Di Matteo: «Metodo mafioso nelle scelte sulle carriere dei magistrati»

Di Matteo: «Metodo mafioso nelle scelte sulle carriere dei magistrati»

14/06/2020 23.09.00

Di Matteo: «Metodo mafioso nelle scelte sulle carriere dei magistrati»

Il pm intervistato da Massimo Giletti a “Non è l’arena” su La7: «Nell’inchiesta sulla trattativa Stato mafia, l’Anm e il Csm si sono schierati con il potere politico»

nei confronti di un magistrato condizionate da un criterio dell’appartenenza sono assolutamente inaccettabili, lo dissi allora lo ripeto ancora e adesso che sono stato eletto al Consiglio Superiore della Magistratura la mia battaglia attuale e futura sarà sempre quella di cercare di dare un taglio netto o di contribuire a dare un taglio netto a questa mentalità. Più che le riforme serve a mio parere una svolta etica un cambiamento vero che deve riguardare la mentalità dei consiglieri ma deve riguardare la mentalità di tutti magistrati. L’appartenenza non può condizionare le scelte, quando si tocca il fondo è il momento buono per ripartire e in questo momento come si sul dire il re è nudo dobbiamo trovare la forza necessariamente a tutti costi di invertire per primi noi la rotta, prima che invece qualcuno possa approfittare di questa situazione di difficoltà della magistratura, di mancanza di credibilità della magistratura per riforme che hanno uno scopo che noi non possiamo mai accettare quello di sottoporre di fatto la magistratura a un controllo da parte del potere politico».

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Le stragiesclusione dal pool, Di Matteo risponde: «Sono stato estromesso dal gruppo stragi ho poi verificato dagli atti dell’indagine di Perugia che il Dottor Palamara prima che avvenisse questa esclusione si era diciamo lamentato del fatto che io facessi parte di questo gruppo stragi entità esterne e nel momento in cui venne resa nota la mia estromissione accolse la notizia diciamo con molta soddisfazione, non devo essere io a dire cosa penso». E ancora: «Io appartengo a quella categoria di magistrati che lavorano senza speranza e senza timori non calcolo le conseguenze di quello che dico però non reputo giusto riferire diciamo dei miei giudizi. La mia amarezza è stata enorme perché io ho lavorato per decenni sulle stragi, la vita professionale di molti magistrati ancora più autorevoli ancora prima di me è stata costellata da continue amarezze continue, delegittimazioni e solitudini. Se penso a quello che hanno passato nella loro vita professionale Paolo Borsellino soprattutto Giovanni Falcone penso sempre lo dobbiamo ricordare. La loro soprattutto quella di Giovanni Falcone, del magistrato più stimato nella storia diciamo dell’attività giudiziaria italiana all’estero, la storia in Italia di Giovanni Falcone una storia di continue sconfitte. Abbiamo bisogno in questo paese di memoria di consapevolezza di quello che è accaduto e abbiamo bisogno di ricordarlo e sottolinearlo in ogni circostanza».

La trattativaIl magistrato che ha lavorato alla procura di Palermo all’indagine sulla presunta trattativa Stato-mafia risponde a Giletti che chiede se qualcuno cercò di fermare lui e i suoi colleghi e afferma: «In quel momento secondo me, le dico quello che penso, dimostrarono un pericoloso sempre pericoloso collateralismo politico. In quel momento Anm e Csm anziché diciamo difendere non Nino Di Matteo ma l’operato dei magistrati che indagavo e non lo avevano fatto in maniera scorretta perché nessuno ha mai detto che abbiamo violato una qualsiasi norma di legge, in quel momento hanno preferito per motivi di opportunità schierarsi dalla parte del potere politico». headtopics.com

14 giugno 2020 (modifica il 14 giugno 2020 | 21:55) Leggi di più: Corriere della Sera »

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