Stefania Bertola: “Il mio libro corale scritto per regalare spensieratezza ai reclusi del lockdown”

Stefania Bertola: “Il mio libro corale scritto per regalare spensieratezza ai reclusi del lockdown”

11/10/2020 17.52.00

Stefania Bertola: “Il mio libro corale scritto per regalare spensieratezza ai reclusi del lockdown”

La scrittrice martedì è al Circolo dei Lettori con “Via delle Magnolie 11”. Il romanzo inizialmente è uscito a puntate su Facebook

16:10Lo stile è quello consueto, improntato a una leggerezza arguta, a un’ironia colta ma non spocchiosa, a un’immaginazione germinante e briosissima. Ma per niente consueta, invece, è la genesi: perché il nuovo libro di Stefania Bertola è nato nella reclusione del lockdown e ha visto la luce, prima che in versione completa sulle pagine di Einaudi, a puntate su Facebook. Come una pillola quotidiana, un antidoto contro ansie e iatture di un tempo infelice.

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Stefania, come è nato questo «Via delle Magnolie 11»?«Quando è scoppiata l’epidemia stavo lavorando a un altro romanzo, “Le cure della casa”, che ora concluderò. In quei giorni di forzata clausura, che sono stati molto difficili per tutti, però, sentivo lamentarsi persone con case comode e spaziose e senza particolari problemi economici. I privilegiati, insomma, e mi ci metto anche io. Pensavo alle persone costrette a vivere in alloggi angusti, magari con due o tre bambini scatenati da gestire o a chi non arrivava a fine mese con i soldi».

Quelli che, insomma, non avevano solo il problema di accaparrarsi il lievito o di schivare le penne lisce al supermercato…«Ecco, mi fa così rabbia l’intollerabile mistica del pane fatto in casa, della cura del nido domestico. Tutta retorica, a fronte delle sofferenze vere di tanta gente. Prendiamo la didattica a distanza. Diciamolo: è una cosa tremenda, del tutto innaturale. Da questo malessere che sentivo e intuivo, è nata l’idea di scrivere un romanzo a puntate». headtopics.com

Una cosa un po’ ottocentesca.«Già e tra l’altro era un sogno che avevo nel cassetto da tempo, da ammiratrice convinta di Dickens. Però la mia scelta andava oltre le preferenze artistiche. Ho pensato di scrivere, un po’ ogni giorno, per regalare una piccola pausa di spensieratezza quotidiana. Un’evasione assoluta dal Covid. Mi sono tanto allontanata dalla realtà, da inventarmi un paese inesistente».

E per la prima volta ha ambientato un suo romanzo fuori da Torino.«Era tempo che volevo farlo. Anche perché non ne potevo più di sentire la solita domanda: “Che rapporto ha con Torino?”. A me sembra normale che uno scrittore possa ambientare i romanzi nella sua città… Comunque, visto che via delle Magnolie 11 diventerà il primo titolo di una trilogia, gli altri avranno come sfondo Inghilterra e Francia»

Di cosa parla questo volume, che sarà presentato martedì alle 21 al Circolo dei Lettori?«Riunisce tutti i capitoli che ho scritto, uno ogni mattina alle sette, salvo la domenica, dal 16 marzo al 4 maggio. Ho anche aggiunto un capitolo e poi ho rivisto tutto quanto. Perché un conto è andare a braccio, come ho fatto su Facebook, e un altro confezionare una narrazione organica. In sintesi, è la storia dei Boscolo, una famiglia che abita su diversi piani di una palazzina. Nella stessa casa, un appartamento di alcuni parenti che vivono all’estero è stato affittato ma, all’improvviso, i proprietari lo reclamano. Attorno a questo plot, s’intrecciano diverse vicende».

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«Credo la bellezza, al di là di certe proporzioni che la rendono universale, sia quanto di più soggettivo esista. Ma soprattutto, vorrei che – canonica o controversa – diventasse un po’ meno primaria, in riferimento al mondo femminile. Perché invece di parlare della bellezza delle donne, non si parla dei loro stipendi sempre inferiori rispetto a quelli di un uomo? O, magari della paura che molte hanno di perdere il posto quando restano incinte?

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