Sara Ventura, fitness coach: «Non mi importa il bello o non bello, maschile o femminile. Mi voglio riconoscere» - VanityFair.it

Sara Ventura si prende cura dell'aspetto fisico con l'allenamento, ma aiuta le persone anche ad accettarsi per quello che si è davvero, per diventare la versione migliore di sé.

20/06/2021 19.30.00

Sara Ventura si prende cura dell'aspetto fisico con l'allenamento, ma aiuta le persone anche ad accettarsi per quello che si è davvero, per diventare la versione migliore di sé.

Ex tennista, ora fitness coach che insegna anche a volersi più bene, Sara Ventura si prende cura dell'aspetto fisico con l'allenamento, ma aiuta le persone anche ad accettarsi per quello che si è davvero, per diventare la versione migliore di sé. Perché crede che la bellezza non sia soltanto nel corpo: è la manifestazione di un benessere che riguarda la mente e lo spirito

Sara Ventura,autrice del libroA testa Alta, edito da De Agostini, è la fitness coach di cui tutti avremmo bisogno. Il suo libro nasce dall’esigenza che ha sentito di aiutare le persone ad avvicinarsi all’immagine migliore che hanno di loro stessi.

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Sara Venturamette così a disposizione dei suoi clienti, di solito persone dello spettacolo o modelle che lavorano con il loro corpo e con la loro confidence, la sua esperienza da ex tennista professionista con all’attivo 15 titoli italiani in carriera.

Oggi ha una sua palestra, è il direttore tecnico diSara Ventura Body & Art,uno spazio dal look industriale, quasi newyorkese, in Ripa di Porta Ticinese a Milano.Per il mese dedicato al Pride ci ha concesso i suoi pensieri su come fare ad accettare il proprio corpo, partendo dalla sua esperienza personale, anche dalla sua omosessualità. Sara ha raccontato di aver imparato a non farsi colpire dai commenti negativi sul suo aspetto fisico, che qualcuno ha definito maschile, e a farsi paladina di un nuovo pensiero, che va oltre la body positivity per diffondere un messaggio di neutralità. headtopics.com

«Il nostro corpo sta subendo sempre più un’immagine ossessiva di controllo. La nostra fisicità inevitabilmente influenza il nostro stato emotivo, dobbiamo capirlo e riconoscerlo. Il prenderci cura di noi prevede un continuo dialogo tra il sé e l’immagine di sé.

Gli standard culturali spingono a trovare quello che non va, più che a sentire come stiamo.Come se fossimo parti separate.Come se non esistesse relazione tra l’essere, l’avere e l’apparire», così esordisce Sara Ventura nel condividere con noi il suo flusso di pensieri sull’argomento.

Che consigli può darci per imperare ad accettarsi per come si è?«Dobbiamo costruire il senso della nostra esistenza al di la dei condizionamenti esterni. Ogni persona è differente, non può esistere un percorso uguale per tutti e non possono esistere allo stesso modo dei canoni estetici stereotipati. La realtà corporea è differente da quell’immagine ideale che da tempo ci viene proposta. Siamo fatti di carne, brufoli, grasso, rughe. Anche nella vita di un’atleta ti scontri ogni giorno con i limiti di prestazione del tuo corpo, con il rincorrere del tempo, con dolori e infortuni.

Per anni ho provato questo senso di inadeguatezza nella mia carriera da tennista.Dal regno dell’apparire si passa alla dimensione sfinente della performance quotidiana. Per finire inevitabilmente a non ricordarsi più chi si è e cosa si desideri davvero. Tutto viene messo sullo stesso piano. Ogni diversità viene livellata. Anche nell’accettazione perdiamo la dimensione di noi, come nel giudizio continuo. headtopics.com

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È essenziale che torniamo ad essere noi,a disegnare il proprio ritratto e farlo diventare il luogo nel quale riconoscersi».Lei lavora con il corpo e allena persone che lavorano con il corpo, come si fa a essere neutrali in questo ambito, siamo portati a giudicarci per quello che vediamo di noi e negli altri…

«Si parla tanto di“body positive”,ma onde evitare di perdere ancora una volta la nostra straordinaria unicità, proverei a ripartire dalla“neutralità dell’apparenza fisica”. Dove il ritrovare contatto con il nostro corpo attraverso il movimento crea una connessione imprescindibile con l’ “essere”. Il tennis è stata una grande scuola di vita. Ho compreso che il talento per esprimersi ha bisogno di libertà. Quella libertà che ti consente di non fare mai quello che fanno gli altri. La nostra strada dovrebbe essere cucita addosso a noi, al momento che stiamo vivendo. L’allenamento ti consente di sviluppare una disciplina dove non si ha più la necessità che qualcuno ti controlli, ma lo stare bene diventa una tua necessità primaria. Lo sport mi ha insegnato a trovare una mia velocità, a trovare il coraggio di partire senza temporeggiare e allo stesso modo di concedermi di fermarmi quando mi sentivo svuotata. Trovando un equilibrio dinamico tra stabilità e movimento».

Come definirebbe la bellezza?«Oggi mi guardo allo specchio enon mi importa bello o non bello, maschile o femminile. Solo “mi riconosco”. Amare se stessi è l’inizio di una storia d’amore infinita. Questa è la mia definizione di “bello”. Nel mio lavoro cerco di far avvicinare le persone all’ immagine migliore che hanno di loro stessi e se non riescono a “visualizzarla”, la creiamo insieme… Piano piano con pazienza e dedizione. Ci sono dei momenti nella vita dove per ritrovarsi devi avere l’umiltà di chiedere aiuto. Non conta raggiungere una destinazione, ma percepire il senso del percorso».

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