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Morgan Stanley compra E*Trade, ma è davvero un buon affare? - La Stampa

Morgan Stanley compra E*Trade, ma è davvero un buon affare?

20/02/2020 20.52.00

Morgan Stanley compra E*Trade, ma è davvero un buon affare?

La maggiore operazione bancaria avvenuta negli Stati Uniti dalla crisi dei mutui subprime a oggi è conclusa. La banca statunitense Morgan Stanley, una delle regine di Wall Street, ha deciso di comprare la più importante società americana di trading online, E*Trade, per 13 miliardi di dollari. Una mossa che segue la scelta di Goldman Sachs di entrare nel mercato delle banche online e la fusione tra due altri colossi, Charles Schwab e TD Ameritrade. Non è poco, tuttavia, lo scetticismo legato all’iniziativa della società guidata da James Gorman. Negli ultimi dieci anni, infatti, sono mutate in modo radicale le tendenze d’investimento degli statunitensi. E non è scontato che la rotta s’inverta a breve. Prima dell’accordo tra Morgan Stanley e E*Trade, a livello di impatto mediatico e finanziario, ci fu solo la fusione tra Bank of America e Merrill Lynch, operativa dal primo gennaio 2009. Erano però altri tempi e altre fattispecie. L’implosione del mercato dei mutui subprime, iniziata nella primavera del 2007 e poi deflagrata l’anno successivo, aveva indebolito gli istituti di credito americani, fino a coniare un concetto poi divenuto di uso comune, quello del “Too big to fail”, entità troppo grandi per fallire. Si fermò il commercio, rallentò l’economia e gli attori di questa parte di mondo dovettero fare i conti con una nuova normalità. Per sopravvivere, Bank of America e Merrill Lynch decisero di unirsi. Ma oggi, a distanza di 10 anni dalla fase più nera di Wall Street, le condizioni sono cambiate. La digitalizzazione è giunta a regime e quasi ogni nostro passaggio quotidiano contempla l’interazione con un oggetto collegato o collegabile a internet. La naturale conseguenza di ciò è che anche Wall Street ha dovuto adeguarsi. Meno snobismo, più apertura verso i clienti con possibilità minori rispetto al (recente) passato. Una mossa obbligata, ma che non tutti hanno colto con la stessa velocità. Wells Fargo e Citi sono state tra le prime, seguite da J.P.Morgan che ha inf

18:02La maggiore operazione bancaria avvenuta negli Stati Uniti dalla crisi dei mutui subprime a oggi è conclusa. La banca statunitense Morgan Stanley, una delle regine di Wall Street, ha deciso di comprare la più importante società americana di trading online, E*Trade, per 13 miliardi di dollari. Una mossa che segue la scelta di Goldman Sachs di entrare nel mercato delle banche online e la fusione tra due altri colossi, Charles Schwab e TD Ameritrade. Non è poco, tuttavia, lo scetticismo legato all’iniziativa della società guidata da James Gorman. Negli ultimi dieci anni, infatti, sono mutate in modo radicale le tendenze d’investimento degli statunitensi. E non è scontato che la rotta s’inverta a breve.

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Prima dell’accordo tra Morgan Stanley e E*Trade, a livello di impatto mediatico e finanziario, ci fu solo la fusione tra Bank of America e Merrill Lynch, operativa dal primo gennaio 2009. Erano però altri tempi e altre fattispecie. L’implosione del mercato dei mutui subprime, iniziata nella primavera del 2007 e poi deflagrata l’anno successivo, aveva indebolito gli istituti di credito americani, fino a coniare un concetto poi divenuto di uso comune, quello del “Too big to fail”, entità troppo grandi per fallire. Si fermò il commercio, rallentò l’economia e gli attori di questa parte di mondo dovettero fare i conti con una nuova normalità. Per sopravvivere, Bank of America e Merrill Lynch decisero di unirsi. Ma oggi, a distanza di 10 anni dalla fase più nera di Wall Street, le condizioni sono cambiate. La digitalizzazione è giunta a regime e quasi ogni nostro passaggio quotidiano contempla l’interazione con un oggetto collegato o collegabile a internet.

