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Sassoli presidente del Parlamento Ue, ma la maggioranza  già perde colpi - La Stampa - News dall'Italia e dal mondo

Sassoli presidente del Parlamento Ue, ma la maggioranza già perde colpi

04/07/2019 09.08.00
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Sassoli presidente del Parlamento Ue, ma la maggioranza già perde colpi

Missione della Von der Leyen a caccia di consensi. Lega e M5S sconfessano Conte: noi non la voteremo

Sassoli presidente del Parlamento Ue, ma la maggioranza  già perde colpiMissione della Von der Leyen a caccia di consensi. Lega e M5S sconfessano Conte: noi non la voteremoMARCO BRESOLIN03 Luglio 2019INVIATO A STRASBURGO. C’è un altro italiano alla guida del Parlamento europeo, ma nella pattuglia tricolore prevalgono i mugugni rispetto ai sorrisi. E c’è pure la prima donna scelta per guidare la Commissione europea, arrivata di corsa a Strasburgo «perché qui è il cuore della democrazia». Ma ad accoglierla c’è un’Aula molto delusa dal suo nome.

Cinque azzurri (e tutto il Galles) si inginocchiano prima del fischio di inizio: non era mai successo Primarie a Roma e Bologna, Letta e il Pd: «Grande affluenza, una festa della democrazia» In Edicola sul Fatto Quotidiano del 21 Giugno: Fico: “Ora il salario minimo e nuovo alt ai licenziamenti” - Il Fatto Quotidiano

Strasburgo, giorno due della nona legislatura europea. Dopo il debutto di martedì passato a scherzare e a scattare selfie, è il momento di fare sul serio. Alle 13 in punto va in scena il primo atto: David Sassoli, esponente Pd, viene eletto alla presidenza dell’Eurocamera. Prende il posto di Antonio Tajani, come lui

giornalista. Un colpaccio per i dem e per il sistema-Italia, che in questo giro non si aspettava affatto di incassare un’altra poltrona di peso ai vertici delle istituzioni Ue.Ma l’incoronazione non è stata affatto una passeggiata. Per assegnare la guida dell’eurocamera sono servite due votazioni: la prima è andata vuoto. Sassoli si era fermato a 325 voti, sette in meno del quorum. Ce l’ha fatta al secondo giro e per il Pd «è uno di quei successi che in maniera così netta non si vedevano da tempo», riconosce l’eurodeputato Brando Benifei. Ma per la nuova maggioranza parlamentare i segnali sono tutt’altro che positivi. headtopics.com

Sulla carta, la coalizione formata da socialisti, liberali e popolari (i Verdi hanno già sbattuto la porta) avrebbe 442 voti. E i consensi per Sassoli si sono fermati a quota 345. Parecchie delegazioni del suo gruppo hanno dirottato i voti sull’ambientalista Ska Keller (tedeschi, britannici e olandesi gli indiziati principali). La ragione del malcontento non è Sassoli, ma l’accordo sul pacchetto di nomine Ue confezionato dai capi di Stato e di governo. Per molti eurodeputati socialisti era necessario «dare un segnale» al Consiglio con un voto di protesta. Da qui la scelta di sostenere la candidata dei Verdi. Stesso discorso, ma in modo speculare, per i Popolari. Diverse delegazioni (dell’Est) hanno puntato sul conservatore ceco Jan Zahradil: per lui 162 voti, cento in più di quelli garantiti dal suo gruppo.

Tra meno di due settimane sarà Ursula Von der Leyen a sottoporsi alla prova dell’Aula. E i chiari di luna sono tutt’altro che positivi. Gli eurodeputati tedeschi della Spd hanno già detto in tutte le lingue che non la voteranno. Non saranno i soli. Per questo ieri la ministra si è subito precipitata a Strasburgo. Accompagnata da un dimesso Manfred Weber («È venuta per consolarlo» scherza un parlamentare), si è rivolta ai neo-eletti parlando in tedesco, inglese e francese. Si è auto-definita «figlia dell’Europa», ha promesso un grande coinvolgimento del Parlamento Ue e ha annunciato che farà il possibile per difendere il principio dello Spitzenkandidat. Quello

che, per intenderci, con la sua designazione è stato sconfessato.Poi ha incontrato brevemente Sassoli ed è ripartita per Bruxelles. Nei prossimi giorni vedrà gli altri gruppi della maggioranza per chiedere il loro sostegno, ben consapevole dei malumori che potrebbero mettere a rischio la sua elezione. Per questo si è subito attivata per riportare i Verdi nella coalizione. «Difficilmente avrà il nostro voto» confessa un eurodeputato M5S. «Certamente noi non la sosterremo» spiega una leghista. Due prese di posizione che sconfessano Giuseppe Conte, che in Consiglio ha appoggiato Von der Leyen.

