Don Ciotti inaugura la scuola di quartiere a Barriera di Milano

Gli uffici della Circoscrizione 6 ospitano gli incontri tra insegnanti e studenti fino al 24 luglio

14/07/2020 09.37.00

Gli uffici della Circoscrizione 6 ospitano gli incontri tra insegnanti e studenti fino al 24 luglio.

Gli uffici della Circoscrizione 6 ospitano gli incontri tra insegnanti e studenti fino al 24 luglio

8:07TORINO. Rimettere il futuro della scuola in mano a chi la vive tutti i giorni. Ovvero studenti e insegnanti. E con questo proposito che nasce la «Scuola di quartiere» di Acmos. Fino al 24 luglio la Circoscrizione 6 diventerà la sede di laboratori, conferenze e assemblee dedicate al mondo della scuola, con oltre 200 partecipanti attesi da tutta la città, compresi ospiti come don Luigi Ciotti e lo scrittore Guido Catalano. L’idea è nata durante il lockdown: «Abbiamo assistito alla chiusura delle scuole e allo stesso tempo ad una società che non si è impegnata a riaprirle. Questo ci ha fatto pensare - spiega il presidente di Acmos, Diego Montemagno - La didattica per molti ragazzi, soprattutto quelli che vivono nei quartieri più difficili, rappresenta un faro contro l’esclusione. E allora abbiamo deciso di creare uno spazio per dare voce alla povertà educativa».

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Così è partito il progetto che ha visto subito l’appoggio della presidente della Sei, Carlotta Salerno: «Ci sembrava doveroso aprire i nostri uffici alla cittadinanza, dato che attualmente sono inutilizzati a causa dell’emergenza Covid».

I primi a chiedere uno spazio dove discutere e fare proposte sono stati gli stessi studenti delle scuole periferiche della città, che durante il lockdown hanno pagato lo scotto del digital divide: «I mezzi di comunicazione non erano dei migliori -racconta Ambra Ceraldi, studentessa del quinto anno del liceo Einstein - Ho dovuto cambiare il pc a mie spese e alcuni miei compagni si sono dovuti arrangiare con connessioni wifi di fortuna». La paura maggiore per il prossimo anno? «Riprendere la didattica con gli stessi problemi vissuti durante il periodo del lockdown». headtopics.com

Un pensiero che corre anche tra i dirigenti scolastici: «Quella vista da marzo in poi, più che didattica a distanza era di emergenza - ammette Cristina Trecco, vicepreside dell’istituto tecnico Peano - Ora abbiamo bisogno di stabilità e organizzazione: oltre al tema connessioni, bisogna creare un sistema unico per la gestione delle lezioni a distanza». Per il dirigente dell’Einstein Marco Chiauzza, non basta parlare di scuola: «Le disuguaglianze tra gli studenti si sono accentuate a causa di condizioni di povertà economica e culturale presenti nelle case. Su quelle bisogna ragionare per migliorare la didattica alternativa».

Il percorso di questi giorni sarà raccolto in un quaderno, che sarà poi consegnato alla ministra Lucia Azzolina, all’interno di uno zaino firmato da tutti i partecipanti al progetto Leggi di più: La Stampa »

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Quando Tito Schipa debuttò al Facchinetti. In un video dei ragazzi del Centro Don Bosco la storia di cinema e teatri di Vercelli«La bellezza culturale di una città viene valutata anche dal numero di locali di spettacolo che possiede. Vercelli, negli Anni 60 è arrivata a contarne ben 17». E’ una delle chicche portate alla luce dal progetto degli allievi della terza B del Cnosfap Vercelli, il centro di formazione professionale Don Bosco. Sotto la guida di Flavio Ardizzone, formatore e responsabile marketing del Cfp, Ivan Gobbato e Gaetano Calabrese, in pieno lockdown, hanno svolto un lavoro di ricerca sfociato nel video «I teatri di rivista e magia a Vercelli», presentato al Museo Leone e oggi visibile sulla pagina Facebook del Cnosfap Vercelli. «A Vercelli c’erano quattro teatri che negli anni vennero trasformati in sale cinematografiche – spiega Flavio Ardissone –. Dagli Anni Trenta in poi c’è stato un grande fermento». Nel video sono analizzati il teatro Viotti, l’Astra, il Civico e il Politeama Facchinetti, poi diventato cinema Verdi: locali che hanno ospitato le più belle compagnie di avanspettacolo e di rivista. Anche show di magia. Tra questi, negli Anni 30, il Mago Bustelli, uno dei più noti trasformisti d’Italia. «Il Politeama Facchinetti, poi Verdi, risale alla fine dell’800 e ospitò anche diverse stagioni liriche – spiega ancora Ardissone –. Il grande tenore Tito Schipa debuttò proprio in città nella Traviata. Il teatro venne più volte restaurato e poi trasformato in sala cinematografica: venne modernizzato dal cavalier Givogre, con un impianto di illuminazione particolare che si chiamava ciclorama. Era all’avanguardia. Oggi al suo posto ci sono gli uffici dell’Ascom: alcuni dettagli del teatro, all’interno, sono ancora evidenti». Il teatro Civico è una miniera di notizie. «Bruciò nel 1923 e venne poi ricostruito – racconta Ardissone –. Al Civico venivano fatte anche proiezioni cinematografiche: la cabina di proiezione è stata spostata in tre diverse posizioni, dalla galleria alla platea. Era qui quando entrò in funzione il cinemascope: il 9 settembre del 1955. Venne inaugurata con

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