Politici imprevidenti di fronte alle catastrofi? C’è del metodo in questa follia

Politici imprevidenti di fronte alle catastrofi? C’è del metodo in questa follia

29/01/2022 12.18.00

Politici imprevidenti di fronte alle catastrofi? C’è del metodo in questa follia

Lo storico Niall Ferguson: prevenire i problemi è costoso e crea malcontento. Se poi riesci a evitarli nessuno te ne dà merito, e allora conviene far finta di …

LUIGI GRASSIAModificato il: 29 Gennaio 20223 minuti di letturaCamion militari trasportano al cimitero le vittime mietute dal coronavirus nella fase più acuta della pandemia a Bergamo. L'Italia e il resto del mondo si sono fatti trovare impreparati di fronte al Covid, e c'è da temere che lo saranno anche con le future emergenze, sanitarie o di altro tipo. E purtroppo ci sono ragioni strutturali per cui questo succede

 (lapresse)Ma perché i leader delle nazionali sono quasi sempre imprevidenti? Perché si fanno cogliere di sorpresa dagli eventi, anche quando sono prevedibili e previsti, e si lasciano scivolare con inerzia nelle catastrofi politiche, militari, economiche o sanitarie?

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Quirinale, l'asse tra 'nemici': intesa Salvini-Conte dietro alla donna al Colle. Come ci si arriva, cosa rischiano i due leaderElisabettaBelloni al Quirinale2022? La possibile svolta grazie all'impensabile asse tra Salvini e Conte. Ma il percorso è pericoloso: ecco tutte le trappole L'odiato Renzi li manderà a sbattere. Mi spiace, ma il traditore incallito provocherà l'ennesimo disastro.

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Pierdante Piccioni: “Sono io il vero ‘Doc’. Anzi, siamo tutti noi”L'intervista al medico che ha ispirato la fortunata serie di RaiUno DOCNelleTueMani2 RaiUno

