Quando 30 anni fa Voltaggio si innamorò del Costarica ma pretese l’affitto del campo d’allenamento

Quando 30 anni fa Voltaggio si innamorò del Costarica ma pretese l’affitto del campo d’allenamento

23/05/2020 11.23.00

Quando 30 anni fa Voltaggio si innamorò del Costarica ma pretese l’affitto del campo d’allenamento

I semiprofessionisti guidati dal guru Milutinovic che parteciparono ai Mondiali di calcio di Italia 90, scelsero il paese in Piemonte al confine con la Liguria come ritiro

10:05VOLTAGGIO. Trent’anni fa il Costarica in Val Lemme per preparare i Mondiali di Italia 90. Furono giorni magici, con tanta gente ad assistere agli allenamenti e alle amichevoli a Voltaggio, o a chiedere autografi a giocatori semisconosciuti, che sarebbero però stati capaci di eliminare Svezia e Scozia (nel girone c’era anche il Brasile) e di approdare agli ottavi di finale.

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Curiosamente, anche una squadra che stava per esordire in una rassegna iridata non sfuggì alla regola ferrea di Voltaggio, cioè «versare l’affitto del campo per il numero delle sedute di allenamento svolte - ricorda Giuseppe Benasso, oggi sindaco e figlio di Giovanni, all’epoca presidente della polisportiva che gestiva l’impianto -. Non si poteva derogare e così fu anche per i centroamericani, anche se credo che quel costo se lo fosse accollato il comitato organizzatore. Ma a papà interessava che si pagasse, non chi dovesse farlo. Quei soldi li aveva chiesti nel passato ai team che erano venuti ad allenarsi da noi come Genoa o Sampdoria, altrettanto fece in quell’occasione».

Il Costarica arrivò alle 2 della notte tra il 22 e il 23 maggio all’Hotel Leon d’Oro di Fraconalto: calciatori assonnati e quasi increduli nel vedere che a quell’ora c’era una folla notevole di sportivi e giornalisti. Loro erano semi-professionisti, molto giovani e spensierati ma non sprovveduti. Il tecnico era Bora Milutinovic, uno dei giramondo delle panchine, che dove ha allenato ha lasciato il segno: «Lo ricordo severo ma competente - aggiunge Benasso -. Pretendeva impegno, rispetto e disciplina: una volta i calciatori gli chiesero due ore di libertà e si narra che le avessero passate ai tavoli del ristorante Pian dei Grilli, a mangiare piatti locali per trasgredire alla dieta ferrea imposta dal Ct». headtopics.com

Boran Milutinovic, l'allora mister del CostaricaI «Ticos» (questo il nomignolo della squadra) alloggiavano appunto al Leon d’Oro, che oggi è chiuso: «Un albergo costruito come atto d’amore di un imprenditore ligure verso sua moglie - spiega ancora Benasso -. Il Costarica lo scelse per la vicinanza con Genova e il clima fresco, oltre che per la tranquillità e le strutture sportive adeguate, un mix vincente». Per Voltaggio, l’aria delle «notti magiche» fu inebriante: tanti ragazzi del paese erano sempre presenti a incitare la squadra che ricambiava l’affetto a fine allenamento mischiandosi fra i tifosi, consumando bibite come normali turisti al vicino bar della Pro loco e partecipando a molti dei tanti eventi che la Val Lemme aveva organizzato.

Visite al forte di Gavi, degustazioni di Cortese e amaretti, partite di volley contro la formazione femminile di Novi, l’unico «no» secco del Commissario tecnico fu quello di una serata in discoteca. Due le amichevoli giocate in una settimana, un 2-2 contro l’Inter di Trapattoni, depauperata dei tanti nazionali, e un successo per 2-1 sul Libarna, in quegli anni una della corazzate della serie D. Match con un migliaio di persone, seguiti in diretta dalla radio nazionale del Costarica che mandò in Italia con la squadra un suo giornalista, Mario McGregor. In epoca quasi pionieristica, senza i cellula

ri, lui per trasmettere in diretta gli incontri si posizionava sul tetto di un villino limitrofo al campo.Quella squadra conquistò la simpatia di una valle che si trasferì in massa a Marassi per tifare nelle vittoriose partita contro la Scozia e la Svezia: «Eravamo in tanti quel giorno a Genova a sostenere Cayasso, Jara, Medford e gli altri giocatori, era doveroso vista la simpatia dei nostri ospiti», ricorda Luigi Repetto uno dei tanti ragazzi che allora seguivano da vicino il Costarica. Quando i «Ticos» scesero al Delle Alpi di Torino contro il Brasile, indossarono una maglia inedita con i colori bianconeri: Milutinovic, dopo avere reso omaggio al Grande Torino, pensò di usare maglie simili a quelle della Juve per conquistare i torinesi di fede bianconera.

Voltaggio e la Val Lemme riuscirono a conquistare il Costa Rica prima di esserne a loro volta conquistati, come sostiene ancora Benasso: «Un pool di imprenditori capeggiati da Tarcisio Persegona e Vittorio Guido, allora presidente della Cassa di Rispermio, curarono i dettagli e la passione della valle fece il resto. D’altra parte, a Voltaggio fin dai primi Anni ’70 si organizzava una gara di atletica a carattere nazionale che richiamava i migliori specialisti, futuri campioni olimpici. Per realizzarla c’era un gruppo di aziende locali che copriva le spese, una formula che servì anche per Italia ‘90». headtopics.com

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