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Un sondaggio dà i voti all’informazione della Rai - La Stampa

Un sondaggio dà i voti all’informazione della Rai

08/11/2019 19.36.00

Un sondaggio dà i voti all’informazione della Rai

Barachini, presidente della Commissione di Vigilanza: «Non è concepibile che il servizio pubblico radiotelevisivo si accontenti della sufficienza»

realizzato in esclusiva per la Commissione di Vigilanza mostra come la Rai venga percepita come un’emittente soltanto sufficientemente autorevole ed attendibile dal punto di vista dell’informazione (tg e approfondimenti)». A darne conto è il presidente della stessa Commissione, Alberto Barachini, che nel suo intervento al convegno dal titolo «Una nuova Rai è possibile. Riforma della governance per un’azienda indipendente», ha spiegato questo sondaggio scendendo più nel dettaglio.

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Il fenomeno Fiorello dal Karaoke a Viva RaiplayALESSANDRA COMAZZIIl 57,3% degli intervistati assegna un punteggio tra il 6 e il 7 all’informazione della Rai, il 17,6% assegna un punteggio tra l'8 e il 10, mentre il 23,1% attribuisce un punteggio insufficiente. Il campione intervistato assegna alla Rai la sufficienza in relazione al rispetto dei principi di completezza, pluralismo, imparzialità e indipendenza. Nel sondaggio vengono studiati due tipi di prodotti: per i Tg la media di voto è 6,1, mentre per l’approfondimento 5,9. 

«I dati appena citati - questa è la valutazione di Barachini - non possono essere ritenuti soddisfacenti. Non è concepibile che il servizio pubblico radiotelevisivo si accontenti della sufficienza». A fronte di questo sondaggio, il presidente osserva come la commissione possa e debba dare un ulteriore contributo, attraverso le proprie funzioni di indirizzo e vigilanza, per migliorare la qualità dell’informazione della Rai in modo da renderla ancora più attendibile e autorevole agli occhi dei cittadini. headtopics.com

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Trent’anni di carcere per la guardia giurata che uccise un piastrellista - La StampaTORINO. E' stato condannato a 30 anni di carcere Michele Renda, l'ex guardia giurata che l'8 luglio 2016 aveva ucciso il piastrellista Giuseppe Del Prete, in strada Altessano, perché aveva deriso la sua passione per un arco. La sentenza della Corte d'Assise d'Appello arriva dopo un intricato percorso giudiziario. In primo grado, la pena era stata di 18 anni di carcere, ma c'era stato un errore nel conteggio delle aggravanti. A Renda, difeso dall'avvocato Wilmer Perga, erano stati contestati i futili motivi che avrebbero dovuto portare a una condanna di 30 anni. Dopo la sentenza di secondo grado (15 anni e 8 mesi), la pubblica accusa si era rivolta alla Cassazione. La Suprema Corte aveva accolto il ricorso. La vicenda, però, non sembra essere conclusa. «Farò ricorso – annuncia l'avvocato Perga – Anche se frutto di un errore, avrebbe dovuto essere confermata la pena di primo grado che, ormai, era passata in giudicato». Renda aveva sparato a Del Prete fuori da un bar a due passi dallo Juventus Stadium, dove finisce Torino e inizia Venaria. Un solo colpo dritto al petto con una Beretta calibro 6,75 per riparare all'offesa subita. I familiari della vittima sono rappresentati dall'avvocato Giulio Calosso.