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Rivoluzione smart-working: il capufficio è da mettere in naftalina

Lo smart-working ci ha insegnato un nuovo modo di lavorare

21/10/2021 14.01.00

Lo smart-working ci ha insegnato un nuovo modo di lavorare

Lo smart-working ha indubbiamente costituito un importante cambiamento culturale che ha insegnato alle persone un nuovo modo di lavorare

Ogni rivoluzione scrive il futuro, ma non cancella il passato.Quando accade vi è sempre chi dalle esperienze passate non vorrebbe mai allontanarsi e quando si trova davanti a cambiamenti drastici vorrebbe tornare indietro. Tuttavia, in certi casi, che ci piaccia o meno,

tornare indietro non è possibilee l’unica cosa che possiamo fare è abbracciare il cambiamento ed entrare nel «qui e ora».Una delle «rivoluzioni» più significative coinvolge certamenteil mondo del lavoro. Milioni di italiani si sono ritrovati a lavorare da casa, in uno spazio nuovo, lontano dai colleghi e dai luoghi abituali legati alla loro professione. Lo

smart-workingha indubbiamente costituito un importante cambiamento culturale che ha insegnato alle persone un nuovo modo di lavorare in autonomia.Lavorando da casa, gli italiani hanno imparato a gestire al meglio le proprie giornate, con non poche difficoltà, conciliando gli impegni professionali con la vita privata. Lo smart-working ha perciò consentito, anche se inizialmente con qualche perplessità, alle aziende e ai propri collaboratori di trovare headtopics.com

un buonwork-life balancegrazie a una modalità di lavoro flessibile e compatibile sia con gli obiettivi di business che di benessere personale.La transizione passa inoltre da una nuova cultura aziendale, da una revisione dell’organizzazione interna dell’azienda e un nuovo insieme di valori condivisi. Oggi, tra i capisaldi della cultura aziendale c’è lo

human touch, ovvero il contatto umano. Per gestire questa nuova fase, i leader devono tener conto del nuovo modo di fruire il lavoro, assicurando il proprio supporto ovviando alla mancanza di socialità dell’ufficio ma allo stesso tempo devono stare attenti a non cadere nell’ansia da controllo, tipica dei capi vecchio stile, i «capufficio» da fiato sul collo, figure ormai davvero da mettere in naftalina.

Tra le questioni aperte, si inserisce anche quella del green pass, solo la punta dell’iceberg di questa complessafase di transizione, una questione su cui le aziende e chi le coordina sono chiamati a fare chiarezza e a gestire nel miglior modo possibile eventuali dubbi, incertezze e paure dei dipendenti.

L’empowermentdelle persone e i people management skill sono, infatti, fondamentali per trovare nuove forme in grado di coniugare il lavoro a distanza con quello in presenza. In questo senso, uno strumento utile, sperimentato molto nella fase di smart working emergenziale, è la creazione di headtopics.com

team virtuali, costituiti da persone distanti fisicamente, temporalmente o strutturalmente che interagiscono tra loro al fine di realizzare un obiettivo comune e che sono collegate grazie all’uso di un’interfaccia tecnologica. Dagli studi manageriali e dalle nostre attività di executive coaching, infatti, emergono temi nuovi su come si risolve l’apparente contraddizione dei due termini «team» e «virtuale»: come si crea un team virtuale efficiente, quali sono i nuovi modelli di leadership, come si definiscono gli obiettivi e come si misurano i risultati, come si genera fiducia e come si struttura efficacemente la comunicazione.

Un tip utile per la leadership virtuale? L’engagement del team è fondamentale, bisogna usare non soltanto la comunicazione sincronica dei meeting su Teams e Zoom, ma anche la comunicazione asincronica, esempio registrare un minivideo e inviarlo su Whatsapp, o coinvolgere i sensi del proprio team utilizzando video nelle riunioni, suoni, immagini, che li stimolino. Insomma, bisogna evitare il piattume con tutte le proprie forze, e attivare

l’emozionalità.Il risultato finale è l’impossibilità di tornare indietro. La crisi innescata dal Covid 19 è stata, nella sua estrema durezza, una grande lezione per tutti. I leader del futuro non devono pensare al passato e rintanarsi nelle certezze di prima ma devono comprendere che l’essenza della forza manageriale risiede proprio nella capacità di cavalcare l’inaspettato e di uscire dalla comfort zone, dal “si è sempre fatto così”.

La leadership comincia alla fine della propria comfort zone: è utile in questo senso fare un esercizio che chiamo «pre-mortem», fare un esercizio di pensiero dove pensi a una attività, la immagini già finita, è andata male e ti chiedi «cosa è andato storto?». L’esercizio di pensiero «premortem» è un ottimo modo per esplicitare le proprie paure, quelle che ci trattengono nella comfort zone, che ci «frega», e ci aiuta a prepararci per superarle. headtopics.com

La verità è che oggi vince solo chi sa capitalizzare al meglio quello che ha imparato da questi due anni così duri, chi accetta la sfida e guarda avanti per costruire un futuro migliore, non solo lavorativo.*Roberto D'Incau, Founder&CEO, Lang&Partners Younique Human Solutions

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