Volley, Miriam Sylla: «Sarò la capitana di una squadra di leader» - VanityFair.it

Indossa la maglia azzurra dal 2015 e da oggi anche la fascia da capitano. Miriam Sylla è il volto di una squadra carismatica che a Tokyo promette di regalare grandi emozioni

25/05/2021 21.31.00

Indossa la maglia azzurra dal 2015 e da oggi anche la fascia da capitano. Miriam Sylla è il volto di una squadra carismatica che a Tokyo promette di regalare grandi emozioni

Indossa la maglia azzurra dal 2015 e da oggi anche la fascia da capitano. Miriam Sylla è il volto di una squadra carismatica che a Tokyo promette di regalare grandi emozioni

Davide Mazzantispiega come un riconoscimento enorme per il percorso che e schiacciatrice ha fatto dentro la Nazionale, ma soprattutto per il fatto che «l’energia che trasmette è quella più idonea».Perché quando scende in campo, la giocatrice classe 1995 si fa sentire. Dagli schermi da casa abbiamo imparato a riconoscerne la grinta, l’incitamento, le urla e l’energia che fanno del posto 4 di Conegliano un elemento imprescindibile per questa Italia di cui

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veste la maglia dal 2015e con cui ha vintoun argento mondiale e un bronzo europeo.Reduce da una stagione strepitosa in cui ha vintoChampions League, Scudetto, Coppa Italia, Supercoppa Italianavestendo la maglia delle pantere dell’Imoco Volleyora ad aspettarla c’è la sfida più bella e importante, quella dei cinque cerchi che, quest’anno, avranno un valore aggiunto: saranno simbolo di ripresa, di ripartenza, di lotta e di vittoria.

Sono passati 3 anniche mai avrebbe sperato di vedere una squadra giovane e poco esperta come quella dell’ItalVolley femminile arrivare a disputare una finale iridata. Le«ragazze terribili»in questi anni sono cresciute, dimostrando un’unione preziosa e rara, simbolo di una squadra dove ogni singolo sa portare una ricchezza all’interno del gruppo. Quel team che allora rappresentava anche il headtopics.com

simbolo di un Paese in trasformazione, con volti nuovi, cognomi di origine straniera, oggi è il volto azzurro che ha le carte in regola per conquistare una medaglia olimpica. «L’obiettivo è bello grosso e la carica è tanta», dice Miriam Sylla.

Come le è arrivata la comunicazione e come l’ha accolta?«La comunicazione è arrivata dal C.t. Davide Mazzanti. Lui mi conosce, abbiamo fatto un percorso insieme, ritiene che io possa ricoprire questo incarico. Da parte mia invece, non ho mai immaginato in tutta la mia vita di fare il capitano. Vestire la fascia in questo momento è un insieme di responsabilità e gratificazione. Sono super contenta ed è bello perché non si parla di me, ma di Nazionale e quindi di intero movimento pallavolistico italiano».

Perché non avrebbe mai pensato di poter diventare un giorno capitano della Nazionale?«Non avrei mai pensato di diventarlo nemmeno in un club, figuriamoci in Nazionale! Quello per me è un ruolo per chi in campo sa essere pacato, mantenere la calma. Io, quando scendo sul mondoflex, metto tutta la grinta di cui sono capace, urlo, incito, non mi fermo e non pensavo di poter rappresentare con questo mio carattere un punto di riferimento, anche se in realtà fuori dal campo sono più tranquilla. Pensavo che il capitano fosse una figura lontana dal mio modo di essere. Di sicuro la nomina mi ha colto di sorpresa perché non era mai stato né un pensiero né un obiettivo, ma mi rende davvero orgogliosa».