Lo storico Niall Ferguson: prevenire i problemi è costoso e crea malcontento. Se poi riesci a evitarli nessuno te ne dà merito, e allora conviene far finta di niente LUIGI GRASSIA Modificato il: 29 Gennaio 2022 3 minuti di lettura Camion militari trasportano al cimitero le vittime mietute dal coronavirus nella fase più acuta della pandemia a Bergamo. L'Italia e il resto del mondo si sono fatti trovare impreparati di fronte al Covid, e c'è da temere che lo saranno anche con le future emergenze, sanitarie o di altro tipo. E purtroppo ci sono ragioni strutturali per cui questo succede  (lapresse) Ma perché i leader delle nazionali sono quasi sempre imprevidenti? Perché si fanno cogliere di sorpresa dagli eventi, anche quando sono prevedibili e previsti, e si lasciano scivolare con inerzia nelle catastrofi politiche, militari, economiche o sanitarie? Qualche mese fa Angela Merkel confessò, riferendosi a un esempio pratico e tragico, in che modo i politici, compresa lei, rischiano di essere ingabbiati dalla contingenza: il popolo tedesco, ha detto la Cancelliera, si è ostinato a lungo a considerare il Covid come qualcosa che riguardava poco o nulla la Germania, visto che le notizie di cronaca sulla pandemia arrivavano quasi tutte dall’estero e poco dall’interno dei confini, finché le immagini traumatiche dei camion militari con i morti di Bergamo non hanno aperto gli occhi ai tedeschi, convincendoli a prendere misure di emergenza in Germania e di solidarietà con l’Italia e gli altri Paesi. Merkel ha tratto da questa esperienza considerazioni generali piuttosto amare: non si riesce a mobilitare l’opinione pubblica su un problema finché questo non diventa gravissimo e urgente, e a volte è troppo tardi. Tale lezione è resa ancora più generale, con ricchezza di dettagli storici, da un libro di Niall Ferguson appena tradotto e pubblicato in Italia, Catastrofi. Una lezione per l’Occidente (Mondadori, 516 pagine, 35 euro). “Questo – scrive Ferguson – non è un resoconto della nostra sconcertante peste postmoderna, ma una storia generale delle catastrofi, non soltanto delle pandemie ma di tutti i disastri, da quelli geologici (terremoti) a quelli geopolitici (guerre), da quelli biologici (pandemie) a quelli tecnologici (incidenti nucleari). Sfortunatamente, il nostro cervello non si è evoluto in modi che ci consentano di comprendere o tollerare un mondo di cigni neri, re dragoni, complessità e caos (...) I politici ben raramente ricercano la competenza degli esperti (...) e tale competenza, se scomoda, viene scartata piuttosto facilmente”. Lo storico britannico individua cinque motivi fondamentali di negligenza politica nel campo della preparazione ai disastri e dell’attenuazione della loro gravità: incapacità di imparare dalla storia; mancanza di immaginazione; tendenza a combattere soltanto la guerra o la crisi più recente; sottovalutazione della minaccia; procrastinazione, o attesa di una certezza che non arriva mai. E’ quello che Henry Kissinger, uno dei maestri di Ferguson, definisce “il problema della congettura”: prevenire il rischio di catastrofi comporta, per i leader politici, molto costi e poche prospettive di lode, perché se la catastrofe viene evitata, nessuno ci fa caso e nessuno ne rende merito al leader previdente; a cui invece si fa carico, eccome, dei costi e dei fastidi delle misure di prevenzione. Perciò la strategia più conveniente per un politico sembra spesso essere: “Lasciamo correre gli eventi, incrociamo le dita e speriamo che vada tutto bene, poi se invece va male urliamo che c’è un’emergenza e servono misure straordinarie”. Se questo è vero, la storia rischia di non essere magistra vitae: anche quando impartisce moniti chiari, le sue lezioni vengono facilmente lasciare cadere, perché applicarle sarebbe costoso, complicato e politicamente non remunerativo. C’è da scommettere che anche di fronte alla prossima grave crisi, sanitaria o di altro tipo, ci faremo trovare impreparati come di fronte al coronavirus. Ma sarebbe troppo comodo, un grave errore secondo Ferguson, puntare il dito solo contro i leader politici imprevidenti o poco coraggiosi nel fare le cose necessarie: i loro popoli non sono affatto da assolvere, perché il problema sta proprio nel nesso fra i leader e l’opinione pubblica, un’opinione pubblica troppo spesso responsabile di non capire, o peggio ancora di non voler capire, quello che deve essere fatto. La massa tende a non capirlo prima che la catastrofe arrivi, e una consistente minoranza si rifiuta di capirlo anche dopo. “L’ascesa di Internet – constata Ferguson – ha notevolmente aumentato la diffusione di informazioni false e fuorvianti, tanto che si potrebbe parlare di una duplice epidemia: una causata da un virus biologico e un’altra scatenata da ancora più contagiosi travisamenti e falsità virali”. Punto e a capo. Ma adesso volgiamo lo sguardo a una catastrofe ancora più spaventosa del Covid che l’umanità si è evitata. Immaginate che cosa sarebbe successo se la dissoluzione dell’Urss nel 1991 fosse avvenuta come quella della Jugoslavia, cioè in un caos sanguinoso, tutti contro tutti, ma con 30 mila testate atomiche sparpagliate sul territorio sovietico, col rischio che chiunque se ne appropriasse e le usasse. Dobbiamo ringraziare i dirigenti sovietici, quelli politici e quelli militari, di essersi fatti liquidare senza reazioni estreme, ma a essere cinici si può notare che c’è stato un valido lubrificante in quella transizione: a migliaia di loro è stata offerta una via d’uscita facile, un’assoluta impunità e anzi la possibilità di appropriarsi di una parte consistente delle ricchezze pubbliche. Si è lamentata all’infinito, e a ragione, la corruzione del sistema che ne è nato in Russia e nelle altre repubbliche ex sovietiche, tuttavia comprare l’acquiescenza di una classe dirigente da liquidare può essere il male minore. Molto minore. Leggi i commenti