«Toglietelo di qua? La signora non vuole vicino il bimbo di colore - VanityFair.it

Succede su un bus, a Genova, nel 2019

15/11/2019 17.31.00

Succede su un bus, a Genova, nel 2019

Succede su un bus, a Genova, nel 2019. Una cosa si direbbe d’altri tempi, perché mai ci si aspetterebbe oggi di trovarsi davanti qualcuno di questo genere. E invece...

Simona Sirianni«Me lo potete togliere di qua?». Una frase che detta così potrebbe non avere grande significato, ma che se riferita ad un bimbo delle elementari di colore e disabile,si trasforma in una vergognosa esibizione di razzismo.A raccontarlo sul blog sosdonne.com è una delle insegnanti accompagnatrici.

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Succede su un bus, a Genova, nel 2019. Una cosa si direbbe d’altri tempi, perché mai ci si aspetterebbe oggi di trovarsi davanti qualcuno di questo genere. E invece,in questo clima dove tutto il peggio del peggio è sdoganato, possono succedere ancora cose di questo genere.

«Succede – spiega la maestra – che sali su un bus con la tua classe, succede che cerchi di sistemare i bambini in modo di averli tutti sotto controllo.Succede che uno di loro finisca vicino ad una signora, lui non è bianco, non è italiano, ed è disabile, headtopics.com

parla pochissimo, ma ha gli occhi buoni e intelligenti. Guarda fuori dal finestrino, è felice di essere con la sua classe, noi che lo conosciamo lo sappiamo».LEGGI ANCHEMa questo a qualcuno dà fastidio: «La signora vicino a lui storce la bocca e inizia a lamentarsi. “

Poi non pagano nemmeno il biglietto!” esclama.Io e le mie colleghe la guardiamo incredule, non vogliamo credere che stia succedendo. Così, per farla tacere, una di noi le risponde che il biglietto i bambini l’hanno pagato tutti.La signora, se così si può chiamare, a un certo punto guarda il nostro piccolo con disprezzo, e ci chiede: “Me lo potete togliere?”

. La mia collega le risponde pronta: “Lui non si alza, se vuole si sposti lei”.«I bambini – continua la maestra- ci guardano, è difficile essere insegnanti in quel momento, devi proteggerli, non esporli, ma come? Stando zitte per non urtargli l’animo?

Poi pensi però allo spazio che il silenzio può lasciare al razzismo e tu sei un’educatrice,pensi a Rosa Park e pensi che era il 1955 e queste cose accadevano tanto tempo fa, non oggi a Genova, nella tua città, con i tuoi bambini».Il racconto è orribile, di quelli che non vorremmo più pensare di dover leggere, e invece. headtopics.com

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«La signora si alza, si siede vicino ad un’altra nostra bambina e le sorride, lei va bene perché è bianca, è bionda, parla italiano. Forse pensa che le assomigli, ma non è così. A me sale la rabbia, è giusto stare zitte?

Così, ritorno dalla signora, faccio spostare la nostra bambina ‘bianca’ in un altro posto e le dico: «Lei merita di stare da sola,qui i diritti sono di tutti, il mondo non è suo!» e mi sposto al centro dell’autobus. Lei continua a lamentarsi, inveisce contro di me, le mie colleghe le rispondono a tono, finché non tace. Prima di scendere mi passa davanti, mi picchietta il braccio tre volte con forza: “Non mi hai fatto paura” mi dice come se il problema fosse chi è più forte tra me e lei».

Non c’è proprio speranza di un ravvedimento né di un rinsavimento per la signora. Pensa proprio di avere ragione, pensa che quel mondo chiuso in cui vive sia il meglio possibile.L’orrore non ha fine.«Non ha capito niente – le risponde la maestra – nessuno voleva farle paura, solo farla ragionare che il mondo è di tutti, soprattutto dei bambini e lei non ha più diritti degli altri.

Ha alzato le spalle ed è scesa, sguardo dritto e sicuro. Io e le mie colleghe ci siamo guardate, avevamo gli occhi lucidi. Siamo state in silenzio fino a scuola. Ovviamente in classe abbiamo parlato con i nostri alunni, perché erano lì, ci hanno visto. E uno di loro aveva le idee molto chiare su quello che era successo a un suo fratello, suo fratello, in questo caso, il fragile dei più fragili. headtopics.com

“Quella signora era razzista”ha detto. Ed è proprio così, perché è importante che,almeno loro, sappiano dare il nome alle cose e capiscano da che parte stare prima che sia troppo tardi».Il racconto è della maestra del bimbo. La versione della signora non l’abbiamo. Al momento, nonostante la storia sia apparsa sui media e sui giornali, non ha ancora risposto. Naturalmente se e quando dovesse farlo, la riporteremo. Perché è giusto accogliere le dichiarazioni di tutti. Nessuno escluso.

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Non merita nemmeno di poter rispondere una persona del genere! Brave le maestre, io le avrei risposto veramente in malo modo!! E brave le maestre! Si meritano proprio un dieci e lode!

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