Miriam Sylla sente più la pressione o la felicità?«Io sono io e non penso che questo ruolo mi cambi in maniera particolare se non per il suo aspetto burocratico. Non vedo l’ora di tornare in campo, questo sì, e con tutte le compagne con cui condivido un obiettivo che si chiama Tokyo. In Nazionale ci sono le migliori giocatrici di un paese ed essere capitano della squadra azzurra è diverso che esserlo in un club. Qui ognuno è come se fosse il capitano di sé stesso capace di apportare alla squadra delle caratteristiche uniche, proprie della sua personalità». headtopics.com

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Egonu e Sylla – ITALIA – POLONIA – EURO 2019 EUROPEI FEMMINILI ANKARA (TURCHIA)foto Galbiati – CEVLe «ragazza terribili» in questi anni sono cresciute. Cosa ha di speciale questo gruppo?«Dall’argento mondiale in cui nessuno ci avrebbe dato un euro a oggi, la nostra squadra ha sempre cercato di tirare fuori il meglio di sé mettendo in luce le sue caratteristiche migliori. Ognuno ha dato una sfaccettatura diversa al gruppo e questo ha reso la nostra squadra quel modello di riferimento in cui molte ragazzi si rispecchiano. Il fatto che ognuna di noi abbia una caratteristica diversa e degli aspetti caratteriali complementari, ha permesso di creare una rosa dove ognuno può riconoscere qualcosa di sé. A livello personale, ognuna di noi ha affrontato un percorso diverso fatto di vittorie, conoscenza ed esperienza, e a 5 anni da Rio è bello vedere cosa ognuno di noi ha scoperto».

E lei che caratteristica metterà in campo?«A me non mi viene chiesto altro che essere Miriam…e fino a prova contraria, questa cosa la so fare molto bene. Sono anche convinta che non serva una fascia per essere un leader. Ci sono giocatori che pur non passando mai dal ruolo di capitano, sono altrettanto punti di riferimento all’interno del gruppo perché sono leader a modo loro, ognuna con qualcosa capace di trascinare il gruppo».

A post shared by Myriam Sylla Fatime 🇮🇹/🇨🇮 (@miriamsylla)Ci sono grandi aspettative sulla squadra a Tokyo. Questa cosa vi crea pressione?«Non vogliamo stare troppo ad ascoltare le aspettative degli altri, ma pensare a noi stessi e cosa noi vorremmo da noi. Se inizi a pensare cosa dicono gli altri di te e cosa si aspettano finisci per non pensare più a cosa vuoi tu. Io sono sempre andata come un treno verso le mie convinzioni. Se avessi dato retta alle voci, non avrei nemmeno giocato in questo ruolo di posto 4 e probabilmente non sarei andata molto avanti. Ti devi costruire anche a livello personale. Inseguire i propri desideri è un qualcosa che si dovrebbe applicare a qualsiasi ambito della vita ».

Che capitano sarà Miriam Sylla e come sarà la «sua» Nazionale?«Non so che Capitano sarò. È una nuova esperienza e spero di essere una giocatrice in grado di imparare sempre, di accettare le critiche e di essere presente in ogni situazione, in grado di sostenere le mie compagne in ogni momento. Per questo è fondamentale che io resti Miriam sempre. Non è la “mia” Nazionale, è la nostra nazionale e la porterò avanti fino alla fine, insieme alle compagne con cui sono cresciuta, con cui mi sono confrontata in campionato e nella vita. Spero si crei un legame forte capace di resistere a tutte le intemperie e gli ostacoli che, come è normale, incontreremo lungo il percorso a cinque cerchi e non solo». headtopics.com

Originaria della Costa d’Avorio, la sua è una storia che passa attraverso storie di povertà ed eventi che l’hanno vista anche vittima di razzismo. Vede questa nomina anche una sorta di rivincita personale?«Sono contenta di rappresentare la mia Nazione e di essere anche un simbolo di un Paese in trasformazione, ma non voglio che questo diventi il tema centrale. Siamo nel 2021 e non dovremmo nemmeno stare qui a parlare se mi sento più o meno italiana. Dovrebbe essere la cosa più normale del mondo. Sono e mi sono sempre sentita italiana al 100% e sono convinta che conta quello che penso io per quanto riguarda me stessa. Ora sono concentrata sull’obiettivo olimpico, che vale molto di più di qualsiasi discorso o di rivendicazioni sul passato. Le vittorie sono le uniche in grado di parlare e conquistarle con la maglia azzurra addosso è la più grande soddisfazione cui un atleta possa aspirare».

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