La ricerca italiana chiede al Governo di cambiare rotta: «Pronti a fare 2mila test al giorno»

La ricerca italiana chiede al Governo di cambiare rotta: «Pronti a fare 2mila test al giorno»

3/25/2020

La ricerca italiana chiede al Governo di cambiare rotta: «Pronti a fare 2mila test al giorno»

Il professore Pier Giuseppe Pelicci, co-direttore scientifico dell’Istituto europeo di Oncologia di Milano, uno dei promotori dell’appello inviato il 24 marzo al Governo, chiede al Governo di cambiare strategia

Commenta 3' di lettura «Se non cambiamo rotta nella strategia diagnostica entro le prossime 24 ore non è più tollerabile». A dirlo è il professor Pier Giuseppe Pelicci, co-direttore scientifico dell’Istituto europeo di Oncologia di Milano, uno dei promotori dell’ appello inviato il 24 marzo dai massimi rappresentanti della comunità scientifica italiana al Governo e alle Regioni sulle misure di sorveglianza attiva da adottare per contenere il contagio da Covid-19. Perché, professore, si continuano a fare i tamponi solo ai sintomatici? Mancano le risorse per farne di più? Finora c’è stato un problema di tecnologia e infrastrutture a disposizione. I test attualmente utilizzati, tramite i tamponi in commercio dall’inizio dell’epidemia, sono “a bassa processabilità”, cioè richiedono tempistiche e procedure più lunghe. Un laboratorio classico di analisi ha la possibiltà di farne decine, massimo un centinaio al giorno. Negli ultimi dieci giorni, invece, sono arrivati sul mercato prodotti più efficaci, kit immediatamente disponibili e già validati ad altissima processabilità. Siamo pronti a utlizzare e, con queste tecnologie, i nostri laboratori potrebbero processarne anche mille o duemila al giorno a seconda della struttura. Le strutture dei laboratori sono attrezzati per far fronte a queste esigenze? I laboratori tradizionali, probabilmente, non possono farcela da soli. Finora, dall’inizio dell’epidemia, in Italia sono stati effettuati solo 25mila tamponi. Ed ecco perché abbiamo proposto di aprire i laboratori di ricerca, mettendo a disposizione le nostre strutture, già capaci di lavorare su sistemi molto più complessi. L’appello è stato sottoscritto da 36 Istituti di ricerca (Ircss) e altri 25 istituti di ricerca biomedicale presenti sul territorio italiano. Ciascuno è pronto a mettere la propria istituzione al servizio dell’emergenza. Si parla di circa 5/6mila ricercatori pronti a lavorare. Ci mettiamo a disposizione di un coordinamento nazionale, ovviamente, perché nessuno deve andare avanti per conto proprio. Ma solo così sarebbe possibile cambiare marcia e ampliare la scala di analisi. Cosa determina l’urgenza di questo cambio di rotta? Dobbiamo introdure subito, da domani, queste tecnologie che consentono di moltiplicare i test. Non è più il momento di tentennare, non tollererei ulteriori dibattiti sul punto. La strategia utilizzata finora di fare tamponi solo ai sintomatici non è più sufficiente. Serve un cambio di strategia. L’epidemia è nuova per tutti, non ci sono precedenti, ma gli ultimi modelli di analisi parlano chiaro: più della metà dei casi sono asintomatici, questo significa che più della metà dei “contagiatori” non li conosciamo. In questa fase i test vanno estesi subito a tutti i familiari dei positivi e a tutte quelle categorie ad alto rischio infezione. Al personale sanitario, prima di tutto, ma anche a chi lavora nei supermercati o in altri luoghi ancora aperti al pubblico (Poste, mezzi pubblici, taxi, forze di polizia, e così via). Senza contare che poi dobbiamo attrezzarci fin da ora per la fase successiva. Cioè? Quale sarà la prossima fase? Nel documento che abbiamo inviato al Governo abbiamo individuato diverse fasi e strategie diagnostiche da adottare. Dobbiamo anche attrezzarci ora per partire tra due o tre mesi, quando il picco sarà passato, con la fase di gestione della coda dell’epidemia, per evitare che ne parta poi un’altra. Se non lo facciamo, richiamo di trovarci ancora impreparati. 25 marzo 2020 Leggi di più: IlSole24ORE

Penso sia la soluzione da perseguire subito. Bisogna cercare di mappare anche gli asintomatici per rompere la catena dei contagi. In sudcorea ha aiutato tantissimo Non si sa ancora niente,ne con cosa si cura, che modalità di contagio ,,,niente,,, paghiamo un sacco di gente che non sa nulla,, Grazie Professor Pellicci, di questi tempi fá bene sentire qualcuno competente, concreto e con un'idea precisa di cosa vá fatto e del perché non sia stato fatto finora.

ricordiamo quando si diceva che le mascherine non servivano a niente? Era evidente a tutti chele mascherine rappresentavano in realtà l’unico strumento reale per ridurre la carica infettiva. Ma le mascherine non c’erano e il Governo non avrebbe saputo come metterle adisposizione 2.000 test al giorno? Per farli a tutti servirebbero 30.000 giorni!!! Non sparate cazzate con i numeri, vi smentiscono sempre

Tanto la Lombardia ormai è andata..Non lo si è capito ancora? Articolo del 25 marzo? Leggo che ad oggi sono stati fatti 25 Mila tamponi... E i 75 Mila casi positivi come li abbiamo scovati? 🤔 2000? Saranno un po' pochi? ricordiamo quando si diceva che le mascherine non servivano a niente? Era evidente a tutti che le mascherine erano in realtà l’unico strumento reale per ridurre la carica infettiva. Ma le mascherine non c’erano e il Governo non avrebbe saputo come metterle a disposizione...

Pochino, quanti se ne fatto oggi, 200? Ma numeri sono

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60.000.000/2.000=30.000 giorni!!!!!!!!!!!!!!!!!! Meglio tardi che mai 2.000?

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