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Storie di librerie che resistono: la Petrozziello di Avellino - La Stampa

Storie di librerie che resistono: la Petrozziello di Avellino

19/02/2020 22.38.00

Storie di librerie che resistono: la Petrozziello di Avellino

In una città piegata dalla crisi, un rivenditore che è anche centro culturale si rimpicciolisce per non chiudere. E tra i lettori si diffonde la solidarietà

20:02Antonio Petrozziello è mancato oggi, all’improvviso. Ripubblichiamo questo articolo uscito originariamente nell’agosto 2013, che racconta lui e la sua storia.La Libreria Petrozziello ad Avellino, 55 mila abitanti, è di quelle che nel Meridione d’Italia hanno lasciato un segno, e che al tempo di una crisi qui più dura che altrove ancora non si rassegnano a gettare la spugna. È Antonio Petrozziello l’anima e il cuore di questo fortino assediato, libraio che gli amici descrivono come un uomo mosso dall’amore per i libri e per le persone, capace di tenere nella sua libreria solo i titoli che gli piacciono infischiandosene dei bestseller: una strategia chiaramente suicida. 

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«La gestione da parte della mia famiglia inizia nel ’72», racconta il signor Petrozziello. «Quell’anno mio padre rilevò la libreria più antica della città, la Leprino, aperta nella seconda metà dell’Ottocento, dove fino a quel momento aveva lavorato come commesso. Conservo la copia di un carteggio tra il meridionalista Guido D’Urso e Piero Gobetti, per far avere i libri di quest’ultimo alla Leprino. L’originale è conservato presso l’Archivio Gobetti di Torino». Negli anni Settanta, ad Avellino, la Petrozziello era un punto di riferimento per quanto riguarda la scolastica. «Ma nel 1980 rinunciai a un posto da impiegato per fare il libraio a tempo pieno, così da allargare i miei orizzonti e dare un contributo anche minimo alla comunità. Col mio ingresso in negozio, abbiamo dato un forte impulso alla varia, puntando fin dall’inizio su editori magari meno forti in quanto a fatturato e visibilità ma capaci di costruire poco per volta un catalogo di qualità».

Non solo. «Nel ’90 cambiammo sede, allargandoci, e per un decennio la libreria divenne un collettore di energie del territorio, richiamando insegnanti illuminati, giovani che si avvicinavano alla scrittura. Organizzammo incontri con Sergio Quinzio, Vittorio Foa, Giorgio Galli, ma anche Marco Tarchi, Giano Accame: al di là delle ideologie, per confrontarsi. Da noi, per discutere dell’editoria di progetto a partire dagli scritti di André Schiffrin, venivano Giuseppe Laterza, Carmine Donzelli, un motivo di grande soddisfazione per una piccola cellula di provincia come la nostra. A metà di quel decennio, organizzammo la prima rassegna di cinema all’aperto nella storia della città, e vennero i fratelli Taviani, Ettore Scola e Ken Loach. Insomma: ci proponevamo come punto di riferimento a tutto tondo per il territorio, all’insegna del confronto, della discussione e dello scambio». headtopics.com

Tanto da sponsorizzare la nascita di una rivista ideata da Franco Arminio e battezzata Alto Fragile, su cui per circa un lustro hanno scritto non solo Valentino Zeichen o Gianni Celati, ma anche tanti giovani di Avellino e dintorni. Poi, intorno ai primi anni Duemila, i primi segnali di quella crisi che oggi ha investito tutto il Paese. «Tenga presente che ad Avellino, intorno alla metà degli anni Cinquanta, c’erano altre due o tre librerie che hanno avuto vita più o meno lunga. L’ultima ha chiuso due mesi fa. Ora in città c’è chi lavora grazie alla scolastica, e poi c’è il franchising. Un punto Mondadori, uno della Giunti, e una libreria Guida che dopo una quindicina di anni è stata rilevata dai dipendenti e adesso lavora più grazie al bar che ai libri».

Così, nel 2010, la Petrozziello ha di nuovo cambiato sede, questa volta per rimpicciolirsi, trovando casa in via Fratelli del Gaudio. «Qua vicino ci sono una paio di scuole, ma dal punto di vista commerciale non è l’ideale. La Petrozziello è in sofferenza da cinque anni. La chiusura al traffico di alcune zone della città non ha favorito come altrove le attività commerciali: qui da noi il centro e la periferia non sono ben collegati dai mezzi pubblici». Ma naturalmente la viabilità e il nuovo trasloco non sono i soli motivi di un malessere che la crisi attuale non ha fatto che acuire. «Mancano interlocutori come la scuola e la famiglia: né l’una né l’altra possono più permettersi un consumo culturale consapevole e partecipato. Ed è così anche per ciò che riguarda il cinema, il teatro, la musica. Qui non c’è un’università, e l’economia drogata del post terremoto non ha saputo costruire basi solide. Da quell’evento luttuoso si sarebbe potuto dare il via a una rinascita del territorio, invece si è speculato, puntando tutto sul cemento e sul mattone. La classe dirigente si è dimostrata incapace di scelte che potessero incidere nel lungo termine, e da questo punto di vista Avellino è la cartina al tornasole dell’intero sistema-Paese».

Secondo il libraio Antonio Petrozziello la Questione Meridionale andrebbe affrontata proprio a partire dalla cultura. «Certo. Formando il cittadino, la comunità. Perché al di là di tutte le discussioni su cartaceo e digitale, come dice Umberto Eco, non è questione di contenitori ma di contenuti. E sa qual è la mia utopia a questo punto delle cose? L’azionariato popolare. Perché una comunità che riceve deve saper anche dare».

In realtà, il fatto che anche la Petrozziello possa chiudere i battenti ha già prodotto un moto di solidarietà tra gli avellinesi che non vogliono perdere questo mondo fatto di libri e di voci. Qualcuno ha proposto al Comune di concedere uno spazio senza pretendere un canone d’affitto, altri hanno chiesto ai parlamentari di devolvere una parte del loro stipendio. «Ne hanno scritto il Mattino di Napoli e sul web. Grazie a Marco Ciriello, un ragazzo che è cresciuto in questa libreria, per due mesi ogni martedì abbiamo fatto letture ad alta voce a partire da Bartleby lo scrivano di Melville. È stata aperta una pagina Facebook per salvare la Petrozziello, e ho avuto contatti con editori indipendenti come Marcos y Marcos, Minimum fax, Del Vecchio, con cui lavoro egregiamente. Il 25 maggio, per il suo tour italiano, verrà da noi Deborah Willis, l’autrice di Svanire, un gesto di grande fiducia e collaborazione. Speriamo di farcela anche stavolta». Insomma: ha da passa’ ’a nuttata, come scriveva in Napoli milionaria il grande Eduardo. headtopics.com

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