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Strage di mormoni in Messico, arrestato un sospettato - La Stampa

Aveva con sé due ostaggi nello Stato di Sonora

06/11/2019 12.36.00

Strage di mormoni in Messico, arrestato un sospettato

Aveva con sé due ostaggi nello Stato di Sonora

10:11La polizia messicana ha arrestato una persona sospettata di essere coinvolta nell'attacco contro un gruppo di mormoni in cui sono morte nove persone, tra cui sei bambini: lo riporta la Cnn online, che cita le autorità del Paese. Non si conosce l'identità della persona arrestata, ma l'agenzia ministeriale per le indagini penali (Amic) ha reso noto che al momento della cattura l'individuo aveva con sé due ostaggi legati e imbavagliati nelle colline di Agua Priests, nello Stato di Sonora.

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L'indagato aveva diversi fucili e una grande quantità di munizioni, tra cui un certo numero di armi di grosso calibro, ha dichiarato l'agenzia in una nota pubblicata sulla sua pagina Facebook ufficiale.L'arresto arriva appena un giorno dopo che donne e bambini sono stati brutalmente attaccati da gruppi criminali mentre guidavano vicino al confine tra Stati Uniti e Messico, hanno detto le autorità messicane. Le vittime sembrano essere una setta fondamentalista separata dalla tradizionale Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni.

Tre donne, quattro bambini piccoli e due neonati - tutti con doppio passaporto - sono stati uccisi nei loro veicoli lunedì, secondo un membro della famiglia, Alex LeBaron. Le vittime e gli otto bambini sopravvissuti sono stati aggrediti da gruppi criminali lunedì sera mentre viaggiavano tra gli stati di Sonora e Chihuahua, hanno riferito le autorità messicane. headtopics.com

Il procuratore generale del vicino stato di Chihuahua, Cesar Peniche Espejel, ha confermato martedì l'arresto in un'intervista con la radio messicana Imagen, ma non ha potuto confermare i dettagli del coinvolgimento del sospettato.  Espejel ha dichiarato di ritenere che il cartello “Los Jaguares”, appena formato da un ramo del cartello di Sinaloa, potrebbe essere dietro il massacro. Ma martedì scorso, un funzionario americano ha dichiarato che un cartello rivale chiamato La Línea è sotto controllo per la stessa strage.

«Questi stessi cartelli di Sinaloa, dopo l'arresto di Guzman “El Chapo”, hanno subito frammentazioni», ha aggiunto il procuratore Espejel: «Sono cresciuti vicino al confine con gli Stati Uniti e sono fortemente coinvolti nel traffico di immigrati e in quello della  droga».

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Un mare di fiamme - La StampaA Dresda, dov’è stata proclamata l’emergenza nazismo per l’infittirsi di violenze e manifestazioni razziste a braccia tese, fino a trent’anni fa la Frauenkirche, la Chiesa di Nostra Signora, era rimasta un cumulo di macerie, un monumento della Germania Est comunista alla malvagità dell’Occidente. Nella notte fra il 13 e il 14 febbraio del 1945 il bombardamento degli Alleati risparmiò la Frauenkirche, ma le fiamme entrarono dalle finestre, fecero scempio e dopo qualche giorno, quando la temperatura era scesa dai mille gradi del picco, la chiesa collassò. Quella notte Dresda, una delle più belle città medievali tedesche, venne rasa al suolo da mille e cinquecento tonnellate di bombe esplosive e mille e duecento tonnellate di bombe incendiarie. Più o meno la stessa sorte toccata ad Amburgo, Norimberga, Colonia. Nel 1997 il grande scrittore Winfried Georg Sebald tenne una serie di conferenze sulla poetica di guerra, avventurandosi in un viaggio dall’approdo imprevedibile: le conferenze originarono un libro titolato Storia naturale della distruzione, uscito nel 2001, pochi mesi prima che Sebald morisse in un incidente stradale. Sebald aveva realizzato l’incapacità e più spesso la rinuncia degli scrittori tedeschi non soltanto a raccontare la Shoah, ma anche la conseguente e devastante punizione alla Germania. Tacquero gli scrittori e tutti gli altri. Bisognava tacere e ricostruire. Tacere e ricostruire. Il non voler prendere coscienza fu il presupposto del successo dei tedeschi, disse il poeta Hans Magnus Enzensberger. Che succedeva durante i bombardamenti, Sebald lo raccontò così: «Già un quarto d’ora dopo la caduta delle prime bombe, l’intero spazio aereo divenne un unico mare di fiamme (…) Il fuoco, levandosi in cielo in vampe alte duemila metri, attirava a sé l’ossigeno con una violenza tale che le correnti d’aria raggiunsero la forza di uragani (…) Giunta al culmine, la tempesta prese a sollevare i cornicioni e i tetti delle case, sradicò alberi e trascinò con sé es