La difesa del Pam: la strada era sicura. Ma 10 giorni prima l’Onu usò i blindati

La difesa del Pam: la strada era sicura. Ma 10 giorni prima l’Onu usò i blindati

27/02/2021 11.07.00

La difesa del Pam: la strada era sicura. Ma 10 giorni prima l’Onu usò i blindati

Il Programma alimentare: sicurezza condivisa con i governi. Il 13 febbraio una scorta armata per una delegazione straniera

paolo mastrolilli27 Febbraio 2021DALL’INVIATO A NEW YORK. Il Programma alimentare mondiale si difende dalle accuse, dicendo che «la strada da Goma era considerata sicura per il viaggio al momento della missione» dell’ambasciatore italiano Attanasio, e quindi «la nostra valutazione è stata che non fosse necessaria una scorta armata o un veicolo blindato». Inoltre «la responsabilità in casi come questo è inevitabilmente condivisa», e quindi se lo ritenevano necessario, anche le autorità italiane e congolesi avrebbero dovuto fare di più per proteggere il convoglio. Solo dieci giorni prima, però, una delegazione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu guidata dal diplomatico belga Axel Kenes aveva visitato le stesse zone, con una rete difensiva della missione Monusco assai più solida.

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Qualcuno quindi dovrà spiegare perché queste misure erano state giudicate necessarie per il viaggio avvenuto dall’11 al 13 febbraio, ma superflue per quello del 22, in cui invece è stato assalito il convoglio del Pam.Greg Barrow, vicedirettore della comunicazione del Programma alimentare mondiale, ha difeso così l’operato dell’organizzazione che ospitava Attanasio: «La strada da Goma era considerata sicura, se ci fosse stato qualche dubbio avremmo preso altre misure. I protocolli sono stati seguiti». Quindi ha aggiunto: «La nostra valutazione è stata che fosse "verde", e non fosse necessaria una scorta armata o un veicolo blindato». Nessuna spiegazione, però, su chi avesse classificato così la strada e perché, mentre le autorità congolesi l’avevano definita “gialla”, ossia più pericolosa. Questo lo aveva determinato il Department of Safety and Security (DSS) dell’Onu, che sta conducendo una delle tre inchieste in corso, e dovrebbe dare le risposte entro il 9 marzo.

Barrow poi ha spiegato: «La responsabilità in casi come questo è inevitabilmente condivisa. Non voglio puntare il dito contro il Congo, se sia responsabile della sicurezza all'interno dei suoi confini, o se sia primariamente responsabilità dell’Onu o del Pam, o di qualsiasi ospite che viaggi con il Pam. Questo è un giudizio che non sono in grado di formulare». Al Palazzo di Vetro però non manca chi approfondisce il senso di queste parole, ricordando ad esempio che quando l’ambasciatrice americana all’Onu Samantha Power aveva visitato le stesse regioni, gli Usa avevano ascoltato le raccomandazioni degli addetti alla sicurezza di Monusco, ma poi avevano mobilitato un imponente apparato nazionale per garantire una protezione aggiuntiva assai più solida. La domanda implicita, o lo scaricabarile, diventa quindi perché gli italiani non abbiano fatto altrettanto per Attanasio. O magari era stato lo stesso ambasciatore a non volere più difese, fidandosi della valutazione del DSS? headtopics.com

Il problema si complica perché dall’11 al 13 febbraio una delegazione del Consiglio di Sicurezza aveva visitato le stesse zone, atterrando a Goma. Poi aveva visitato Virunga e proprio la regione di Rutshuru, dove era diretto Attanasio, fermandosi nella base dei caschi blu Monusco a Kiwanja. A guidarla era il diplomatico belga Axel Kenes, accompagnato dai direttori politi

ci dei ministeri degli Esteri di Estonia e Irlanda, e da un funzionario dell’ambasciata della Norvegia a Kinshasa, aperta a fine gennaio. Forse Monusco in questo caso si era mobilitata perché le sue basi erano tappe della visita, oppure perché la rappresentanza del Consiglio di Sicurezza richiedeva più attenzione. Resta però da spiegare perché il 13 febbraio quel percorso meritasse più attenzione del 22.

Anche la difesa del governo locale, secondo cui non era stato informato del viaggio di Attanasio e quindi non poteva proteggerlo, è crollata ieri. Infatti è stata pubblicata una nota verbale dell'ambasciata italiana a Kinshasa, datata 15 febbraio 2021, che avvertiva il ministero degli Esteri della Repubblica Democratica del Congo della visita. Questo rilancia anche i dubbi su quante persone fossero informate della missione, e quindi quante avrebbero potuto rivelarne i dettagli agli assalitori. Barrow ha detto che il viaggio era stato pianificato dall’anno scorso, ma tutto il possibile era stato fatto per evitare fughe di notizie.

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