Un anno di Biden. La difficile risalita internazionale degli Stati Uniti (di R. Alcaro, IAI)

20/01/2022 12.01.00

Nel primo anniversario della presidenza più ombre che luci

Joe Biden, Usa

Un anno di Biden. La difficile risalita internazionale degli Stati Uniti

Nel primo anniversario della presidenza più ombre che luci

Il ritorno al tavolo del climanell’assalto al CampidoglioL’asse sino-americanoCon gli europei non sono mancati i problemi, a partire dallo scarso coordinamento sul ritiro dall’Afghanistan e la significativa (ma breve) crisi con la Francia, furiosa perché l’accordo Aukus ha spinto l’Australia a cancellare un precedente contratto per l’acquisto di sottomarini francesi. Ma il trend generale nella relazione transatlantica è stato positivo. C’è stato un avvicinamento su clima, imposta minima globale e Cina e sono state revocate o sospese le tariffe adottate durante la presidenza Trump.

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Con Biden gli Stati Uniti sono tornati molto attivi nei consessi multilaterali. L'eruzione è avvenuta in una caldera sottomarina larga cinque chilometri, il magma è salito in superficie così rapidamente che entrando in contatto con l'acqua fredda ha provocato esplosioni a catena violentissime. Biden ha anche respinto le questioni riguardanti eventuali divisioni in seno alla Nato rispetto alla risposta da dare a Mosca. Sono rientrati nell’Accordo di Parigi sul clima e hanno raggiunto un’importante intesa con gli europei per la riduzione delle emissioni di metano. La difficoltà dell’Amministrazione Biden nell’adottare un’ambiziosa agenda climatica interna ne ha però ostacolato gli sforzi per ottenere stringenti impegni di riduzione dei gas serra durante la conferenza di Glasgow. Gary Chambers Jr. Allo stesso modo, lo screditamento della democrazia americana culminato nell’assalto al Campidoglio e nella delegittimazione dell’elezione di Biden stesso ne ha indebolito l’agenda di promozione della democrazia. Probabilmente, ha aggiunto il presidente Usa, il presidente russo vuole"testare" l'Occidente e la Nato . Né la sua Amministrazione è stata capace di organizzare una risposta globale alla pandemia, limitandosi a una, poi rivelatasi velleitaria, proposta di sospendere temporaneamente i brevetti per i vaccini. Durante lo spot cita le statistiche sugli arresti per i neri americani relative al possesso di marijuana.

Una vittoria molto significativa dell’Amministrazione Biden è stata invece l’approvazione da parte del G20 e dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse) di sulle grandi compagnie dell’high tech, che dovrebbe ridurne la capacità di beneficiare di regimi fiscali più generosi. L’asse sino-americano Ma la grande priorità di Biden è stata la relazione con Cina, che sotto Trump era diventata molto più conflittuale. Chambers sta cercando di spodestare il senatore repubblicano John Kennedy alle primarie di novembre. Uno degli"obiettivi" di Putin, ha detto Biden, è"indebolire" la Nato. Biden ha mantenuto lo stesso indirizzo ma ha adottato un approccio multilaterale contrario all’unilateralismo aggressivo del predecessore. Ha elevato al rango di vertice il ‘Quad’, un forum di dialogo a tutto campo tra Usa, Giappone, Australia e India, concluso il patto di sicurezza ‘Aukus’ con Regno Unito e Australia (a cui gli Usa venderanno sottomarini nucleari), intensificato il dialogo con i paesi del Sudest asiatico e rassicurato Taiwan del sostegno americano in caso di aggressione cinese. In una dichiarazione alla CNN martedì, Chambers ha affermato che"è passato molto tempo da quando i politici hanno smesso di fingere di essere migliori o diversi dalle persone che rappresentano", aggiungendo che è tempo di rivedere il trattamento del sistema di giustizia penale sul possesso di marijuana. Si è unito agli alleati europei nell’adottare sanzioni legate al rispetto dei diritti umani e li ha persuasi a mettere la competizione economico-tecnologica cinese al centro dell’agenda di un nuovo strumento transatlantico, il Consiglio Usa-Ue su Tecnologia e Commercio. Riproduzione riservata.

La cooperazione ritrovata in Europa Con gli europei non sono mancati i problemi, a partire dallo scarso coordinamento sul ritiro dall’Afghanistan e la significativa (ma breve) crisi con la Francia, furiosa perché l’accordo Aukus ha spinto l’Australia a cancellare un precedente contratto per l’acquisto di sottomarini francesi. Altre stanno creando criminali e distruggendo famiglie. Ma il trend generale nella relazione transatlantica è stato positivo. C’è stato un avvicinamento su clima, imposta minima globale e Cina e sono state revocate o sospese le tariffe adottate durante la presidenza Trump. L'annuncio, secondo la sua campagna, è stato girato durante il fine settimana a New Orleans, dove il consiglio comunale ha preso provvedimenti ad agosto per rimuovere le sanzioni per il possesso di marijuana. Soprattutto l’Amministrazione Biden si è coordinata estensivamente con gli alleati europei nella risposta alla minaccia di invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Ha definito con la Nato una serie di misure distensive sul fronte del controllo degli armamenti e la cooperazione militare da presentare alla Russia (con la quale aveva peraltro già esteso l’accordo di riduzione delle armi nucleari New Start) e concordato con l’Ue una rappresaglia economica in caso di escalation in Ucraina. All'inizio di questo mese è entrata in vigore una nuova legge sull'espansione della marijuana medica, una mossa che era stata approvata dal legislatore statale nel 2021.