Non è una bella giornata per i partiti della maggioranza di governo, costretti a ingoiare l’elezione di «uno del Pd». I grillini (relegati nel gruppo dei non iscritti) si consolano con la riconferma di Fabio Massimo Castaldo come vice-presidente dell’Aula e spiegano di aver lasciato «libertà di coscienza» sul voto del presidente. I leghisti, in serata, hanno abbandonato l'Aula per protestare contro le modalità di voto decise da Sassoli. Netto invece il “no” di Raffaele Fitto (Conservatori), che sbarra gli occhi quando sente Sassoli dire che «il Parlamento deve essere aperto alle Ong». Pressati da Giorgia Meloni, anche i forzisti alla fine hanno deciso di non votare l’ex giornalista Rai. Si sono astenuti. headtopics.com

Pizza, la ricetta perfetta per farla a casa Giustizia, l'attacco di Marta Cartabia: “Crisi di credibilità e fiducia, ci vorrebbero tanti Livatino” Italia da record: batte il Galles 1-0 ed è prima nel girone. Pessina gol, ora ottavi contro Ucraina o Austria Leggi di più: La Stampa »

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Se quel ruolo contasse qualcosa non avrebbero certo messo un italiano Il Presidente Sassoli invece di incoraggiare le Ong si recasse in Libia a risolvere la condizione e la ricollocazione dei migranti con una delegazione UE. Renderebbe un servizio migliore a tutti senza creare tensioni.

Putin: i sovranisti guideranno  l’economia - La Stampa - News dall'Italia e dal mondoQual è lo stato delle cose oggi, e qual è la valutazione che ne diamo in Russia? Negli ultimi tempi, la crescita dell’economia globale è caratterizzata da valori positivi. Nel periodo 2011-2017, si è registrata una crescita media annua del 2,8%. Negli ultimi anni è stata di poco superiore al 3%. Ma, a nostro avviso, i leader degli Stati, tutti noi, dobbiamo ammettere francamente che, nonostante la crescita menzionata, il modello attuale di relazioni economiche è purtroppo in crisi. E questa crisi ha un carattere universale: i problemi si sono accumulati e moltiplicati, sono più seri e più grandi di quanto sembrasse in precedenza. Dopo la fine della Guerra fredda e l’accesso di nuovi mercati al processo di globalizzazione, l'architettura dell'economia mondiale è cambiata radicalmente. Il modello dominante di sviluppo, basato sulla tradizione occidentale cosiddetta liberale, modello che possiamo convenzionalmente definire come euro-atlantico, ha cominciato a rivendicare non solo un ruolo globale, ma universale. Il principale motore dell'attuale modello di globalizzazione è stato il commercio mondiale che dal 1991 al 2007 è cresciuto più del doppio del tasso di crescita del Pil globale. Ciò è comprensibile, si sono aperti nuovi mercati: l’ex Unione Sovietica, tutta l’Europa dell’Est, e le merci si sono riversate su questi mercati. Ma questo periodo si è rivelato relativamente breve per gli standard storici. È seguita la crisi globale del 2008-2009 che non solo ha esacerbato, ha fatto emergere squilibri e sproporzioni, ma ha anche evidenziato che il meccanismo della crescita globale stava iniziando a vacillare. La comunità mondiale ha poi svolto un lavoro serio sugli errori. Tuttavia è mancata la volontà, o forse il coraggio, per comprendere appieno qual era il problema e trarne le relative conseguenze. È prevalso un approccio semplicistico, secondo cui il modello di sviluppo globale in quanto tale era assolutamente valido, sarebbe stato sufficiente eliminare i sintomi, VFC picolo sronzo In Europa di sicuro, mi pare stia andando proprio così... Che stia sereno e pensi al suo paese che ormai ha un pil da terzo mondo e la sua popolarità è a picco, il suo tentativo di scombussolare il vecchio continente è fallito e l'unica sponda che gli resta è Trump.

