Tumore al fegato, l’immunoterapia migliora la sopravvivenza

Tumore al fegato, l’immunoterapia migliora la sopravvivenza

29/01/2021 12.03.00

Tumore al fegato, l’immunoterapia migliora la sopravvivenza

Dal Gastrointestinal Cancers Symposium 21 arrivano nuove conferme per la combinazione in prima linea di atezolizumab e bevacizumab

Lo studioDopo un periodo di osservazione di 15,6 mesi, la sopravvivenza di chi ha ricevuto la combinazione è stata di 19,2 mesi rispetto a 13,4 mesi di chi ha ricevuto sorafenib (valori mediani: vuol dire che la metà dei pazienti ha avuto una sopravvivenza inferiore e l’altra metà una sopravvivenza maggiore). Anche gli altri risultati sulla sopravvivenza libera da progressione e sul tasso di risposta obiettiva sono in linea con quelli delle analisi precedenti, come pure il profilo di sicurezza.

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“Atezolizumab in combinazione con bevacizumab fornisce la più lunga sopravvivenza globale osservata in uno studio di Fase III in prima linea per il carcinoma epatocellulare non resecabile”, commentaLorenza Rimassa, professore associato di Oncologia medica presso Humanitas University e vice-responsabile dell’Unità di Oncologia medica dello Humanitas Research Hospital di Milano: “Si tratta di dati estremamente incoraggianti poiché sottolineano la maggiore efficacia e tollerabilità rispetto alle terapie standard, aspetto che potrà incidere in maniera significativa sulla qualità della vita dei pazienti. Questa opzione di trattamento inoltre apre la strada a un approccio che prevede in misura sempre maggiore il coinvolgimento di clinici con competenze differenti al fine di trattare i pazienti in maniera sistemica”.

 La combinazione di atezolizumab e bevacizumabEsiste un forte razionale scientifico a sostegno dell'uso combinato di atezolizumab e bevacizumab. Bevacizumab, infatti, oltre al suo effetto inibitorio sulla formazione di nuovi vasi sanguigni, può migliorare la capacità dell’immunoterapia di ripristinare l'immunità anti-cancro, frenando l'immunosoppressione legata al fattore di crescita endoteliale vascolare (VEGF), promuovendo l'infiltrazione delle cellule T nel tumore e consentendo l'attivazione delle cellule T contro gli antigeni tumorali. “Come dimostrato dai dati dello studio IMbrave150, l’immunoterapia in prima linea in combinazione consente quasi di raddoppiare rispetto al passato la mediana di sopravvivenza”, aggiunge headtopics.com

Calogero Cammà, professore ordinario di Gastroenterologia dell’Università di Palermo e Direttore della Scuola di Specializzazione: “E’ importante sottolineare come in termini di tollerabilità non siano stati riportati segnali di allarme, e questo rappresenta un auspicio incoraggiante rispetto ad un potenziale miglioramento in termini di qualità della vita dei pazienti”.

Il carcinoma epatocellulareIl carcinoma epatocellulare (HCC) è il tipo più comune di tumore del fegato ed è particolarmente aggressivo, tra le principali cause di morti oncologiche in tutto il mondo. In Italia nel 2020 si stimano circa 13 mila nuove diagnosi di tumore al fegato di cui 75-85% HCC, e 7.800 decessi l’anno. L’HCC si sviluppa prevalentemente in persone che soffrono di cirrosi a causa di epatite cronica (B o C) o di abuso di alcool e tipicamente si manifesta in stadi già avanzati. La prognosi per le forme non resecabili di HCC è infausta, con poche opzioni di trattamento sistemico e il tasso di sopravvivenza a un anno è inferiore al 50% dal momento della diagnosi della forma avanzata.

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