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Strega 2020, Juventus

Veronesi, due volte parricida. “Ho tradito e sconfitto i miei ex editori”

All’indomani della notte magica di Villa Giulia, il vincitore dello Strega si racconta: la letteratura, la passione politica e quella per la Juventus

04/07/2020 10.58.00

All’indomani della notte magica di Villa Giulia, il vincitore dello Strega2020 si racconta a LaStampa : la letteratura, la passione politica e quella per la Juventus PremioStrega SandroVeronesi ✍️ Mirella Sarri 4luglio TopNews CasaLettori

All’indomani della notte magica di Villa Giulia, il vincitore dello Strega si racconta: la letteratura, la passione politica e quella per la Juventus

04 Luglio 2020Roma. Riccioli scompigliati con striature di grigio e sul viso qualche traccia del tempo, dei suoi 61 anni trascorsi mantenendo l’aspetto da eterno ragazzo, giacche casual e ogni tanto pure una camicia in stile hawaiano. Ieri mattina, però, Sandro Veronesi qualche segno di stanchezza in più l’aveva: è stata una serata magica ma anche impegnativa al Ninfeo di Villa Giulia dove ha vinto per la seconda volta il premio Strega con

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Il colibrì(La nave di Teseo editore). Con 200 voti ha distaccatoLa misura del tempo(Einaudi Stile Libero) di Gianrico Carofiglio, secondo con 132 preferenze.Com’è andata la nottata?«Faticosa. Ho fatto bisboccia e sono andato a letto tardi», spiega ridendo il narratore fiorentino che ricorda di non aver provato un’emozione analoga quando nel 2006, con

Caos calmo, si era portato a casa l’alloro per la prima volta. «Mi sento sotto pressione. È incredibile. Il fatto che il mio libro con un gesto di generosità e di fiducia sia stato votato dai 600 giurati dello Strega, in buona parte gli stessi che mi hanno già scelto 14 anni fa, mi costringe a un’ulteriore prova. Questa vittoria e questo libro mi impegnano per il futuro». headtopics.com

 Veronesi è uno degli scrittori italiani più capaci di esprimere emozioni forti: temperamento passionale e a volte anche fumantino (come dimostra uno scontro di qualche mese fa con l’ex ministro Matteo Salvini), sa raccontare l’amicizia, l’amore, in tutte le sfumature e accezioni - non sempre necessariamente sensuali ed erotiche -, la malattia, la sofferenza e la morte.

Pensa di dover dimostrare che il premio lo ha meritato?«Nondevo provare nulla. A chi polemizza con questo Strega bis rispondo che l’alloro ha incoronato non me, l’autore, ma il mio libro. Ho ricevuto migliaia di attestati di stima. Adesso non ho tempo di rispondere adeguatamente. Ma lo farò. Il successo è, così è stato spesso detto, un participio passato. Non voglio che sia tale anche per me.

Il colibrìè stato scritto prima della pandemia ma contiene messaggi molto attuali».Si riferisce al capitolo intitolato «Mascherina»?«Cerco di narrare come il mio protagonista, Marco Carrera, dopo lutti e dolori, riesca a mantenere viva e salda la propria identità interiore. A trovare nuove fonti di energia. L’emergenza sanitaria in cui abbiamo vissuto è stata una specie di sincope sociale, un’ischemia che ha bloccato il sangue della civiltà che non irrora più il cervello sociale. Ci è stato vietato di circolare liberamente, di visitare città e musei, d’incontrarci e discutere: questa è la civiltà che ci è mancata. Adesso dobbiamo cercare di ripristinare la circolazione a tutti i livelli».

Crede che il romanzo abbia il compito di divulgare punti di vista etici o politici?«Non mi sono mai servito di pagine letterarie per comunicare i miei giudizi sulla politica. ScrivevoIl colibrìe ho avvertito l’urgenza di intervenire: animato da una forte spinta militante ho interrotto addirittura la stesura del racconto per affrontare con un polemico pamphlet le sofferenze dei migranti. Sono stati otto mesi in cui ho fatto l’attivista. Ma chi si dedica al romanzo non può esprimervi direttamente tesi politiche». headtopics.com

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A proposito di passioni, lei è da sempre un acceso tifoso della Juventus: la squadra del cuore si è congratulata per la sua vittoria. Come si fa a essere juventini, essendo come lei nati a Firenze e avendo trascorso la gioventù a Prato?

«In Toscana domina il campanilismo. È una terra di divisioni. Firenze è la città più detestata da tutte le altre della regione, soprattutto dagli abitanti di Prato che l’hanno sempre vista come un centro di potere e di oppressione. Un ragazzino che, come me, frequentava le elementari a Prato sceglieva tra le squadre in grado di danneggiare la Fiorentina. All’epoca erano tre, la Juve, l’Inter e il Milan. Scelsi la prima anche per il nome che voleva dire gioventù. Da allora… fedelissimo negli anni».

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