Una donna che ha avuto una vita pazzesca. Un libro da riscoprire

Eve Babitz: «Sono un’opera d’arte. Per vendetta»

17/02/2021 11.48.00

Eve Babitz: «Sono un’opera d’arte. Per vendetta»

Riproposto in Italia un libro di Eve Babitz, protagonista della scena pop americana degli anni Sessanta e Settanta

diGiulia CalligaroEve Babitz è una leggenda, e sarebbe entrata subito nel novero delle vere scrittrici, per il suo stile naturale, vivace, edonistico e inevitabilmente autobiografico, se non fosse che la prima metà della sua vita è stata un’opera d’arte talmente ineguagliabile, da rendere accessori tutti gli elementi che la compongono.

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Figlia d’arte, figlioccia del compositore Igor Stravinsky,cresciuta con gli amici di famiglia Charlie Chaplin, Greta Garbo, Bertrand Russell,amante seriale di uomini famosi come Jim Morrison, Harrison Ford, Steve Martin, Warren Beatty, Eve è stata un’intellettuale bohemien e festaiola irrefrenabile

nella Los Angels anni ’70, di cui canta le autostrade, lo smog, le palme, i tramonti, l’alcol, la droga, gli amanti.Per comprenderne la tempra, basta ricordare un’immagine che la vedeventenne giocare a scacchi, nuda, con Marcel Duchamp per vendetta di un uomo headtopics.com

, e divenire un pezzo eterno di arte postmoderna. Allora aveva troppa fame di vita per averne di una cosa sola, come la scrittura, che le riusciva fin troppo facile.Eve Babitz (qui in una foto degli anni Settanta) è figlia di un violinista e una disegnatrice. Vive a Los Angeles. In Italia, Bompiani ha pubblicato anche Slow days, fast company e Sex and Rage. Foto di Mirandi Babitz

La donna di L.A.L. A. Woman, romanzo in cui non c’è confine tra la fiction e la sua storia di giovane impaziente di entrare nel rock’n roll della Hollywood degli anni ’60 e ’70. E ora che per età ha scalato la seconda metà dei 70 anni e la festa ha spento le luci,

vive un’incredibile riscoperta che ne fa una nuova eroina anche per le Millennials. Per iO Donna risponde a una delle rare interviste.L.A. Woman di Eve Babitz. BompianiCome vive questa rimonta di L.A. Woman? E a cosa pensa sia dovuta?All’epoca fui stroncata dal New York Times e la presi male: pensavo che sarebbe stato l’inizio di qualcosa di incredibile invece mi trovai a terra, ma non mi arresi. Ovvio, sono felice di quello che sta succedendo ora con questo libro, come anche con gli altri. Credo che i lettori vedano in L. A. Woman un testo storico, cosa difficile per me da realizzare. Forse si deve al fatto che paradossalmente sembra che le donne fossero più libere allora.

La sua scrittura è sempre diretta, ironica, autobiografica: quale dei suoi volti è quello della “scrittrice”? E possiamo dire che la sua vita è un romanzo?Non ho mai diviso la vita in parti, la scrittura è stata sempre un modo per esprimere me stessa, da qui mi veniva un grande senso di libertà. Per quanto riguarda la mia vita, sta ad altri giudicare. headtopics.com

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Era nota prima ancora di essere famosa: quanto ha contato essere figlia di artisti?Ho amato la mia infanzia e, come tutti, sono il prodotto dell’ambiente in cui sono cresciuta. Nel mio caso sono stata subito esposta alla compagnia di artisti. E poi di libri e musica: mio padre era primo violino della 20th Century Fox, mia madre un’artista.

E Stravinsky era il suo padrino. Ce ne parla?Era un uomo adorabile. Ho saputo che fosse famoso molto tempo dopo. Credo che i bambini corrispondano in modo naturale alle persone che sono affettuose e gentili con loro. Non conoscono il concetto di fama.

Nel 1963 è letteralmente diventata un pezzo d’arte con la famosa foto nuda con Duchamp al Pasadena Art Museum. Come accadde?Avevo litigato con il fidanzato d’allora, che non mi aveva invitata alla festa per l’inaugurazione della mostra che curava su Duchamp (Walter Hopps, sposato, curatore della retrospettiva su Marcel Duchamp al Pasadena Art Museum, ndr ), perché sua moglie era rientrata in città. Decisi che se avessi potuto creare caos nella sua vita lo avrei fatto. Così accettai la proposta del fotografo Julian Wasser. Mi disse dopo che avrei dovuto spogliarmi. Faceva fresco all’inizio. Ricordo che mi arrabbiai molto perché Duchamp avrebbe almeno dovuto farmi vincere a scacchi, invece mi stracciò. Ma sortii il risultato voluto: il mio fidanzato entrò e per la sorpresa gli cadde la gomma che stava masticando.

Altri nomi famosi: Jim Morrison. Di lui scrive: «Con Jim la fine era imminente ogni notte e l’alba non era mai certa». Cosa ricorda di quegli anni?Stare con Jim era come stare con il David di Donatello con gli occhi azzurri. Quando ci conoscemmo era sul punto di diventare famoso con i Doors, ma con lui i guai erano sempre vicini. Questo lo percepivo e infatti la vita lo confermò (Morrison morì di overdose nel ’71, ndr ). Tuttavia è tardi per avere sia rimorsi che rimpianti. headtopics.com

Scrive ancora riguardo a Jim: “Il problema del fatto di essere normali è che impedisce di essere grandi”. Vale anche per lei? È per questo che preferì sempre uomini straordinari?Non ricordo neanche più il significato di quelle parole. Furono scritte con la lussuria della giovinezza. D’altro canto oggi è difficile dire cosa voglia dire essere normali, tutto il mondo è impazzito in pochi mesi. Riguardo agli altri uomini, è passato tanto tempo… Io sono sempre stata la stessa con tutti, non li cercavo particolari, rispecchiavano quello che io ero allora.

Cos’è oggi “libertà” per lei?È la capacità di essere contenti.Dopo l’incidente, nel ’97 (accendendo un sigaro, prese fuoco la gonna e metà del suo corpo, ndr ), si è ritirata dalle scene pubbliche. Cos’ha provato?L’incidente ha cambiato completamente la mia vita, e questo è tutto ciò che dico in proposito. Il 2020 ci ha fatti sentire più fragili.

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Da questo punto di vista come rilegge l’audacia bohemien?Non credo esista più, ma ritornerà. Ritorna sempre. Leggi di più: IO donna »

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