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Il prezzo del petrolio schizza dopo il raid Usa in Iraq, cruciali i prossimi giorni - La Stampa

I timori di una escalation di violenze in Medio Oriente fanno schizzare il prezzo del petrolio che ieri ha raggiunto il livello massimo da mesi e, secondo gli analisti, potrebbe arrivare a toccare quota 80 dollari al barile.

04/01/2020 20.48.00
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I timori di una escalation di violenze in Medio Oriente fanno schizzare il prezzo del petrolio che ieri ha raggiunto il livello massimo da mesi e, secondo gli analisti, potrebbe arrivare a toccare quota 80 dollari al barile.

I timori di una escalation di violenze in Medio Oriente fanno schizzare il prezzo del petrolio che ieri ha raggiunto il livello massimo da mesi e, secondo gli analisti, potrebbe arrivare a toccare quota 80 dollari al barile. Cruciali i prossimi giorni per capire gli sviluppi sullo scacchiere mediorientale, è qui infatti che si trovano le maggiori riserve accertate di greggio. Dopo la notizia del raid americano a Baghdad che ha provocato la morte del generale iraniano, Qassam Soleimani, si sono registrati immediatamente forti rialzi sui listini internazionali. Ieri le quotazioni del greggio sono andate oltre il 4%: il barile di Brent e il WTI hanno raggiunto un picco rispettivamente a 69,50 dollari e 64,09 dollari, ai massimi da settembre e maggio. Gli investitori temono che l'Iran possa reagire prendendo di mira gli impianti petroliferi o le infrastrutture di trasporto nella regione. Al termine della seduta al Nymex, il Wti ha guadagnato 1,81 dollari a 62,99 dollari al barile (+2,9%). Ancora meglio ha fatto il Brent salito di 2,33 dollari a 68,58 dollari al barile (+3,5%). Più che i timori di disordini in Iran, le cui esportazioni di oro nero sono già sotto l'embargo degli Stati Uniti, è la possibilità di un conflitto più ampio che riguardi l'Iraq, l'Arabia Saudita e altri Paesi a preoccupare i mercati. Non si teme però una guerra vera e propria tra Usa e Iran ma di certo le nuove tensioni complicheranno il dialogo tra i due Paesi. Per il momento, l'aumento è quindi alimentato principalmente dai timori di un'escalation e non da un'interruzione dell'approvvigionamento di oro nero. Anche perché, ricordano gli analisti, il mercato ha reagito poco alla situazione irachena negli ultimi giorni. Ciò non vuol dire che gli occhi degli investitori siano particolarmente puntati alle tensioni in Medio Oriente, anche perché è ancora molto vivo il ricordo, lo scorso autunno, dell'attacco dei droni a sorpresa in Arabia Saudita. L'attacco fece dimezzare la produzione del Paese, fac

Pubblicato il04 Gennaio 2020I timori di una escalation di violenze in Medio Oriente fanno schizzare il prezzo del petrolio che ieri ha raggiunto il livello massimo da mesi e, secondo gli analisti, potrebbe arrivare a toccare quota 80 dollari al barile. Cruciali i prossimi giorni per capire gli sviluppi sullo scacchiere mediorientale, è qui infatti che si trovano le maggiori riserve accertate di greggio.

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Dopo la notizia del raid americano a Baghdad che ha provocato la morte del generale iraniano, Qassam Soleimani, si sono registrati immediatamente forti rialzi sui listini internazionali. Ieri le quotazioni del greggio sono andate oltre il 4%: il barile di Brent e il WTI hanno raggiunto un picco rispettivamente a 69,50 dollari e 64,09 dollari, ai massimi da settembre e maggio. Gli investitori temono che l'Iran possa reagire prendendo di mira gli impianti petroliferi o le infrastrutture di trasporto nella regione. Al termine della seduta al Nymex, il Wti ha guadagnato 1,81 dollari a 62,99 dollari al barile (+2,9%). Ancora meglio ha fatto il Brent salito di 2,33 dollari a 68,58 dollari al barile (+3,5%). Più che i timori di disordini in Iran, le cui esportazioni di oro nero sono già sotto l'embargo degli Stati Uniti, è la possibilità di un conflitto più ampio che riguardi l'Iraq, l'Arabia Saudita e altri Paesi a preoccupare i mercati. Non si teme però una guerra vera e propria tra Usa e Iran ma di certo le nuove tensioni complicheranno il dialogo tra i due Paesi.

Per il momento, l'aumento è quindi alimentato principalmente dai timori di un'escalation e non da un'interruzione dell'approvvigionamento di oro nero. Anche perché, ricordano gli analisti, il mercato ha reagito poco alla situazione irachena negli ultimi giorni. Ciò non vuol dire che gli occhi degli investitori siano particolarmente puntati alle tensioni in Medio Oriente, anche perché è ancora molto vivo il ricordo, lo scorso autunno, dell'attacco dei droni a sorpresa in Arabia Saudita. L'attacco fece dimezzare la produzione del Paese, facendo impennare i prezzi di quasi il 15% in un solo giorno. Sono episodi di questo genere ad avere, secondo gli analisti, un impatto massiccio sull'offerta e sui prezzi. Tra l'altro, la domanda di petrolio nel medio termine è già molto sostenuta dai tagli alla produzione Opec decisi a dicembre, dai solidi dati macroeconomici statuninentsi e anche dall'allentamento delle tensioni sino-americane. headtopics.com

«L'assassinio del comandante - commenta al Financial Times, Olivier Jakob, dell'agenzia di analisi petrolifere Petromatrix - aumenta in modo serio il rischio di una crisi globale». Jason Bordoff, docente alla Columbia University, prevede su Twitter che la risposta dell'Iran sarà «dura» e «letale» e «sicuramente può prevedere attacchi alle infrastrutture energetiche». Gli attacchi aerei ai pozzi petroliferi sauditi, avvenuti a settembre e per i quali gli Usa accusarono l'Iran, secondo Bordoff «sarebbero solo l'inizio». Il prezzo del greggio potrebbe salire fino a 80 dollari al barile, secondo gli analisti di Eurasia Group, secondo i quali l'Iran non punterà a colpire subito le infrastrutture petrolifere. Ora dovrebbe seguire un mese di scontri di basso profilo, in attesa delle operazioni maggiori. L'obiettivo saranno le petroliere che transitano sul Golfo.

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