L'architettura è una danza di luce, acqua, trasparenza e suspense. Parola di Renzo Piano

L'architettura è una danza di luce, acqua, trasparenza e suspense. Parola di Renzo Piano

16/09/2021 04.46.00

L'architettura è una danza di luce, acqua, trasparenza e suspense. Parola di Renzo Piano

Per l'architetto è come se i palazzi fossero navi e, dal Centre Pompidou a Parigi al nuovo masterplan di Monte Carlo, l'obiettivo è lo stesso: farli volare.

di Giuseppe Latour«Alla mia età rischi di diventare sentimentale su queste cose, ma la luce ti entra nella pelle, specialmente se cresci sul Mediterraneo. Non è un mare, è un consommé di cultura, è un concentrato di colore, luce, vibrazioni, suoni e voci e, se hai orecchie per ascoltare e occhi per vedere, diventa parte del tuo bagaglio di esperienza e lo porti con te. La luce è magia, forse è uno dei materiali di lavoro più importanti per gli architetti. È fondamentale, per esempio, quando costruisci un museo; luce e leggerezza sono amici stretti, come pure la trasparenza».

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La cabina funicolare che conduce allo studio genovese di Piano. Foto Stefan Giftthaler. Piano si anima quando parla di Genova. Il suo studio, su una collina verdissima, è una delle sedi del Renzo Piano Building Workshop (RPBW), fondato qui e a Parigi nel 1981 (e che successivamente ha aperto un avamposto anche a New York). La società ha 150 dipendenti e, nel 2019, è arrivata al terzo posto nella classifica, elaborata da Guamari, dei più grandi studi di architettura italiani, con un fatturato nel 2018 di 13,24 milioni di euro.

Una vista dello studio. Foto Stefan Giftthaler. I toni diventano intimi quando si parla della sua casa sul mare: «Adoro passare del tempo qui e, se posso condividere un segreto, devo dire che ogni volta che mi chiedono di lavorare a un nuovo pro-getto, per prima cosa guardo se c'è acqua. Se c'è, e soprattutto se è salata, già mi piace». headtopics.com

Nel Principato di Monaco, l'intervento di Piano fa parte di un grande progetto che si sviluppa non solo sull'acqua, ma sulla terra rubata al mare. È un progetto fortemente voluto dal principe Alberto di Monaco e che darà vita a Mareterra, un complesso di spazi residenziali, culturali e ricreativi. Nel realizzarlo i costruttori sono stati attenti a proteggere animali e flora locali, e il design di Piano (una serie di residenze sopra il porto che si chiamano

Le Renzoe una piazza che prenderà vita con negozi e ristoranti) sarà il gioiello che incoronerà il nuovo quartiere galleggiante e sarà il più alto di una fila di edifici che salgono in altezza, da est a ovest.Le Renzo, a Mareterra, nel Principato di Monaco. Courtesy Mareterra/RPBW.

 La sostenibilità ambientale del progetto è stata centrale per Piano, il cui lavoro è da tempo legato all'innovazione ecologica, che secondo lui orienterà il futuro dell'architettura. Nel 2020 ha completato un ospedale a emissioni zero in Uganda e altri tre sono in costruzione in Grecia. Parla del progetto di Monte Carlo come un genitore orgoglioso. «È firmato dall'architetto Denis Valode e partecipa anche l'architetto del paesaggio Michel Desvigne, che pianterà 1.100 alberi. Credo che in totale saranno pre-senti 8mila alberi e l'80 per cento degli edifici userà energia rinnovabile», dice Piano. «I miei edifici appariranno come una nave volante sul litorale di Monte Carlo, e ho progettato anche il lungomare da Port Hercule alla spiaggia di Larvotto». Il quartiere dovrebbe essere completato nel 2024 e le residenze di questa nuova estensione sul mare avranno una metratura che parte da 350 fino ad arrivare a 1.800 metri quadrati. Le più grandi avranno prezzi stellari, fino a decine di milioni di euro.

California Academy of Sciences, San Francisco, 2008. Foto Shunji Ishida, Courtesy RPBW. «Ma è il mare che conta. Che è sempre lo stesso, non importa se sei a New York (dove si è inventato il Whitney Museum of American Art,ndr), a San Francisco (dove c'è la sua California Academy of Sciences, headtopics.com

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ndr) o a Tokyo (dove ha firmato la Maison Hermès, ndr). Londra ha il Tamigi, dove molto tempo fa passavano le navi. L'acqua è magia perché restituisce e duplica qualsiasi cosa. Di una nave, vedi il profilo reale e insieme il suo riflesso». Indica il progetto di Istanbul Modern, il nuovo museo di arte moderna e contemporanea che il suo studio sta realizzando sul Bosforo. «Sul tetto dell'edificio è prevista una superficie d'acqua che fungerà da specchio. L'acqua flirta costantemente con la luce, tra loro succede sempre qualcosa».