La naturale conseguenza di ciò è che anche Wall Street ha dovuto adeguarsi. Meno snobismo, più apertura verso i clienti con possibilità minori rispetto al (recente) passato. Una mossa obbligata, ma che non tutti hanno colto con la stessa velocità. Wells Fargo e Citi sono state tra le prime, seguite da J.P.Morgan che ha infatti optato per fondersi con Chase, aprendosi al mercato dei “current account”, ovvero i conti correnti per le spese di tutti i giorni. Poi, è arrivata Goldman Sachs. Quella che è considerata ancora oggi la regina di Wall Street è entrata nel mercato delle carte di credito per consumatori tramite Apple, e il prossimo passo sarà quello dei conti online. All’appello mancava dunque solo la banca di Gorman, che però ha scelto una via diversa. headtopics.com

L’acquisto di E*Trade non sarà indolore. La valutazione di Morgan Stanley è di 1,0432 azioni proprietarie per ogni azione di E*Trade, ovvero 58,74 dollari per azione. Il tutto per una società con 5,2 milioni di conti aperti, che non sempre equivalgono a clienti attivi, e circa 360 miliardi di dollari di asset. Lo scorso due ottobre, il titolo di E*Trade era negoziato a 35,20 dollari, poi è risalito oltre quota 40 da inizio anno e, dopo l’annuncio di Morgan Stanley, è andato a posizionarsi in linea con l’offerta di acquisto, intorno ai 57 dollari. Ciò che in primis deve preoccupare sono gli utili derivanti dalle commissioni. Nel quarto trimestre dell’anno sono calati del 55% su base annua, passando da 270 milioni di dollari (1,06 dollari per azione) a 172 milioni (0,76 dollari per azione). Allo stesso tempo, i ricavi sono scesi a quota 679 milioni di dollari rispetto ai 735 dello stesso trimestre del 2018. E il motivo è da ricercarsi nel cambiamento strutturale di come i soldi vengono investiti dalle nuove generazioni.

Il maggiore problema dell’accordo tra Morgan Stanley e E*Trade consiste infatti nelle mutate abitudini d’investimento degli americani. Lo spartiacque è rappresentato dal collasso di Lehman Brothers, la quarta banca statunitense, avvenuto il 15 settembre 2008. Prima, il trading online era una consuetudine comune, secondo i dati del Pew Research Center di Washington, DC. Dopo, complice la recessione e la distruzione di ricchezza da essa derivata, i risparmiatori hanno avuto vincoli di bilancio più stringenti. E ciò che potevano risparmiare, hanno deciso di allocarlo in strumenti previdenziali complementari. Come i piani integrativi rispetto al classico programma pensionistico 401(k) offerto da molte imprese americane per traghettare il lavoratore verso una pensione degna di nota. La paura di un futuro incerto, la volatilità dei mercati azionari e l’innovazione portata dalle valute digitali come Bitcoin, Ethereum, Litecoin e Ripple hanno quindi indotto i ventenni e trentenni a utilizzare strumenti alternativi a quelli bancari tradizionali.

Ciò che continua a essere in voga sono infatti le tecnologie meno legate ai grandi marchi dell’universo bancario di Wall Street. Meglio le startup della Bay Area di San Francisco che i giganti bancari di Manhattan? Per millennial e generazione Z, si. Complice l’onda lunga di #OccupyWallStreet, il movimento di protesta post Lehman Brothers, e della giovane attivista svedese Greta Thunberg, che più volte ha condannato gli investimenti non responsabili, i giovani sono meno attratti dai sistemi finanziari tradizionali. Proprio come E*Trade. Che, di contro, risulta essere ancora in voga nelle zone più rurali degli Stati Uniti.

La scommessa di Morgan Stanley e quindi di Gorman rischia di trasformarsi in un boomerang per la banca. Primo, perché E*Trade avrà bisogno di un profondo cambio d’immagine e di offerta per essere più accattivante verso i millennial. Secondo, perché mentre i concorrenti, come Goldman Sachs, BlackRock e J.P.Morgan, vanno verso soluzioni sempre più aperte alla clientela con disponibilità economiche più ridotte, Morgan Stanley va nella direzione opposta. Ma in un mondo in cui i tassi d’interesse delle banche centrali sono ai minimi storici e non ci sono avvisaglie di un rialzo, la necessità di trovare le corrette e durature fonti di redditività diventa prioritaria. Il trading online tradizionale, non amato da quelli che saranno i genitori di domani, ha già dimostrato di non essere tra queste. headtopics.com

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