Case green: cosa ci riserva il futuro? - iO Donna

Dopo un anno di pandemia, tra chiusure e smart working, com'è cambiato il rapporto con la nostra abitazione? Quali le nuove tendenze?

17/05/2021 14.19.00

Dopo un anno di pandemia, tra chiusure e smart working, com'è cambiato il rapporto con la nostra abitazione? Quali le nuove tendenze?

Dopo un anno di pandemia, tra chiusure e smart working, com'è cambiato il rapporto con la nostra abitazione? Quali le nuove tendenze?

Cristina LacavaL’abbiamo chiesto alle studentesse e neolaureate del Politecnico di Milano e dell’Istituto Europeo di Design. Ci hanno parlato di spazi flessibili, luminosi, green. Ma soprattutto su misura«Ognuno deve avere il suo angolo di mondo»

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Natura e innovazione protagoniste di un luogo intimo e multifunzionale: le idee di studentesse e neolaureate del PolitecnicoStudentesse del Politecnico di Milano nel Laboratorio Allestimento Paolo Padova del Dipartimento di Design. Foto Giovanni Hanninen

Luce, aria, verde: dopo 14 mesi di chiusure, ce n’è bisogno. E basta con le soluzioni standardizzate per gli interni. Le ragazze del Politecnico di Milano, basandosi anche sulle loro prime esperienze professionali, vedono così la casa del futuro. E allargano lo sguardo al modo di vivere gli spazi comuni, con una headtopics.com

riduzione dei consumi.La strada è già tracciata: da gennaio, per costruire un nuovo edificio è obbligatorio che rispecchi i parametrinZEB(nearly Zero Energy Building), cioè che consumi pochissimo.Leggi ancheIl Politecnico di Milano apre a NoLo uno spazio per la città

Michelle Liati, laureanda in Management of Built Environment, lavora nell’immobiliare: «Sono crollati i quartieri centrali di tendenza a favore di zone residenziali periferiche con tanti servizi, verdi, ben sorvegliate. Essenziali i balconi». Anche Lodovica Maria Giulia Donvito, neolaureata in Interior and Spatial Design, ha un occhio professionale: «Nello studio dove lavoro tanti ci chiedono di adattare gli spazi, creando piccoli ambienti di studio». Martina Gorio, che ha discusso la tesi con Lodovica e lavora a Brescia, sottolinea che «

la casa diventa opprimente se non si ha il proprio angolo di mondo. C’è bisogno di uno spazio intimo e multifunzione. Basta una scrivania a scomparsa, mentre un locale con la moquette può diventare la palestra. Pensiamo agli appartamenti giapponesi, piccoli, dove ci sta tutto». Aggiunge Alice Di Guardo, anche lei neolaureata in Interior and Spatial Design: «Se si cambia la testata, un letto si trasforma in un divano. Basta far scorrere le librerie sui binari per dividere gli ambienti. Qualche oggetto etnico aiuta a creare atmosfera».

Leggi ancheUno spettacolo teatrale ricorda le prime donne ingegnere in ItaliaIl verde è prioritario e chi non ha un balcone, dice Martina, «può valorizzare una finestra, magari con un tavolino in ferro battuto e una parete green alle spalle per creare l’effetto giardino». Alice è contraria a palme e banani: «Meglio piante autoctone». La tecnologia è la chiave del cambiamento: «Gli edifici nZEB hanno un cappotto termico performante, impianti di climatizzazione avanzata, isolamento acustico» dice Manuela Taurino, 26 anni, ingegnera. «Con la domotica potremo controllare a distanza i consumi e gli sprechi». headtopics.com

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