Liberato Cacace, un po' di Italia nel calcio ai Giochi rincorrendo una carriera in Europa

Liberato Cacace, un po’ di Italia nel calcio alle Olimpiadi di Tokyo: chi è il terzino della Nuova Zelanda che rincorre una carriera in Europa

23/07/2021 11.47.00

Liberato Cacace, un po’ di Italia nel calcio alle Olimpiadi di Tokyo: chi è il terzino della Nuova Zelanda che rincorre una carriera in Europa

OLIMPIADI DI TOKYO Un emigrato campano che apre un ristorante dall’altra parte del mondo e lo chiama La Bella Italia. Un cliché, ma anche l’inizio di questa storia

Wellington. Dove, nel quale meridionale diPetone(dal maori pit-one, ovvero “fine della spiaggia di sabbia”), nel 1992 si è trasferito il padreAntoniocon la famiglia. Gli agganci per lasciareMassa Lubrense, il comune sulla penisola sorrentina dal quale provengono i Cacace, sono arrivati dalla madre da Liberato,

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Luisa, neozelandese di origini italiane, ma anche dai ricordi dell’esperienza fatta dal bisnonno che nel 1927 si trasferì in Nuova Zelanda e vi rimase per tre anni, sperando un giorno di poter diffondere la cucina tricolore nel Paese. Nella terra dei kiwi il boom per i prodotti provenienti dall’Italia è scoppiato negli Anni Ottanta, quando numerosi locali tentarono una fusione tra le due culture culinarie creando il

“kiwitalian”. Nel decennio successivo, Antonio Cacace ha quindi trovato un terreno fertile per il suo progetto imprenditoriale chiamatoLa Bella ItaliaIn un’intervista al sito localeStuff, Antonio ha raccontato di una telefonata ricevuta un giorno dal figlio. Era in aeroporto e gli comunicava che sarebbe partito per headtopics.com

Sydney. Era stato aggregato ormai da sei settimane alla prima squadra delWellington Phoenix, unica compagine neozelandese a giocare nel campionato australiano, e il genitore nemmeno lo sapeva. Nei piani della famiglia la passione per il calcio di Liberato era sempre stata incoraggiata, consapevoli che, nella probabile eventualità in cui le cose non fossero andate come sperato, ci sarebbe sempre stato il

piano Blegato al ristorante. Liberato era entrato nell’accademia delloScots College, la più rinomata del Paese a livello calcistico, ma diventare un professionista in un paese calcisticamente periferico, dove il pallone viene doporugbyecricket(“Tra i 5 e i 17 anni – dice Cacace – il calcio è lo sport più popolare in Nuova Zelanda, ma l’idea di costruirsi una carriera non è considerata molto seriamente”), non era per niente facile. Il Wellington Phoenix era la squadra di famiglia, oltre ovviamente al

Napoli, anche perché fondato (nel marzo 2007) e cresciuto anche nel ristorante dei Cacace. Quel viaggio a Sydney del febbraio 2018, con successivo debutto ufficiale nellaHyundai A-League, significava che per Liberato la prospettiva di una carriera nel mondo del pallone si stava facendo concreta. Quattro mesi dopo sarebbe arrivato anche il debutto in nazionale.

Nel 2020 Liberato Cacace ha vinto laHarry Kewell Medal, premio riservato almiglior under-23dell’anno nel campionato australiano o al miglior under-23 australiano all’estero. Nel corso dell’estate è stato acquistato dal Sint Truiden, club della massima divisione belga che, essendo di proprietà giapponese, è particolarmente attivo a livello di headtopics.com

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scoutingnella zona più orientale del continente asiatico, compreso il sud-est e l’area dell’Oceania. Sbarcato da “signor nessuno”, una volta riuscito a conquistare una maglia da titolare non è più uscito dal campo, finendo incluso tra le giovani rivelazioni stagionali della

Pro League. Prestazioni solide e senza fronzoli lungo tutta la fascia sinistra, nonostante il ruolo prediletto rimanga quello di terzino. Un biglietto da visita che lo ha avvicinato a quell’Italia nella quale sogna di giocare, e finora visitata solamente durante i periodi di vacanza.

Liberato Cacace appartiene a una nuova generazione di calciatori sui quali la Nuova Zelanda punta molto per incrementare il proprio livello. Lo ha dichiarato il diretto interessato in un’intervista al settimanale belgaVoetbalmagazine. Come capitato all’

Australiaanni fa, anche la Nuova Zelanda comincia ad avvertire il peso della scarsa, pressoché nulla competitività, delle nazionali dell’area oceanica, ed è in corso un dibattito riguardante la possibilità di seguire la strada degli Aussies e chiedere l’iscrizione alla Federazione asiatica (l’Australia si è affiliata nel 2006). Da un lato, ha spiegato Cacace, per i neozelandesi non è esaltante né “allenante” la prospettiva di affrontare ripetutamente i dilettanti di headtopics.com

Tonga, Samoa o delleFigi. Dall’altro, la posizione geografica del Paese non aiuta l’organizzazione di amichevoli internazionali. “Chi vuole sobbarcarsi ore di volo aereo per giocare 90 minuti, oltretutto contro un’avversaria non certo di livello top, e tornare a casa?”, ha precisato, rilevando come dal 2019 a oggi la nazionale abbia disputato solamente due incontri. Mancano i soldi per le trasferte, manca soprattutto l’appeal per attirare nazionali importanti. Per questo la Federazione locale punta molto sulla capacità delle nuove leve (Cacace,

Sarpreet Singhdi proprietà del Bayern Monaco,Elijah Just, Callum McCowatt) di trovare spazio e costruirsi una carriera all’estero, innescando così un circolo virtuoso. LeOlimpiadipossono rappresentare un buon punto di partenza.Sostieni ilfattoquotidiano.it: il tuo contributo è fondamentale

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