Nella Bce di Lagarde più realpolitik che tecnica economica - La Stampa - News dall'Italia e dal mondoIn febbraio, nell’ornatissima aula della Guildhall di Londra, Christine Lagarde sorprese i signori e le signore della City con l’esortazione a copiare Mary Poppins. «Servire altri e non voi stessi: questa è la vera magia della finanza», disse allora la capa del Fondo Monetario Internazionale. Dopo un summit europeo pieno di sorprese, l’Europa ha chiesto a Madame Lagarde di spargere polvere magica sulla traballante economia della zona euro. Per ragioni più di realpolitik che di meritocrazia, l’ex legale ed ex ministro delle Finanze francesi diventerà la prima donna e la prima non-economista a guidare la Banca Centrale Europea. Sarà all’altezza di non far rimpiangere Mario Draghi? Di pilotare una barca che fa acqua da tutte le parti lontano dagli scogli della recessione? E di ottenere i necessari compromessi politici tra la tirchia Germania, i ficcanaso di Bruxelles e gli spendaccioni governi mediterranei? Sono domande che domineranno il panorama politico-economico dell’ Unione Europea per anni, anche se per il momento i mercati sono infatuati dall’idea che la Lagarde continuerà a stimolare le economie del continente. Con o senza magie, la Bce della Lagarde sarà molto diversa dalla Bce di Draghi. Un banchiere che conosce bene sia i corridoi di Francoforte sia la nuova regina dell’euro me lo ha spiegato così: «Più pubbliche relazioni, meno dibattiti sui contenuti». Il concetto, certo non caritatevole, è che la Lagarde non possieda la conoscenza tecnica o il tenore intellettuale per combattere i nemici sul campo dell’economia. L’esperienza dell’Fmi indica che, quando la posta in gioco è alta (il salvataggio della Grecia, dell’Argentina ecc), la signora ha seguito fedelmente le direzioni della propria burocrazia, con grande amplomb, carisma e calma ma senza dare l’impressione di essere autrice della strategia. È una bella differenza da Draghi. Se i muri del quartiere generale della Bce avessero la bocca, parlerebbero di scontri tra titani tra Draghi e i tedeschi guidati

Raid in Libia: strage di migranti. Anche Parigi condanna Haftar - La Stampa - News dall'Italia e dal mondoBombe su un centro alle porte di Tripoli, almeno 44 morti. L’Onu si riunisce e apre un’indagine fam_cristiana GiuseppeConteIT MediasetTgcom24 ilgiornale Affaritaliani agorarai skytg24 leggoit Rammentiamo che per Salvini e tanti suoi quaqquaraquà la Libia era 'porto sicuro'. Quante vittime dei respingimenti italiani ci sono tra i morti sotto le bombe? Maumol Perché, vi aspettavate applausi a scena aperta da parte di Macron? Dai, siete meno cretini di così... Libia Haftar Parigi? Gli stessi coglioni che hanno tolto di mezzo Gheddafi e gettato la Libia in questo casino? Fanculo!!!

Nella commissione di Von Der Leyen il nodo da sciogliere sarà il ruolo dell’Italia - La Stampa - News dall'Italia e dal mondoA calcio Germania-Italia è una classica. La Germania è sempre favorita. L’Italia spesso sorprende. I giochi di Bruxelles e Francoforte sono molto più complessi – non fosse altro perché le squadre in campo non sono due – ma i pronostici sono molto simili: i tedeschi svettano, gli italiani fanno melina difensiva. Berlino si è già aggiudicata la Presidenza della Commissione. Roma, pur segnando il gol della bandiera con l’elezione di David Sassoli alla Presidenza del Parlamento, è indebolita. L’uno e l’altro risultato rispecchiano sia i rispettivi rapporti di forza sia circostanze contingenti. La Germania è indiscusso Paese leader dell’Ue orfana del Regno Unito, l’Italia è terzo con qualche affanno. Da decenni non c’era un Presidente della Commissione tedesco. Ci guadagna la trasparenza: meno bisogno che Berlino pesi su Bruxelles dietro le quinte. Noi avevamo tre italiani in posizioni apicali: Mario Draghi alla Banca Centrale Europea, Federica Mogherini Alto Rappresentante Ue, Antonio Tajani Presidente del Parlamento europeo; non potevano durare. Col tortuoso negoziato si è concluso il primo tempo. Comincia il secondo: quello per il controllo della macchina, in particolare della Commissione. I tedeschi partono in forte vantaggio. All’arrivo a Bruxelles Ursula von der Leyen trova una Bruxelles germanizzata, con tre connazionali nei tre posti chiave di Segretario Generale: Martin Selmayr, della Commissione; Helga Schmid, del Servizio Europeo di Azione Esterna; Klaus Welle, del Parlamento. Tedesco anche il Presidente della Banca Europea Investimenti, Werner Hoyer. La partenza del potentissimo Selmayr, vero regista della Commissione Juncker, è data per scontata. Non ci può essere un Segretario Generale della stessa nazionalità del Presidente. Tornare al ruolo di Capo di Gabinetto? Improbabile; e ci si può domandare se lo voglia, o ancor più se Von der Leyen voglia un servo padrone. Helga Schmid terminerà il mandato nel 2020. Nel giro di un anno, l’impronta tedesca a Bruxell

