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L’asse Di Battista-Paragone agita il M5S. Di Maio: chi non rispetta le regole è fuori - La Stampa

L’asse Di Battista-Paragone agita il M5S. Di Maio: chi non rispetta le regole è fuori

03/01/2020 09.03.00

L’asse Di Battista-Paragone agita il M5S. Di Maio: chi non rispetta le regole è fuori

Il senatore espulso pronto alla battaglia legale. Il leader rilancia: pugno duro anche per chi sgarra sui rimborsi

federico capurso03 Gennaio 2020ROMA.Nessuna espulsione, nella storia del Movimento 5 stelle, aveva provocato una frattura così profonda come quella di Gianluigi Paragone. Perché questa volta ad allargare la ferita tra i vertici e il gruppo parlamentare scendono in campo i big del partito, in rivolta contro la cacciata del senatore pentastellato. Tra questi c’è Barbara Lezzi e, soprattutto, Alessandro Di Battista che si spende in difesa del senatore esiliato, lasciando riemergere in superficie, visibile a tutti, l’asse forte e mai spezzato tra i due. Un’alleanza nel nome delle battaglie antisistema che diventa, da oggi, il più pericoloso contraltare alla leadership di Luigi Di Maio. Un’alternativa alla linea governista, dettata dal capo politico, che se non potrà trovare spazio all’interno del Movimento – sostengono fonti interne – potrebbe anche sfociare al suo esterno. Magari, in un nuovo progetto politico che ricalchi le battaglie delle origini.

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Di Battista e Paragone, d’altronde, non sono mai stati così vicini. «Gianluigi è infinitamente più grillino di tanti che si professano tali», scrive Dibba su Facebook. «Non c’è mai stata una volta che non fossi d’accordo con lui. Vi esorto a leggere quel che dice e a trovare differenze con quel che dicevo io nell’ultima campagna elettorale che ho fatto. Quella da non candidato, quella del 33%». Paragone lo ringrazia e ricambia: «Ale rappresenta quell’idea di azione e di intransigenza che mi ha portato a conoscere il Movimento». Uno fuori dal Palazzo, l’altro fuori dal Movimento, anche se Paragone annuncia che si appellerà contro la decisione dei probiviri e «forse anche alla giustizia ordinaria». I due si sentono spesso ed è anche questa vicinanza a tenere lontane le sirene leghiste che tornano a risuonare con forza: «Per le persone oneste e di buona volontà, le porte sono sempre aperte», fanno sapere dal Carroccio. Paragone e Dibba concordano sulla necessità di liberarsi dall’abbraccio del Pd e di restare distanti dalla Lega. E stavano costruendo, così, un’alternativa alla veste governista dei 5 Stelle. Ma dopo l’espulsione tutto si complica e se non potranno cambiare il Movimento dall’interno, potrebbero decidere di farlo da fuori.

Di Maio è cosciente del pericolo e su Paragone è tagliente: «Servono persone che lavorano per ottenere risultati, non visibilità», dice a chi gli è vicino. Ma è ancora più stanco delle polemiche interne: «Il Movimento è pluralità, non anarchia». Per questo vuole imprimere una svolta dura contro chi viola le regole, a partire dalle restituzioni. Verranno lasciati partire i dissidenti considerati “irrecuperabili”, purché non finiscano tra le braccia di Matteo Salvini. Come quelli che dovrebbero seguire Lorenzo Fioramonti in un nuovo gruppo. E infatti l’ex ministro, contattato da La Stampa, critica l’espulsione: «Bisogna lasciare spazio al dibattito, altrimenti non resta che l’uscita volontaria o l’espulsione, e in entrambi i casi si finisce per criminalizzare chi ha idee diverse». headtopics.com

Il leader M5S vuole però abbandonare gli atteggiamenti morbidi avuti fin qui. Nell’anno che si è appena concluso, i tre probiviri del Movimento hanno comminato 72 espulsioni, quasi tutte ai piani bassi del partito. A livello parlamentare, invece, i vertici avevano messo un freno alle sanzioni per evitare malumori. Strategia che non ha funzionato e così, di recente, ai probiviri è arrivato un input diverso: «Pugno duro nei confronti di chi non rispetta le regole». Dopo la mail di avvertimento spedita a tutti i parlamentari in cui si fissava il 31 dicembre come ultima data utile per mettersi in regola, adesso partiranno i processi interni. Le sanzioni saranno «proporzionate alle mensilità non pagate». Secondo le voci che si rincorrono ai piani alti del partito, chi è indietro con le rendicontazioni da più di un anno rischierà di essere espulso. Se il ritardo è superiore ai sei mesi dovrebbe arrivare una sospensione, fino alla messa in regola dei propri conti, mentre per ritardi minori di sei mesi si rischierebbe solo un richiamo. Insomma, Paragone ben presto potrebbe essere in buona compagnia.

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