell'IMO. Maersk55 e CMA CGM56 si sono impegnate a essere addirittura carbon neutral entro il 2050 In secondo luogo, la pipeline di progetti annunciati di idrogeno verde, che ammonta a 62 GW di capacità dell'elettrolizzatore di idrogeno entro il 2030 in Europa, Medio Oriente e Australia (per il bunkeraggio in Asia) saranno probabilmente più che sufficienti per rendere più verde il corridoio. In terzo luogo, le caratteristiche del carico su questa rotta possono consentire ai partecipanti condividere i costi con i consumatori finali senza un aumento significativo dei prezzi al dettaglio. E infine, c’’è anche la volontà della politica lungo il percorso, che indica la decarbonizzazione del trasporto marittimo quale priorità crescente.

Già, ma come? Secondo il report, su questa rotta i combustibili più indicato sono il metanolo verde e l'ammoniaca verde (entrambi ad emissioni zero; ricordo che gli altri combustibili greeen sono l’idrogeno e il diesel sintetico), con la seconda che in vantaggio in termini di costi a lungo termine. Ecco, ma quanto costerà? Ricordo le parole di un consulente italiano del governo britannico che incontrai a Cardiff durante un Ocean Summit dell’Ocean Race, il giro del mondo a vela per team, secondo il quale per avere il “green” bisogna essere pronti a spendere qualcosina di più. In questo caso, per questa rotta, il report calcola un aumento dei costi per nave dal 35 al 45 per cento. Okay, ma c’è un però. Il pacchetto di aiuti dell’Ue, il Fit for 55 previsto per il trasporto marittimi, potrebbe ridurre il divario di costo al 25% nel 2030.

E riciclare la quota di entrate del corridoio in meccanismi di sostegno per i first mover potrebbe colmare completamente il divario. Da qui, a una conclusione. “Il corridoio Asia-Europa offre l'opportunità di stabilire coalizioni di domanda da parte dei proprietari di merci, nonché di creare sistemi di prenotazione e richiesta che consentano loro di aggregarsi in modo efficiente e di beneficiare di un utilizzo di carburante a emissioni zero”. E ancora: l’istituzione in questo corridoio di queste leve chiave per rendere più ecologici la spedizione di container   potrebbe gettare le basi per l'adozione globale ”. Tornando al principio.

Ma non è bello immaginare un globo attraversato da tante rotte verdi? Leggi i commenti .