Quei quaranta miliardi che ancora ci separano da Bruxelles - La Stampa - News dall'Italia e dal mondoPer il 2020 il governo ha preso con l’Europa un impegno – di tenere i conti in ordine – che contrasta del tutto con le parole di Matteo Salvini, di Luigi Di Maio e dei rispettivi seguaci. Il ministro Giovanni Tria, sorretto dalle reazioni dei mercati ieri, sostiene che all’Italia farà bene mantenerlo. Vedremo a settembre come la questione si evolverà. Per il momento, ovvero per quanto riguarda il 2019, abbiamo ciò che la Commissione europea chiama «fiscal correction», ossia correzione di bilancio, mentre il nostro governo nega che di «manovra correttiva» si tratti. Definizioni a parte, sarà qualcosa di cui i cittadini avvertiranno poco l’effetto. Ma proprio per questo è interessante riflettere su che cosa contenga davvero. Le due misure-bandiera della coalizione, reddito di cittadinanza e pensionamento anticipato con «quota 100» si sono rivelate assai meno costose di quanto calcolato. In entrambi i casi, i richiedenti sono stati meno numerosi del previsto. Si potrebbe dire che il «popolo» non si è entusiasmato troppo del dono ricevuto dai populisti. Tra i sessantenni che si pensava avrebbero chiesto la pensione anticipata il 30% ha preferito rimanere al lavoro. Fino a un quarto dei potenziali beneficiari del sussidio che, nelle intenzioni, doveva «abolire la povertà» almeno per ora sembra non ritenersi abbastanza bisognoso da richiederlo. I calcoli del Tesoro erano giustamente prudenti, ma nessuno li aveva contestati. I critici dei due provvedimenti temevano che entrambi potessero favorire il lavoro nero. Benché sia presto per trarre conclusioni, si può ipotizzare che gli impiegati nel sommerso abbiano preferito non chiedere il reddito di cittadinanza, e i pensionabili abbiano preferito tenersi l’impiego legale piuttosto che cercarne un altro in nero da pensionati. Comunque sia, il Paese reale non corrisponde all’immagine che ne veniva tracciata. Il malcontento contro la legge Fornero esisteva, ma era stato sopravvalutato. La povertà c’è, e servivano strumenti di as CONTRASTA, MA BASTA CHE SE MAGNA, COME SI DICE.

La Stampa cambia: ecco la casa trasparente dell’informazione digitale - La Stampa - News dall'Italia e dal mondoUn giornale digitale tutto nuovo. La Stampa cambia aspetto e sostanza: un progetto cominciato un anno fa con il restyling del giornale cartaceo e il lancio delle Top News che oggi approda anche sulla nostra home page. Abbiamo lavorato su un design il più possibile chiaro ed essenziale, che porti in primo piano i singoli contenuti e riorganizzato le pagine. La parte più impegnativa, però, non si conclude con il nuovo design: al contrario, la home page nuova è il punto di partenza di un cantiere che procederà nei prossimi mesi.Il cardine di questa seconda trasformazione è la trasparenza. La principale caratteristica dei giornali digitali è l’immediatezza del contatto con il pubblico: per un giornalista, una risorsa inestimabile. Moltiplicheremo i canali – e i momenti – di scambio diretto, valorizzeremo i commenti del lettori sotto i nostri articoli perché crediamo che questo sia uno dei punti che qualificano il giornale digitale. Chi legge può interagire all’istante, chi scrive può (e deve) tenere conto dell’interazione in tempo reale. Correggere il tiro, controllare, aggiungere elementi che sono sfuggiti al primo sguardo, integrare le nostre opinioni con quelle di chi ci legge. E anche raccontare ai nostri lettori come funziona il nostro lavoro: nell’era dell’informazione (quasi) istantanea e del social network condividere i metodi che seguiamo per fare il nostro lavoro e i trucchi del mestiere è diventato importante. Cercheremo di somigliare il più possibile a un ristorante con la cucina in vista.Il secondo punto fondamentale sono i nuovi mezzi. Negli ultimi anni, con la parte digitale, La Stampa ha imparato a raccontare il mondo ai suoi lettori attraverso i video. Quindici anni fa una produzione video dentro la redazione di un quotidiano sembrava fantascienza, oggi è lavoro di tutti i giorni. Ora ci avviamo verso la stagione dei podcast, i giornali (digitali) che parlano: i nostri lettori conoscono bene il servizio PodLast, uno strumento che negli ultimi due anni è Si ma cambia anche cominciando a scrivere una riga su Bibbiano o la censura continua?