Its 2019

Its 2019, i vincitori del concorso - VanityFair.it

And the winner is... #ITS2019

14/07/2019 00.50.00
Its 2019

And the winner is... ITS2019

Premiati a Trieste i giovani talenti che hanno preso parte al contest internazionale. In giuria anche Glenn Martens, fondatore del brand Y/Project. Che abbiamo incontrato e intervistato

Ha notato che non ci sono finalisti italiani al concorso?«Vero. Ma i concorsi internazionali sono così».Che cosa ne pensa dei giovani creativi italiani?«Devo dire che non conosco molti brand italiani emergenti. Ma devo confessare, purtroppo, di non essere una di quelle persone assetate di sapere che cosa succede nel mondo… La moda italiana però resta una delle più importanti del mondo, qui ci sono degli archivi incredibili».

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Coerenza, ironia e coolness: quanto contano nel successo di Y/Project?«L’idea del brand è quella di parlare a molte persone diverse, di porre l’accento sull’individualità, e di essere estremamente eclettico. Sulle mie passerelle puoi trovare una grande varietà di approcci, ciò che rende coerente il tutto è l’attenzione alla costruzione. Non ci sono mai semplici magliette nelle mie collezioni, c’è sempre un twist “concettuale” anche dietro il capo apparentemente più facile. Un’altra forma di coerenza per me è l’ironia, appunto. È fondamentale, così come lo humor, persino come lo scherzo. In fondo dobbiamo essere divertenti, per essere felici. Apprezzo tantissimo il lavoro, ad esempio, di Cristobal Balenciaga, così serio e bello. Ma, per me, il divertimento è una componente irrinunciabile del mio approccio. E poi la coolness: anche quella è una forma di coerenza. Che cosa è cool? Ognuno lo è a modo suo. Sottolineare l’individualità significa essere cool, no?».

Che cosa è la bellezza per lei?«Credo che la bellezza sia una questione molto lega all’equilibrio, alle proporzioni, alla misura. Ecco perché molte persone sono attratte dalle stesse cose. Amo l’eleganza classica, sono belga. Ma credo anche che non si debba sempre essere belli, perché siamo essere umani. La diversità è altrettanto importante, lo capisci subito vivendo in una grande città come Parigi. E poi, io stesso riconosco la diversità in me stesso. Sono una persona, ma ho molte personalità diverse: sono un sognatore, un business man, un nipote, un amante. La diversità crea sempre qualcosa di bello e importante». headtopics.com

Come definirebbe in poche parole il concetto di successo?«Il più grande successo, per me, è essere felici. Anche avere creato un’azienda dove si lavora democraticamente lo considero un successo. Per altri potrebbe essere avere soldi, o potere».

Che cosa la rende felice?«È sempre l’amore a renderti felice. Darlo e riceverlo. Ma forse è stupido, no?».L’inizio della sua carriera non è comune. Prima di lavorare nella moda si è laureato in architettura d’interni.«Vengo da Bruges, una cittadina bellissima ma molto, molto provinciale. Non c’è apertura nei confronti della cultura. Quando avevo 14 anni pensavo di diventare avvocato, o qualcosa del genere. Comunque immaginavo per me un lavoro tradizionale. Credo che laurearmi in architettura sia stata una specie di compromesso tra gli studi classici e la volontà di esprimere la mia creatività».

Quindi le piace anche occuparsi di casa sua, arredarla…«Ho appena comprato un appartamento! È la mia ossessione del momento. Per il momento ho lo spazio, ma non i soldi per arredarlo!».E per il futuro, quale è la sua visione?«Y/Project si compone di tanti diversi segmenti di prodotti. C’è il denim, ci sono i pezzi streetwearche tutti possono indossare, ci sono gli statement pieces, ci sono i pezzi più lussuosi, ci sono i pezzi creati solo ed esclusivamente per la passerella. In ogni caso, quando si produce, inevitabilmente, in qualche modo si inquina. Ma credo che sia importante, sempre, rispettare il mondo e il consumatore. Non siamo un brand completamente sostenibile, perché al momento non è questo il nostro focus. Il nostro focus è la creatività, e in un certo senso far sognare le persone. La moda può portare le persone ad altri livelli di realtà, senza necessariamente considerarli consumatori. Piace anche a me sognare, magari sflogliando un libro o seguendo un bel profilo su instagram».

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