L’incognita sulle trattative del nucleare Un altro fronte su cui la collaborazione transatlantica è ripresa riguarda la questione nucleare iraniana, l’eredità più pesante lasciata da Trump a Biden. Nel 2018 l’ex presidente aveva abbandonato l’accordo tra l’Iran e sei potenze – Francia, Germania, Regno Unito, Cina, Russia e Usa più l’Ue (E3/Ue+3) – che aveva posto il programma nucleare iraniano sotto limiti stringenti e intrusive ispezioni Onu.Di Ugo Leo Ue, per Macron e Metsola conferenza stampa senza domande: i giornalisti abbandonano la sala 19/01/2022 Conferenza stampa senza domande oggi a Strasburgo per il presidente francese Emmanuel Macron e per la presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola. In risposta, l’Iran non solo ha ripreso attività nucleari proibite, ma ha aumentato le sue dotazioni balistiche ed è diventato più aggressivo, arrivando anche a scontrarsi militarmente con gli Usa. Biden e l’Iran hanno negoziato per mesi le modalità di ritorno degli Usa nell’accordo e dell’Iran al rispetto dei suoi obblighi. Le immagini riprese dal corrispondente del Financial Times @MehreenKhn Messico, lo show del giornalista in TV contro i no vax fa il giro del mondo 19/01/2022 Impossibile sapere se la reazione scomposta del conduttore televisivo messicano Leonardo Schwebel sia stato un colpo di teatro ben orchestrato o se realmente il giornalista abbia perso la pazienza. Prima che fosse trovata un’intesa a Teheran si è però insediato un nuovo, più intransigente governo dominato dai conservatori.

Le trattative sono riprese dopo cinque mesi di pausa, durante i quali l’Iran ha continuato a espandere il programma nucleare."Massa di imbecilli, mettete la mascherina sul viso, non è difficile!", ha urlato Leonardo Schwebel davanti alla telecamera in una arringa appassionata contro coloro che in Messico (e non solo) si oppongono alla vaccinazione e non usano in modo appropriato le mascherine. Se le trattative dovessero fallire, Biden non avrebbe che due opzioni: accettare che l’Iran raggiunga la ‘soglia’ nucleare (abbia cioè la capacità per costruirsi un arsenale in brevissimo tempo) o decidersi per un bombardamento mirato del programma nucleare iraniano, senza però garanzie di poterlo distruggere e rischiando un conflitto regionale, dal momento che l’Iran mobiliterebbe i suoi alleati in Iraq, Libano, Siria e Yemen.  Biden potrebbe pagare a caro prezzo, dunque, la cautela con cui si è mosso inizialmente, rifiutandosi di non solo di riportare subito gli Usa nell’accordo ma anche di fare gesti distensivi nei confronti degli iraniani, come pure lo avevano sollecitato gli alleati europei. La deflagrazione ha provocato un incendio e contribuito all'aumento dei prezzi internazionali del greggio, bloccando - così - il flusso di petrolio. La disfatta a Kabul Le questioni discusse finora sono aperte e pertanto una valutazione complessiva è impossibile. Diverso è il caso dell’Afghanistan. I vigili del fuoco sono al lavoro per domare le fiamme; l'incendio, ora, è sotto controllo.

La ripresa del potere da parte dai Talebani ha tolto ogni illusione sul fatto che il ritiro americano, originariamente concordato coi Talebani da Trump ma eseguito da Biden, sia un’inequivocabile sconfitta. Il presidente ha calcolato che ignorare l’impegno preso dal suo predecessore avrebbe comportato la ripresa degli attacchi contro le forze Usa e reso necessario pertanto investire ulteriori risorse in un paese strategicamente secondario. A Biden si rinfaccia più di aver fallito l’attuazione del ritiro che la decisione di ritirarsi. Questa critica è legittima solo se si accetta che l’Amministrazione Biden (e quelle precedenti) avrebbe dovuto negoziare coi Talebani il passaggio di potere invece che i termini del ritiro delle truppe Usa, lasciando che il governo internazionalmente riconosciuto di Kabul continuasse la guerra da solo. La conclusione è che, politicamente e militarmente, Biden non aveva buone opzioni.

Il presidente si è deciso per quella più drastica in modo da liberare preziose risorse diplomatico-militari da impiegare in fronti strategicamente primari come l’Indo-Pacifico. È possibile che nel lungo periodo sia una decisione favorevole per gli Usa. Per ora non lo è per l’Afghanistan, che senza gli aiuti internazionali rischia una catastrofe umanitaria, né per lo stesso presidente, che ha visto la sua popolarità calare drasticamente. Il bilancio tra luci e ombre In conclusione, nel primo anno di politica estera di Biden ci sono più ombre che luci. Il presidente Usa ha ottenuto risultati positivi ma modesti su clima e democrazia, mentre l’imposta minima globale deve ancora essere ratificata dai membri Ocse.

Il ritiro dall’Afghanistan ne ha minato la credibilità interna e intaccato il profilo internazionale. Pur recuperando il consenso degli alleati alle politiche Usa verso Cina, Russia e Iran, non ha risolto nessuna delle principali questioni pendenti. Potrebbe però aver messo le basi per una loro gestione più organica. In un mondo caratterizzato da crescente rivalità multipolare, non è detto che debba considerarsi un fallimento. (Questo post è apparso già sul sito di .