Intervista a Mati Diop, la regista di 'Atlantique'

È uscito un anno fa. Ha vinto un premio importante a Cannes. Ora è su Netflix. Abbiamo intervistato la regista di Atlantique, prima regista di colore in concorso.

21/05/2020 10.30.00

È uscito un anno fa. Ha vinto un premio importante a Cannes. Ora è su Netflix. Abbiamo intervistato la regista di Atlantique, prima regista di colore in concorso.

Nel 2019, Mati Diop è stata la prima regista nera a essere ammessa al concorso del Festival di Cannes. Con il suo film di debutto, Atlantique ha vinto il Grand Prix Speciale della Giuria, raccontando la vita di coloro che sono morti nel tentativo di raggiungere l'Europa.

,prima di tutto per motivi estetici ma anche per via della sua storia. Quando i soldati africani [che hanno combattuto per la Francia Libera] venivano portati qui dopo la seconda guerra mondiale, chiesero una paga uguale a quella dei soldati bianchi. Gli ufficiali francesi si rifiutarono e uccisero fino a 300 soldati africani quando questi si lamentavano o protestavano. Quella notte [il 30 novembre 1944] è nota con il nome di

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Massacro di Thiaroyema è una vicenda di cui non si sa molto in quanto si è fatto il possibile per insabbiare l’accaduto».Atlantique, Ibrahima Mbaye è Moustapha© Netflix«I ragazzi di Thiaroye che oggi come oggi viaggiano verso l’Europa in barca sono i discendenti di quei soldati assassinati

. È interessante ambientare una storia di vendetta su quello stesso suolo ma è più che altro un gesto; era sufficiente che conoscessi io il motivo per cui ho scelto di girare qui. Quella tra il Senegal e la Francia è una storia violenta, ma io e la mia generazione la stiamo superando per scriverne una nuova». headtopics.com

**Tra il XVI e il XIX secolo, l’isola di Gorée al largo di Dakar era utilizzata per alloggiare gli schiavi prima che venissero trasportati sull’altra sponda dell’Atlantico, nelle Americhe. Questo movimento forzato di persone era nei tuoi pensieri mentre giravi Atlantique?

**«Quando girai il cortometraggio nel 2009, è stata dura per me non percepire i parallelismi tra queste ondate di partenze. Era molto angosciante per me concepire che giovani uomini si imbarcassero e mettessero a repentaglio la propria vita per andare in Europa, specialmente quando si pensa che la tratta degli schiavi era l’opposto.

Dakar mi è sembrata una sorta di città fantasma e l’Atlantico un luogo tormentato e stregato».Qual è stata la sfida più grande nel realizzare Atlantique?**«Suppongo che scritturare le persone giuste e formarle come attori sia sempre la cosa più ardua

,in quanto i personaggi rappresentano il cuore pulsante del film. Ho un approccio al casting di tipo documentaristico. Per trovare Souleiman, mi sono recata in un cantiere in quanto volevo che conoscesse questa realtà. Dior [la migliore amica di Ada] lavorava come barista quando l’ho conosciuta e la sua vita era piuttosto simile a quella del suo personaggio». headtopics.com

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«Mi ci sono voluti sette mesi per trovare Ada. Stavo quasi per posticipare le riprese, quando, un giorno, vidi questa ragazza [Mame Bineta Sane] a Thiaroye, ed è stato meraviglioso perchéè apparsa quando non la stavo cercando intenzionalmente

. Il fatto che fino a quel momento non eravamo stati in grado di trovare l’attrice giusta mi ha reso ancora più determinata ad impegnarmi nel processo di casting, perché poi ho scelto il resto degli attori come se fossi lei: chi erano le mie amiche, e chi il mio amante?».

Atlantique© Netflix**Come mai, secondo te, la musicista e artista senegalese Fatima Al Qadiri è stata la persona migliore per creare la colonna sonora?**«Fatima è in assoluto una delle migliori musiciste e artiste della mia generazione e incarna la musica dei miei tempi.

L’ho scelta perché volevo che la musica del film stregasse il pubblico come un djinn[una sorta di genio o folletto, citato nel Corano. NdT];ma ha avuto anche la comprensione giusta del complesso scenario geopolitico del film. Il mio modo di raccontare storie si nutre di molti riferimenti diversi: il gotico e il romanticismo europeo ma anche la mia tradizione africana e musulmana, quindi penso che il film sia una strana combinazione estetica. Io e Fatima abbiamo una cultura ibrida molto simile». headtopics.com

Come ti sei sentita quando sei diventata la prima regista black in concorso a Cannes durante i suoi 72 anni di storia, per poi vincere il Grand Prix?«Una delle prime cose che mi sono detta è stata "Sì, è vero, sono la prima donna black ad andare a Cannes. Non posso credere che siamo ancora a questo punto».

Ma,dall’altro lato girare il mio primo film in Africa è stata una vera scelta per me, una presa di posizione. Sarebbe stato molto semplice per me optare un approccio colour-blind (senza pregiudizi razziali) e considerarmi una regista francese. Non sono una ragazza bianca. A posteriori, mi sembra molto riduttivo concentrarsi sul colore della mia pelle.

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Non ero solo la prima regista donna black a salire sui gradini di Cannes,ero la prima donna 36-enne in concorso con un film di debutto Leggi di più: Vogue Italia »

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