 E i suoi palazzi che si trovano nel cuore delle città in tutto il mondo? «IlBeaubourgè una nave», ride, chiamando affettuosamente così il Centre Pompidou, dal nome del quartiere dove è stato costruito. Un edificio – concepito in collaborazione con Richard Rogers quando Piano viveva a Londra – che molti ritengono abbia cambiato il modo di percepire l'architettura.

Il Centre Georges Pompidou, Parigi 1977. Foto Francesca Avanzinelli, Courtesy RPBW. «Era il 1971, solo tre anni dopo le proteste sociali del Sessantotto a Parigi», dice di quello che è forse il suo più famoso progetto per uno spazio pubblico. «Eravamo i bad boys, i ragazzacci che venivano da Londra con i capelli come i Beatles, ed è vero che era in atto una ribellione contro quel genere di cultura che costruiva musei – il nostro era distante anni luce dai monumenti in marmo – ma non ha cambiato le cose, è stato testimone di un cambiamento. Nella sua vita un architetto, se ha la fortuna di trovarsi nel posto giusto al momento giusto, può esserne testimone, parlarne, raccontarlo. Io ero a Berlino quando è crollato il Muro nel 1989, e proprio dove c'era quel Muro abbiamo costruito un palazzo. La California Academy of Sciences di San Francisco - un progetto rivoluzionario inaugurato nel 2008 con un tetto che respira, ricoperto di piante e di fiori selvatici - è stato in America il primo edificio del genere senza aria condizionata, e il 98 per cento dei materiali utilizzati erano riciclati».

The Shard, Londra 2012. Foto Michel Denancé, Courtesy RPBW. Piano dice che, a Londra, loShardè un edificio che testimonia il bisogno di intensificare la vita nella City. «Ha a che fare con la connettività perché si eleva sopra la stazione di London Bridge che, grazie ai mezzi pubblici, avvicina le persone», spiega tracciando sinergie tra questo e uno dei suoi ultimi progetti, un edificio di 18 piani e una piazza con negozi, ristoranti e spazi di intrattenimento che saranno il cuore del piano di rigenerazione di Paddington Square (dovrebbe essere completato nel 2022). headtopics.com

Paddington Square, Londra 2022. Courtesy Grain London, Sellar/RPBW. «Porterà nuova intensità in un'area dove si viene per lavorare, incontrarsi e stare insieme». Spiega che «è un complesso stratificato, perché le città sono più belle se testimoniano momenti diversi, se ci sono plurimi livelli che diventano parte della stessa storia. Questo edificio è in cristallo. È molto leggero ed è progettato per essere luminoso sia all'interno sia all'esterno. Ha una struttura che cerca di volare, perché volevamo che il piano terra fosse la continuazione della città. È diverso dallo

Shard, ma non nella logica. E non ha parcheggi: oggi le città devono accettare di non avere auto, dobbiamo incentivare il trasporto pubblico perché è il futuro, e questa è una piccola rivoluzione».La sala riunioni dello studio di Piano a Genova. Foto Stefan Giftthaler.

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 Da una veloce ricognizione dell'ufficio genovese si capisce che questi progetti occupano tutta la giornata di Renzo Piano. Pile di disegni, equazioni e fotografie fissate alle pareti. Modelli e progetti sui tavoli, accanto a file di matite ben appuntite. Schizzi di pensieri e idee disseminati ovunque su post-it fluorescenti, e in un angolo un rotolo di scotch che Piano ha dichiarato suo scrivendoci sopra “Renzo” con un pennarello nero. Raccontano che cosa sta dietro a ciascun edificio, ma all'architetto raccontare una storia non basta. «Serve un'ulteriore dimensione. Prendi un buon film: puoi avere una buona tra-ma, ma se nel linguaggio non aggiungi suspense o leggerezza, non funziona. L'architettura parla anche di illusioni. Lo stesso vale per la musica o per un libro: non ci metti tutto, lasci spazio per l'immaginazione. Ne hai bisogno perché i cambiamenti devono essere celebrati e costruiti attraverso qualcosa che tocchi profondamente gli esseri umani».

Il laboratorio.Foto Stefan Giftthaler. Forse anche per questo considera i suoi edifici come dei figli. Si rifiuta di scegliere il preferito. «Ne ho accennato inAtlantide– un libro scritto insieme a mio figlio Carlo, in cui facciamo un viaggio metaforico alla ricerca di Atlantide –, perché queste architetture rappresentano una ricerca costante del bello che è sempre irraggiungibile. Una bellezza come la intendevano gli antichi greci, kalós, qualcosa di buono e di nobile. Ma, per me, gli edifici sono come dei bambini, vuoi che tutti siano felici. Alcuni hanno una bella vita, altri no, e allora soffri. Grazie al cielo, la maggioranza dei miei l'ha avuta, a volte anche intensa, ma una vita sociale è un bene perché il punto è costruire luoghi per le persone. In fon-do, la prima cosa di cui hai bisogno per essere davvero felice è sentirti amato, anche se ci può volere del tempo perché succeda».

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