Blog | Islamofobia e razzismo. Esiste il nemico perfetto? - Alley Oop

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28/06/2020 13.05.00

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Islamofobia e razzismo. In libreria dal 25 giugno, il libro che prova a ragionare sul nemico perfetto. E sulla dimensione del pregiudizio.

” è uscito per edizioni Seb 27 il 25 giugno. La casa editrice indipendente che ha la sua sede a Torino propone, da circa un trentennio, un ricco catalogo di saggistica con cui sondare i fenomeni che compongono la realtà, proprio mentre quella accade. Se il titolo mette il dito nella piaga, è il sottotitolo ad aggiungere chiari i contorni e la portata della questione:

Cinque azzurri (e tutto il Galles) si inginocchiano prima del fischio di inizio: non era mai successo Giustizia, l'attacco di Marta Cartabia: “Crisi di credibilità e fiducia, ci vorrebbero tanti Livatino” Primarie a Roma e Bologna, Letta e il Pd: «Grande affluenza, una festa della democrazia»

Media, discorsi pubblici e immaginario nella decostruzione dell’altro. Il testo è un lavoro curato daGabriele ProglioSilvia Romanoè un esempio di quanto necessario sia oggi ragionare sull’argomento, fuori dai luoghi comuni e dai preconcetti. L’accoglienza riservata da moltissimi connazionali e da certa stampa alla cooperante rapita in Kenya quasi due anni fa a ben vedere è fatto che, più di ogni altro, ha lasciato cadere l’ultimo velo.

La prefazione diFederico Faloppaintroduce l’argomento, rivelandoci da subito i contorni e infine il senso di ciò che leggeremo. Lohate speechè stato appena ritrovato, riemerso dall’ombra in cui era piombato nei mesi della quarantena da Covid-19, si svela come mai archiviato del tutto. Sarebbe forse il caso allora – ci suggerisce il libro – di indagarne il senso e farsi un’idea precisa del perché. headtopics.com

Preparandosi a maneggiare razzismo, sessismo e intolleranza, Proglio in apertura cita Edward Said, autore diCovering Islam. Come i media e gli esperti determinano la nostra visione del resto del mondo. E scopre le carte: «Le generalizzazioni denigratorie sull’islam sono diventate l’ultima forma accettabile in Occidente di denigrazioni di una cultura straniera; quel che si dice della mente, della cultura, della religione o del carattere dei musulmani in generale, oggi non si può dire in un dibattito pubblico degli africani, degli ebrei, né di altri orientali o asiatici».

Abbiamo dunque, davvero, sdoganato l’odio fino al punto da aver trovato il nemico perfetto? Sembra questa la domanda che più di ogni altra si solleva dal testo. Gli eccessi di certa stampa ne sono un’odiosa conferma. Ad esempio, le parole di Facci, apparse su Libero il 28 luglio 2016: «Io odio l’islam, tutti gli islam, gli islamici e la loro religione più schifosa addirittura di tutte le altre, odio il loro odio che è proibito odiare, le loro moschee squallide, la cultura aniconica e la puzza di piedi, i tappeti pulciosi e l’oro tarocco, il muezzin, i loro veli (…) le loro povere donne, quel manualetto militare che è il

Corano».La questione – è chiaro – ci spinge a scavare, con la consapevolezza che non saranno proprio scoperte gradevoli; con ogni probabilità saranno piuttosto riesumazioni mortifere, quelle che verranno. Il filo del discorso si intravede tra le pagine e si fa progressivamente sempre più nitido, fino a spogliare l’argomento dalle croste del tempo, sfidando il lettore a riconsiderarlo su un piano differente. Il maggior pregio di questo volume sta forse nel porre una questione di metodo che di fondo è anche, certamente, una questione politica.

I capitoli offrono a chi vi si avvicini un’osservazione innanzitutto sfaccettata. Il libro è un collage che si compone dei contributi di otto tra autori e autrici di diversa provenienza, con un prezioso cameo in chiusura che è un’incursione nel graphic journalism. Con l’intento di andare oltre il pregiudizio, si finisce per isolare la sagoma di un Islam che si disvela come corpo deformato dagli stereotipi. Sufismo e fondamentalismo, l’islamofobia riletta attraverso il dato economico, ma anche incastonata dentro all’immancabile tensione securitaria, e poi l’effetto 11 settembre, col suo riverbero sull’oggi. headtopics.com

In Edicola sul Fatto Quotidiano del 21 Giugno: Fico: “Ora il salario minimo e nuovo alt ai licenziamenti” - Il Fatto Quotidiano Primarie, il segretario del Pd Enrico Letta vota al Testaccio: 'Grande affluenza, popolo centrosinistra c'è' - Il Fatto Quotidiano Primarie, scongiurato il flop a Roma alle 19 hanno votato in 40 mila

Richiama le considerazioni di Clémentine Autain (la deputata della sinistra francese di Jean-Luc Mélenchon) e così facendo, questa lettura, suggerisce uno scenario preciso: la possibilità che l’islamofobia possa avere ben poco a che fare con le rivendicazioni laiciste. Il passo successivo è un punto di approdo che si rivela stimolo per ragionamenti importanti: «la parola può

esserela cosa e non una delle sue tante possibili chiavi di lettura».A prescindere dal lessico e dalle sue implicazioni per soli addetti ai lavori, è evidente comunque come il carattere non occasionale né sporadico di certi attacchi razzisti resti sotto gli occhi di tutti. Come la punta di un iceberg, quelli tradiscono l’insieme di pregiudizi che hanno stratificato e giustificato l’ineguaglianza nel corso dei millenni: «I termini della proporzione discriminatoria sono palesi: se l’islam non appartiene all’Italia cattolica, o all’Europa cristiana, le persone musulmane sono, inevitabilmente, non italiane e non europee, essendo confinate, con uno sguardo ben più ampio della sola questione della cittadinanza, in quella zona del «non essere» teorizzata da Frantz Fanon».

La disamina del termine,Islamofobia, nel libro è attenzione al linguaggio, tanto alla sua forza quanto alla sua resistenza. In parallelo (ma con le dovute differenze) non si può negare che accada la stessa cosa ad esempio conFemminicidio, lemma che come il primo attira detrattori e che lascia aperta un’altra questione dalle evocazioni molto più ampie di quelle strettamente tecniche. L’editore torna peraltro su un terreno che non gli è nuovo e tratta un tema che ha affrontato da diverse angolature, non ultimo in

Lessico della crisi e del possibile, raccolta a cura di Fabrice Olivier Dubosc.Bisognerà riconoscere insomma come la lettura di questo testo si mostri, sin da subito, di grande, anzi grandissima attualità. Il libro rimane attinente al dibattito pubblico di pre e di post pandemia, svela una certa dinamica e ci suggerisce come sia un bene imparare a non ignorarla più. Senza la pretesa di trovare soluzioni o risposte preconfezionate, questo lavoro, piuttosto pare voler suggerire domande. Bisogna considerare che «l’operazione culturale sugli stereotipi veicolati nel presente e nel passato ha l’obiettivo di mostrare le forme narrative e le rappresentazioni come tentativo di imporre un’egemonia culturale nella società». E per far ciò gli autori mettono a fuoco quelle che definiscono « headtopics.com

immagini-memoriache hanno persistito nel tempo: il velo della donna musulmana come simbolo di presunta inferiorità e soggezione al maschio; la lingua araba come luogo in cui si progetterebbero, sempre e comunque, attacchi all’Europa pensata unicamente come bianca e cristiana; l’uomo musulmano quale emblema incondizionato di una società arretrata e violenta».

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