Oj Simpson Paolo Beltramin Nicole Brown Ron Goldman Robert Shapiro Robert Kardashian Kim Kardashian

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O. J. Simpson, i delitti e la nuova vita Adesso si diverte come star di Twitter

Proprio come cinquant’anni fa, quando divenne la prima star afroamericana a fare la campagna pubblicitaria di un prodotto di lusso, la Chevrolet...

06/07/2019 18.01.00

Su 7Corriere la nuova vita di TheRealOJ32, l'ex star del football condannata e poi assolta per l'omicidio della moglie| «È arrivato il momento di regolare un po’ di conti. Per troppo tempo la gente ha potuto dire quello che voleva su di me».

Proprio come cinquant’anni fa, quando divenne la prima star afroamericana a fare la campagna pubblicitaria di un prodotto di lusso, la Chevrolet...

«Cento per cento non colpevole»Quando il 17 giugno due agenti di polizia suonano il campanello per arrestarlo, avviene la scena forse più sbalorditiva di questa tragedia travestita da farsa: Simpson esce dalla porta sul retro, monta sulla sua Ford Bronco bianca e scappa. Con sé ha una pistola, il passaporto e 8.700 dollari in contanti. La sua fuga di 9 ore attraverso le tentacolari highways di Los Angeles, inseguito da una ventina di volanti e otto elicotteri, viene trasmessa in diretta da tutti i network al posto della finale Nba. Scelta vincente: 95 milioni di spettatori rimangono incollati davanti alla tv, cinque volte più di quanti seguiranno l’episodio finale del «Trono di Spade».

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Ma lo spettacolo è appena cominciato. Quando si alza il sipario del processo e il giudice gli fa la domanda di rito: l’imputato si dichiara colpevole o innocente?, lui lo guarda deciso e risponde a ritmo di rap: «Assolutamente, cento per cento, non colpevole». E la giuria, composta in maggioranza da afroamericani, gli darà ragione.

Un regolamento di contiLa verità è che anche 25 anni dopo il duplice omicidio, tutta questa storia sembra ancora un romanzo scritto male, che nessun lettore potrebbe considerare verosimile. Almeno senza ricordarne un’altra, di storia, cominciata pochi anni prima, la notte del 3 marzo 1991, quando un passante aveva filmato per caso il sanguinoso pestaggio del tassista nero, Rodney King, da parte di un gruppo di agenti della polizia di Los Angeles. La vittima era stata fermata per un banale eccesso di velocità. Gli aggressori, dopo un processo farsa, erano finiti tutti assolti. Ma il verdetto aveva scatenato una rivolta lunga settimane che aveva provocato 63 morti, oltre duemila feriti e 12 mila arresti. Anche se il miliardario Simpson viveva giocando a golf con i suoi amici bianchi di Brentwood, non avrebbe mai messo piede nel ghetto e amava dire: «Io non sono nero, io sono O. J.», la sua assoluzione fu un modo per «pareggiare i conti», in una città devastata da decenni di odio razziale. headtopics.com

Una gita a Las VegasDue anni dopo, un altro colpo di scena. Simpson viene condannato in sede civile a versare 33,5 milioni di dollari di danni alle famiglie delle vittime: è l’occasione per riparare almeno in piccola parte l’ingiustizia. Rimasto senza soldi dopo aver già pagato decine di milioni ai suoi avvocati, O. J. viene sfrattato dalla sua magione e tutte le sue proprietà finiscono all’asta. Compresi i trofei sportivi, ai quali è legato in modo ossessivo.

Passano altri dieci anni, il «non colpevole» O. J. si trova a Las Vegas per un matrimonio. Viene a sapere che in zona ci sono due commercianti che sostengono di avere alcuni dei suoi memorabilia: maglie autografate, coppe placcate e pure una foto autografata in cui è insieme al mitologico capo dell’Fbi J. Edgar Hoover. Subito gli scatta in testa un desiderio incontrollabile. Due giorni dopo viene arrestato per rapina a mano armata e tentato sequestro di persona. In tribunale dirà di aver voluto riprendersi quello che già gli apparteneva, invece è la giustizia a prendersi un’altra rivincita: viene spedito in un carcere del Nevada con una condanna in primo grado a 33 anni.

