Valerio Lundini è serio, per questo fa ridere

15/01/2022 13.22.00

L’intervista al comico e autore romano, che sta portando in giro per l’Italia il suo spettacolo teatrale Il mansplaining spiegato a mia figlia. Leggi

Cultura, Giovanni Ansaldo

Intervista a Valerio Lundini , il comico romano di 'Una pezza di Lundini' che in questi giorni sta portando in giro per l’Italia lo spettacolo teatrale 'Il mansplaining spiegato a mia figlia'. Uno serio, ed è per questo che fa ridere. Di Giovanni Ansaldo .

L’intervista al comico e autore romano, che sta portando in giro per l’Italia il suo spettacolo teatrale Il mansplaining spiegato a mia figlia. Leggi

formato da Jim Abrahams e i fratelli David e Jerry Zucker. Da bambino ero abituato a vedere i comici in tv come delle persone che il presentatore trattava come dei deficienti e pensavo: ‘Ma io non vorrei mai essere così’. Nei loro film invece c’era gente seria come

Leslie Nielsen, che veniva da ruoli drammatici e poteva essere mio padre. Ammiravo la loro compostezza, la capacità di riuscire a essere divertenti senza fare facce strane”, racconta Lundini in collegamento su Zoom da un hotel di Pesaro, dove si trova in tour con il suo spettacolo teatrale

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Da bambino ero abituato a vedere i comici in tv come delle persone che il presentatore trattava come dei deficienti e pensavo: ‘Ma io non vorrei mai essere così’. Nei loro film invece c’era gente seria come Leslie Nielsen , che veniva da ruoli drammatici e poteva essere mio padre. Eppure la classificazione si basa solo sui contagi, senza considerare che la nuova variante del Covid, la Omicron, è sì più contagiosa ma è anche meno letale. Ammiravo la loro compostezza, la capacità di riuscire a essere divertenti senza fare facce strane”, racconta Lundini in collegamento su Zoom da un hotel di Pesaro, dove si trova in tour con il suo spettacolo teatrale Il mansplaining spiegato a mia figlia (che sarà a Roma il 15, 16 e 17 gennaio e proseguirà fino a fine mese). “Non ho mai amato i personaggi cazzoni tipo Jim Carrey, preferirei morire piuttosto che fare le facce che fa lui. A fare il tifo per una revisione della conta dei dati, Luca Zaia . Far ridere per me significa prendere delle persone reali e non delle macchiette.

Mi ha sempre dato fastidio che L’aereo più pazzo del mondo e film simili venissero chiamati demenziali, a me sembrava demenziale tutto il resto”, aggiunge. Per definire 'caso Covid', lo dice l’Ecdc, servono due criteri: una malattia con sintomi simil-influenzali e un tampone positivo". Seduto nella stanza d’albergo, Lundini sta per partire per Bologna, prossima data della tournée, e indossa una felpa nera con una scritta gialla fosforescente, “Migozima”. “Sembra una cosa giapponese, ma in realtà me l’ha regalata un barbiere di Trieste, in dialetto triestino significa semplicemente ‘Io ho freddo’”, spiega. Per questo "noi chiederemo di adottare le linee guida dell’Ecdc, che non significa che c'è 'magheggio' nei numeri - il caso tipico è la partoriente che arriva in ospedale e lì scopriamo che ha il Covid -. “È strano: vedo su Instagram che a tutti i personaggi famosi della tv regalano cose pazzesche. A me di solito regalano solo magliette, e una volta una mortadella, che per carità era buonissima”. Dello stesso parere, anche se favorevole al bollettino quotidiano, Pierpaolo Sileri .

Che effetto gli fa portare avanti un tour durante una pandemia? “Ormai mi sono abituato al contesto, mi sembra già un miracolo riuscire a fare gli spettacoli. Le persone hanno le mascherine, quello è strano, però forse farà ancora più strano tornare a teatro quando finirà tutto questo, ammesso che finisca mai. Non a caso la domenica e il lunedì hanno decessi ben più bassi rispetto al martedì e così - è lo sfogo di Sileri - vediamo i giornali che titolano che c'è un aumento dei decessi". Sono stato a Londra un paio di mesi fa e lì il pubblico non porta le mascherine, ero disorientato”. Ma riguardo al pubblico dei suoi spettacoli, Lundini ha notato anche un’altra cosa: “In quelli che facevo prima di fare esperienza in tv c’erano sicuramente meno persone, tutte dai 25 ai 30-40 anni. Proprio sul bollettino dovrà discutere il Comitato tecnico scientifico che si riunirà nella giornata di venerdì 14 gennaio. Ora invece, per qualche motivo che io stesso fatico a spiegarmi, gli estratti del mio programma si sono diffusi tra i supergiovani, come li chiamava Elio , che magari guardano solo le mie cose su internet, senza neanche accendere la tv.

Mi capita di trovarmi di fronte a persone di diciannove o vent’anni che magari non erano mai state prima a teatro se non con i genitori.. È sorprendente”. Che effetto ha questo sulla scrittura di Lundini? Gli capita mai di pensare uno sketch in funzione della fruizione su internet? “ Una pezza di Lundini è stato concepito fin dall’inizio per essere un programma scomponibile, per creare situazioni che non si chiudevano. Il modo in cui internet rimastica certe cose, da un lato, è positivo perché da loro una seconda vita. Una volta le cose in tv le vedevi una volta e ti restavano dentro la testa per due anni, adesso è inconcepibile che qualcosa non possa essere più replicato.

Al momento la vita principale di questi sketch è su internet, la tv sembra solo un’anteprima. Al tempo stesso però l’effetto meme è pericoloso: pensate a Lillo, che durante Lol .