Darren Star al Monte-Carlo TV Fest: «Dopo Emily in Paris, magari Emily in Rome» - VanityFair.it

«Mi piacerebbe moltissimo girare in Italia» ha raccontato Darren Star, il leggendario produttore tv. Lo aspettiamo!

20/06/2021 21.00.00

«Mi piacerebbe moltissimo girare in Italia» ha raccontato Darren Star, il leggendario produttore tv. Lo aspettiamo!

Darren Star, il leggendario produttore tv di serie cult come «Beverly Hills 90210» e «Sex and the City», si confessa al Festival della TV di Monte-Carlo: «Mi piacerebbe moltissimo girare in Italia». E su Carrie e le altre: «Lo spettatore s’identifica con queste donne. Il tempo passa e anche loro vivono una fase diversa della vita»

Emily in Paris,Ashley Park (Mindy) e Lucas Bravo (Gabriel) – il leggendario produttore statunitenseDarren Starscatena i fan del Principato di Monaco come una vera rock star. Il tappeto rosso, che per l’edizione 2021 (si conclude il 22 giugno) si tinge di blu royal, è un coro di urla con il suo nome, che in altri tempi si sarebbe riservato ad un condottiero di ritorno vittorioso dalla battaglia. In effetti nella gloriosa carriera ha collezionato solo successi.

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Lo conferma il Festival della TV di Monte-Carlo che gli conferisce la Ninfa d’oro onoraria direttamente dalle mani del Principe Alberto II di Monaco. Il creatore, attualmente nella capitale francese per le riprese del gioiellino targato Netflix con Lily Collins, si è preso una pausa dai ciak della stagione due per celebrare decenni di successi sul piccolo schermo in occasione del 60° anniversario dell’evento creato per la Principessa Grace Kelly.

Alla vigilia dei 60 anni, questo golden boy della TV è un vulcano d’idee: non solo è in corso il sequel diSex and the City (dal titolo And just like that), ma dopo il finale (agrodolce) di Younger con Hilary Duff ha già in cantiere un’altra serie Netflix di cui anticipa qualche dettaglio. Sorridente, affabile e pacato, si tiene alla larga dalla finta modestia hollywodiana e brinda ad una lunga catena di storie a puntate sempre accattivanti e spesso pionieristiche, come ricorda con gli occhi che brillano. Lo sguardo pieno di riconoscenza e stupore sembra quello di un neolaureato che si sta per affacciare sul magico mondo dello showbusiness invece di quello di un cinico veterano dello spettacolo. Ma non può fare a meno di menzionare un episodio di censura omofoba che ancora oggi gli brucia… headtopics.com

Sono trascorsi oltre 30 anni dall’arrivo in TV di Beverly Hills, 90210 e ancora oggi si capisce subito quando una serie porta il suo “marchio di fabbrica”. Cos’hanno in comune i suoi progetti?«Non sono pensati a tavolino per impressionare, ma frutto della mia esperienza emotiva, dei miei trascorsi e dell’innamoramento costante per tutti i personaggi che creo. Inclusi quelli un po’ fastidiosi, non dico “cattivi”, ma che il pubblico ama odiare. Ecco, loro sono convinti di agire seguendo motivazioni corrette e io li assecondo».

Anche nella prossima serie romantica Netflix,Uncoupled?«Il fatto che la coppia protagonista sia gay (come me, ndr.) è incidentale alla storia. Inizieremo a girare in autunno a New York, ma non chiamatelo un “Sex and the City al maschile” perché di Sex and the City ne esiste solo uno. Vorrei che fosse un’esperienza universale, racconta di una relazione di vecchia data che si sfalda in maniera brutale, una storia moderna con cui ci s’identifica facilmente. Chi non ha mai vissuto una rottura in vita sua? Anche stavolta ci ho messo dentro la mia vita».

Parlando di Sex and the City, seguirà personalmente lo spin-off?«Mi piacerebbe ma attualmente sono impegnato sul set diEmily in Paris, di cui spero ci sia una terza stagione, ma che non è stata ancora commissionata».Perché è questo il momento giusto per raccontare di nuovo la storia di Carrie?

«Innanzitutto perché per primi gli attori hanno voglia di sentirla. Sono affezionatissimi ai loro personaggi e, come il pubblico, si chiedono dove siano oggi perché di fatto lo spettatore s’identifica con queste donne. Il tempo passa e anche loro vivono una fase diversa della vita. Per me è un complimento sapere che continui ad avere appeal dopo tutto questo tempo». headtopics.com

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Con la serie ha fatto scuola anche nel mondo della moda. Quali input ha dato per il guardaroba di Carrie & co.?«Sono stato sveglio abbastanza da affidarmi totalmente nelle mani di quel genio di Patricia Field. Gli outfit sono tutte idee sue: ci ha messo carattere, umorismo, passione ed esperienza, mostrando il mondo della moda in maniera divertente».

Oggi ha carta bianca, ma è stato difficile agli inizi convincere i network a scommettere sulle sue idee rivoluzionarie?«Iniziare con Beverly Hills, 90210 è stato una fortuna: dovunque andassi, dal Marocco alla Russia, la gente aveva sentito parlare della serie. Era stata pensata per un pubblico statunitense, non mi aspettavo certo che viaggiasse per il mondo diventando un fenomeno universale. Questo dimostra che siamo tutti umani, a prescindere dalla latitudine e dalla lingua. Netflix ha rivoluzionato il mercato audiovisivo permettendo ad esempio a Emily in Paris di debuttare contemporaneamente ovunque, creando un’esperienza condivisa. Comunque sì, a quei tempi non era facile convincere i network a osare, a scommettere sugli adolescenti».

Ricorda un no che ancora le pesa?«InMelrose Placec’era un personaggio omosessuale ma quando abbiamo girato un bacio gay ce lo hanno tagliato. ConSex and the Citymi sono preso la rivincita: sulla tv via cavo potevo fare quello che volevo… è stato liberatorio».

Ha scelto Parigi per la serie con Lily Collins, per caso ha in mente un progetto anche per l’Italia?«Mi piacerebbe moltissimo girare in Italia, magari Emily in Rome? Prima ancora del posto però devo trovare lo scopo di una storia. Emily in Paris ha mostrato la ricchezza di un’esperienza in un paese straniero. È una sfida ovviamente, ma ne vale la pena». headtopics.com

Ha ricevuto molte critiche sui clichè francesi inseriti nella serie. Cosa ne pensa?«A me non interessa il pensiero della critica, ma quello del pubblico ed Emily in Paris è stata la serie comedy più vista di Netflix. Forse non è stata colta l’ironia verso entrambe le culture, francese e statunitensi».

EMILY IN PARIS (L to R) LILY COLLINS as EMILY in episode 103 of EMILY IN PARIS Cr. CAROLE BETHUEL/NETFLIX © 2020Da dove nasce l’idea?«Molti americani non hanno il passaporto e non viaggiano, non hanno idea di cosa sia Parigi e poterlo sperimentare in TV è qualcosa di speciale. La serie si basa sull’idea che una giovane statunitense senza la minima cognizione di cosa fosse la Francia arriva all’estero e alla fine cresce, conosce una cultura nuova e diventa matura, formata, in un viaggio che non è solo fisico, ma emotivo. Cosa chiedere di più?».

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