I selfie sulla StripDopo nove, nell’ottobre del 2017, esce in libertà vigilata. Da allora ha tenuto un profilo molto basso, almeno fino al debutto su Twitter. Giura che non parlerà mai più del passato: «Ci concentriamo sulle cose positive». I familiari delle vittime, però, sono devastati: «È incredibile, vive questa vita pomposa, a Las Vegas è venerato», si sfoga la sorella di Ronald, Kim Goldman, in una recente intervista alla Abc. E in effetti, nell’ennesima distorsione della società dello spettacolo, Simpson oggi non può fare due passi sulla Strip, tra gli alberghi e i casinò, senza essere fermato dai turisti che vogliono un selfie con lui.

Come è andato a finire il «dream team»Anche gli altri protagonisti del processo, in questi 25 anni, hanno avuto vite che meritano di essere raccontate. Robert Shapiro, già difensore di Linda Lovelace e del figlio di Marlon Brando, e capo del «dream team», il pool di avvocati più costoso della storia d’America, con l’assoluzione di O. J. Simpson ha toccato la vetta della sua carriera. A 76 anni, è ancora considerato tra i più brillanti penalisti di Los Angeles: tra i suoi clienti ci sono Eva Longoria e Lindsey Lohan. Dal 2005 è molto impegnato anche nella fondazione che ha creato per aiutare gli adolescenti a uscire dalla tossicodipendenza, dedicata a suo figlio Brent, morto di overdose. headtopics.com

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F. Lee Bailey, l’altra star del dream team, e già difensore di Patty Hearst, uno che volava su jet privati e aveva recitato la parte di se stesso in un film, nel 2003 è stato radiato dall’albo degli avvocati per condotta contraria ai principi della professione. Oggi ha 86 anni, e dopo aver fatto bancarotta vive con una parrucchiera in un monolocale nel paesino di Yarmouth, in Maine, e lavora come «consulente d’affari» sopra il negozio di lei.

Leggi ancheKalinka, 14 anni, violentata e uccisa. E papà rapì il killer «per giustizia»Perdenti di successoMarcia Clark, capo dell’accusa, responsabile di una serie di errori a dir poco sconcertanti, dalla scelta della giuria al rapporto schizofrenico con i media, dopo l’assoluzione di O. J. si è dimessa dalla magistratura. Per il suo libro di memorie «Without a doubt», «Senza alcun dubbio» (sic), è stata pagata 4,2 milioni di dollari. Oggi è una affermata scrittrice di gialli; nella serie che potete guardare su Netflix, «The People vs O. J. Simpson», viene ritratta come una specie di eroina senza macchia, vittima dello stress e della cattiva sorte.

Ma il primo responsabile del fallimento dell’inchiesta resta Mark Furhnam, il detective che raccolse le prove sul luogo del delitto e che si scoprì poi essere un razzista convinto, oltre che collezionista di cimeli del Terzo Reich. Per aver mentito in aula ha patteggiato tre anni ed è stato cacciato dalla polizia. Anche lui ha scritto un best seller sul caso ed è diventato un ospite fisso di Fox News, il network conservatore che sostiene Donald Trump.

Robert Kardashian, il migliore amico di Simpson che gli è rimasto accanto ogni giorno per tutto il processo, è morto nel 2003, a 59 anni, per un cancro all’esofago. Non ha fatto in tempo a vedere la sua ex moglie Kris e i loro quattro figli, Kourtney, Kim, Khloe e Rob, conquistare un successo internazionale grazie al reality show «Al passo con i Kardashian», che va in onda ininterrottamente da sedici anni. Oggi su Twitter Kim Kardashian ha 61 milioni di follower, proprio quanti il presidente degli Stati Uniti. O. J. è il suo padrino di battesimo. headtopics.com

6 luglio 2019 (modifica il 6 luglio 2019 | 13:58) Leggi di più: Corriere della Sera »

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7Corriere TheRealOJ32 Secondo me i giudici italiani considerano la sua storia come perfetto modello di giustizia 7Corriere TheRealOJ32 what money can do !!?!? 7Corriere TheRealOJ32 Caro Corriere è il contrario.. Prima fu assolto a livello penale dall'accusa di omicidio We poi condannato in sede civile al risarcimento danni alla famiglia della moglie.. Siete messi un po' male.

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