Facebook, fuga di pubblicità: la società ammette il deficit di fiducia

Facebook, fuga di pubblicità: la società ammette il deficit di fiducia

25/06/2020 15.23.00

Facebook, fuga di pubblicità: la società ammette il deficit di fiducia

Il Financial Times riporta le conversazioni e le lamentele degli inserzionisti dopo che Zuckerberg ha deciso di non intervenire sui post di Trump

Nei giorni scorsi alcuni suoi capi hanno tenuto una conference call con 200 dei più importanti inserzionisti pubblicitari per ascoltarne le ragioni e chiedere loro di non abbandonare la più grande rete sociale del mondo.Ma le frasi accorate di Neil Potts, il capo dell’area fiducia e sicurezza di Facebook, che ha ammesso la crisi di credibilità del gruppo, sono state registrate da qualche partecipante che poi ha passato il materiale al

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Financial Times.Alcuni marchi con una clientela soprattutto giovane e progressista, come le ditte di abbigliamento da escursioni Patagonia e North Face e il produttore di gelati Ben & Jerry, avevano già deciso di ritirare per protesta la pubblicità di luglio

. Ad essi si sono uniti nelle ultime ore alcune agenzie pubblicitarie come quella che rappresenta marchi come Pepsi, Bmw e Cisco, che hanno aderito al boicottaggio proposto da alcune associazioni dei diritti civili. Mentre anche la casa di produzione cinematografica Magnolia ha chiesto a Facebook di cambiare politica nell’attività di moderazione dei contenuti immessi nella sua piattaforma. headtopics.com

Il fondatore della rete sociale, Mark Zuckerberg, accusato anche dai suoi stessi dipendenti di restare passivo davanti alle esternazioni più estreme di Trump (Twitter in alcuni casi ha avvertito gli utenti che certi messaggi rischiano di glorificare la violenza) si è difeso con argomenti ideali: la volontà di non limitare in alcuni modo la libertà di parola.

Il funzionario Trust and Security di Facebook, invece, l’ha messa in termini più pragmatici:«Sappiamo che la nostra linea ha creato un deficit di fiducia. Ma se cambiamo rotta ci saranno altri che non sono d’accordo e il deficit di credibilità rischia di diventare ancora peggiore. Stiamo lavorando per cercare di colmare questo deficit». Insomma, il sito che ha maggiore influenza sulle opinioni pubbliche di tutto il mondo e che non risponde legalmente a nessuno di quello che fa, sta ragionando in termini di convenienze commerciali. Le leghe dei diritti civili l’hanno capito e colpiscono proprio qui:

«Perché» hanno chiesto durante il confronto digitale con Facebook alcuni inserzionisti,«dovremmo rischiare la reputazione del nostro brand su una piattaforma considerata riprovevole dai nostri clienti?».25 giugno 2020 (modifica il 25 giugno 2020 | 14:16)

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Zuckerberg è un viscido, come mai visto ho chiuso da anni la pagina Facebook un caxxillo messo lì per decisione di altri, che ti spia per conto di altri, che conta come il 2 a briscola in ultimo, ebreo, sicuramente sionista sostenitore del governo fascista di Netanyahou L uomo che oltre ad erogarsi il diritto della censura si eroga anche il diritto di emettere moneta.

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Il consigliere Verrua (Lega) boccia il Put “Non risolve i problemi”ASTI «Il piano del traffico non affronta e non risolve i problemi della città. Bisognerebbe ridare l'incarico e ripartire da zero. Non c’è una visione: si scambia un piano che dovrebbe programmare, con uno a spot, un piano che rischia di vincolare la città per i prossimi 20 anni a decisioni senza obiettivo». Il consigliere di maggioranza Pierfranco Verrua (Lega Nord), boccia il Piano del traffico e, guardando indietro nel tempo, lo definisce un «Voglino 2»: «In questa bozza ritroviamo la stessa filosofia di allora, ecco perché ritengo sarebbe opportuno cambiare incarichi e obiettivi – continua Verrua - Non dico nulla di nuovo, perché la mia posizione non è una novità, anche risalendo indietro nel tempo: oggi come allora, si pensa soprattutto all'estensione dei parcheggi a pagamento». Nessuna particolare critica sul cambio di viabilità per piazza Alfieri («non dà grossi problemi e ha una sua logica») ma, secondo il consigliere Verrua, questo piano «non tiene in considerazione i principali punti di attrazione della città»: «Il centro, la stazione ferroviaria, il tribunale e l'ospedale: sono dimenticati e l'ho detto fin dal primo giorno – continua – Nella bozza non vengono trattati eppure sono zone che avrebbero bisogno di più attenzione. Pensiamo alla stazione ferroviaria che ha perso gli spazi del parcheggio Babilano a servizio dei pendolari o alle necessità del tribunale, che oggi ha un bacino d’utenza importante, frequentato anche da fuori città. Chi viene ad Asti? E Perché? Oggi, dopo l'emergenza, andrebbe anche rivisto lo studio sui flussi del traffico, del turismo e del commercio, per capire come ripensare la città». Favorevole a Ztl e pedonalizzazione («purché reali, e non zone dove passano decine di auto dotate di permesso»), secondo Verrua tra le principali pecche ci sono mancanza di soluzioni e assenza di un progetto di mobilità: «Non si risolvono i problemi di traffico sulle direttrici».—

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