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Salone del Libro, Sandro Veronesi: «Perché è giusto andare a Torino»

Veronesi: «Perché è giusto andare al Salone del Libro»

07/05/2019 09.33.00

Veronesi: «Perché è giusto andare al Salone del Libro»

«Spetta alla giustizia esprimersi, ma ora parli». Lo scrittore interviene sulle polemiche legate alla presenza al Salone del Libro di Altaforte, editore vicino a CasaPound

shadowStampaEmailLa XII Disposizione della Costituzione italiana, detta «transitoria» ma ormai anche «finale», recita: «È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista». («Sotto qualsiasi forma» è il passaggio chiave). La Legge Scelba, del 1952, sanziona col carcere da 18 mesi a quattro anni la ricostituzione del suddetto partito fascista nonché l’apologia del fascismo, la denigrazione dei valori della Resistenza e i metodi razzisti.

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Io partirei da qui. Finché saranno in vigore quella Disposizione e quegli articoli di leggesarà compito della magistratura e della Corte costituzionale individuarne la violazione e decidere di conseguenza. Poi si può manifestare, protestare e organizzare dimostrazioni di piazza per sostenere e rinforzare questi valori fondanti del nostro ordinamento, soprattutto in tempi, come l’attuale, nei quali essi sembrano sotto minaccia: ma chiedere agli autori di disertare il Salone del Libro di Torino perché tra gli editori presenti ce n’è uno che appartiene alla galassia del neofascismo italiano è un errore. Certo, le decisioni individuali sono insindacabili e non è nemmeno il caso di discuterle: esse però, per quanto sacrosante, devono rimanere fuori dal conto. E il punto importante è che un conto deve esserci, e deve essere presentato dagli organi competenti, e riguarda quali doveri e quali diritti si hanno, come cittadini italiani obbedienti al dettato costituzionale, e dunque democratici e antifascisti, dinanzi a tutte le manifestazioni politiche, culturali e comportamentali che ostentino una sospetta contiguità con il fascismo, i suoi fini, i suoi metodi e i suoi miti.

Io andrò al Salone a presentare un libro scritto da Elena Stancanellie nato proprio dalla necessità di contrastare alcune di quelle manifestazioni sospette — fatti reali, non discorsi, che nella fattispecie producono centinaia di morti a poche miglia dalle nostre coste. Presentare quel libro per me equivale a chiedere ancora una volta l’intervento di un arbitro che interrompa l’ottuso soliloquio di un figurante in divisa e stabilisca cosa si può dire e cosa non si può dire, e soprattutto cosa si può fare e cosa non si può fare, nel nostro Paese fondato sui valori della Resistenza. Tutte quelle rune, quei saluti romani, quei richiami al ventennio o direttamente a Mussolini, tutte quelle differenze di trattamento delle persone a seconda della loro provenienza, della loro religione e del colore della loro pelle, sono compatibili con la XII Disposizione della Costituzione e con la legge Scelba? Se gli organi competenti (che non sono gli elettori) ci diranno di sì, vorrà dire che sopporteremo quel ciarpame e lo combatteremo con gli strumenti della cultura e della democrazia; ma se per caso venisse fuori che no, che non sono compatibili, allora avremmo il diritto di vedere bonificata la nostra società da queste infestazioni. Come? Lo dicono la Costituzione e il codice penale: lo scioglimento, l’arresto, la detenzione. Sarebbe anche l’ora di finirla di giocare a nascondino, vigliaccamente, con queste faccende: sei fascista? Abbi il coraggio di dirlo e di consegnarti al tuo martirio; sei uno Stato democratico? Smetti di chiudere un occhio, o entrambi, dinanzi a questa questione, che è fondante. Arbitri, ci siete? Diteci come dobbiamo comportarci con questa gente. Non lasciate questo vuoto attorno al neo-fascismo che monta. Colmatelo con le decisioni che tutti, poi, saremo tenuti a rispettare. Altrimenti, accade che per pura frustrazione le persone per bene comincino a segare il ramo sul quale sono sedute. Accade che autori importanti e rappresentativi evitino di partecipare a una manifestazione culturale, senza con ciò recare il minimo danno a chi minaccia la libertà loro e di tutti. Accade che attorno a questa loro decisione si sprigioni una polemica arida e umiliante, che anziché affrontare la vera questione (il fascismo, se ci sia o no il pericolo di una sua recrudescenza) rinverdisca per l’ennesima volta la stucchevole tradizione della lotta intestina nella sinistra. headtopics.com

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