Vanessa Paradis: il look couture firmato Chanel

Jumpsuit ma anche abito e smoking: la tuta couture trasformista di Vanessa Paradis

07/10/2020 21.00.00

Jumpsuit ma anche abito e smoking: la tuta couture trasformista di Vanessa Paradis

Tre sarte hanno lavorato 220 ore per realizzare la jumpsuit della collezione Haute Couture AI 2020 2021 che Vanessa Paradis ha indossato al Festival di Deauville. L'attrice, che considera l'alta moda una vera forma d'arte, racconta perché si è innamorata del look: “È come uno smoking e un abito femminile al tempo stesso, è discreto ma anche sensuale”

Credi ci voglia una certa abilità a indossare un capo Haute Couture? E credi che sia stato il tuo rapporto molto stretto con Chanel a fartela acquisire?Credo che per indossare la Haute Couture si debba amarla e rispettarla. Quando indosso un capo Haute Couture mi viene subito in mente quante ore di lavoro hanno impiegato varie persone per realizzare un unico outfit. Un lavoro così meticoloso e delicato… Non voglio dire che non ho rispetto per i capi delle altre collezioni, ma questi abiti sono vere opere d’arte da indossare, ed è incredibile, non puoi fare a meno di restarne affascinato. In un abito Haute Couture moda e abilità artigianale si uniscono, e il nostro fascino aumenta all’istante. Non so se sono un’‘esperta’, ma sono sempre sbalordita.

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La Haute Couture per te è un po’ come un costume di scena?Sì, per certi versi. La Haute Couture mette insieme diverse forme d’arte: ti fa pensare all’opera, al teatro, ma anche ai concerti, anche se abbiamo l’impressione che siano più rock, più pop, la Haute Couture può essere anche questo. E in effetti è quello che ho notato nell’ultima collezione. Gli outfit Haute Couture sono i protagonisti, li guardiamo con grande emozione, ammirazione e sentimento. La Haute Couture è così spettacolare, cinematografica, scenografica…E ruba la scena come nessun’altra linea.

Perché hai scelto proprio questa jumpsuit Haute Couture dal taglio moderno dalla collezione AI 2020/21?È un outfit straordinario perché è molto complesso. Ha carattere. Con le sue code, mi fa pensare a un pianista che si siede sul suo sgabello. I pantaloni hanno un taglio svasato che mi ha fatto subito pensare a David Bowie, che indossava solo costumi di scena straordinari. È come uno smoking e un abito femminile al tempo stesso, è discreto ma anche sensuale, grazie alla schiena scoperta… Non credo di aver mai visto un abito simile prima d’ora. Credo che sia davvero molto originale e multi-gender. È fatto per una donna, per uomo, riflette davvero questa nostra epoca. La nostra epoca a un party molto chic (ride). headtopics.com

Il fatto di essere presidente della giuria ha influenzato questa scelta?Mi sono fatta anche io la stessa domanda: se fossi stata un semplice membro della giuria, avrei scelto questo outfit? E a dire il vero la risposta è sì, perché non credo sia eccessivo. C’è qualcosa di scenografico nella forma e nei dettagli, ma al tempo stesso c’è che di discreto e classico nel tessuto nero che cade alla perfezione.

Conosci Virginie Viard e lavori con lei da molto tempo, cosa ti piace del suo lavoro? Che cosa ha portato alla maison da quando è diventata direttore artistico?Anche se Karl creava per tutte le donne, e per tutte le generazioni, e tutte sognavamo di indossare i sui abiti, ricordo di aver visto la prima collezione disegnata da Virginie e di aver pensato, ecco una donna che veste le donne, e le piace molto farlo. Forse nella scelta dei tessuti c’era qualcosa che Chanel non avrebbe osato prima. Ricordo in particolare un abito giallo acceso e nero, era qualcosa di così nuovo. Ovviamente c’erano sempre i codici della maison Chanel, ma adesso c’è qualcosa che lo collega al qui e ora, e che piace a un pubblico più ampio. L’energia e la attitude delle ragazze è cool e fresca, proprio come Virginie.

Sostieni il lavoro delle maison d’art e dei couturier. Puoi dirci qualcosa del savoir-faire della Haute Couture visto che hai visitato gli atelier personalmente?Ammiro profondamente il loro lavoro, il loro savoir-faire, la concentrazione, il perfezionismo, e il rispetto che hanno per lo stilista e anche per chi alla fine indosserà il capo. Parlano dei capi su cui lavorano come di qualcosa di molto importante, la loro è una passione vera, sono artigiani nel vero senso della parola. Ho amato il film di Loïc Prigent,

Signé Chanel, del 2005. Ti fa innamorare di tutto il team. Chi guarda le sfilate di alta moda o va a un concerto non sempre si rende conto di tutto il lavoro che c’è dietro. Negli atelier di Haute Couture c’è molta delicatezza, ma anche molto parlare schietto! Le sarte sono divertenti, vere, e hanno un talento enorme. Quando sono andata a visitare gli atelier e ho conosciuto le signore che hanno creato il mio abito mi sono commossa. headtopics.com

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Il tuo ricordo più bello della Haute Couture?La prima volta che ho indossato un capo di alta moda per una serata. Erano gli Oscar 2004, era un abito bianco con paillettes argento e vari strati di ruche. Era un abito meraviglioso, ero andata alla sfilata qualche settimana prima e l’avevo scelto allora. Era così chic indossare un vestito di Chanel disegnato da Karl Lagerfeld agli Oscar, che sono un po’ come una sfilata di abiti, uno più spettacolare dell’altro, a volte anche troppo, in effetti. A questo era così chic, così delicato, così francese. Ero molto orgogliosa, e molto emozionata.

Il look Haute Couture più indimenticabile mai indossato?Un abito corto fatto di collane di perle, dalla collezione Lion (il look numero 26 della collezione AI 2010/11). Era davvero fantastico, l’ho indossato per uno shooting con Karl al Petit Trianon di Versailles. Mi aveva chiesto di arrampicarmi su di una statua con quell’abito, che era come un vero gioiello, fu una cosa folle.

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