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Roma ha una forte identità Torino non sa più chi è

Roma ha una forte identità Torino non sa più chi è

19/09/2021 01.06.00

Roma ha una forte identità Torino non sa più chi è

A chi scrivere il proprio punto di vista sulle cose? A chi affidare l’ indignazione e la speranza? Vi proponiamo di dirlo a Corriere

,non capisco perché lei abbia criticato tanto duramente Torino, paragonando le serrande abbassate della domenica all’ex Ddr, mentre ha sotto gli occhi lo scandalo della capitale d’Italia.Franco BruniCaro Franco,Ringrazio lei e i tantissimi lettori che mi hanno scritto sul caso Torino. Molti erano d’accordo, molti hanno espresso il proprio dissenso con buoni argomenti, in un ottimo italiano, e con un rispetto che spesso manca nella discussione pubblica. Ho sempre detestato l’espressione «torinesi falsi e cortesi». Magari i torinesi avessero esportato — oltre alla moda, al cinema, alla tv… — pure la loro cortesia. Roma è amministrata in modo osceno. In questi giorni di ripresa del traffico, il centro della capitale è sconvolto dai cantieri estivi ancora aperti. Peggiore ancora è la situazione nel quartiere in cui abito: i lavori alla stazione Tiburtina, che dovrebbero avanzare giorno e notte, languono, con gravi disagi per viaggiatori e residenti. Tutti e tre gli ultimi sindaci, espressione di destra, sinistra e 5 Stelle, hanno fallito: segno che il problema non è solo di classe dirigente, per quanto modesta. Ma una città non è solo la sua amministrazione. Ai romani piace criticare Roma; ma non sono minimamente sfiorati dal dubbio che essere romani non sia la più grande fortuna che possa capitare a un essere umano. Roma ha una forte identità, una forte personalità. È piena di sé. È convinta che Totti fosse più forte di Messi. Ha imposto il proprio accento e il proprio slang all’industria culturale italiana. Parla di Ottaviano Augusto come fosse vissuto ieri (occhio a non sottovalutare Michetti: certi discorsi ai romani piacciono). Torino non sa più chi è. Ha lasciato che i grandi torinesi degli ultimi due secoli venissero denigrati e insultati da un movimento culturalmente debolissimo ma mediaticamente fortissimo, i neoborbonici. La città che ha fatto l’Italia due volte, a San Martino e a Mirafiori, costruendo la nostra unità nazionale e la nostra rivoluzione industriale a prezzo di sangue e fatica, non ha saputo difendere il suo patrimonio, la sua eredità. E non sa quale sia oggi il proprio ruolo e il proprio destino. Certo, ci sono molti segnali di tenuta: il Politecnico, il Salone del Libro, la Juve (almeno fino a ieri), la Stampa, la Lavazza che porta in città i Masters del tennis, eccetera. Ma la crisi in cui versano Torino e il Piemonte non è solo economica. È culturale e morale. Se non capiremo questo, non troveremo la via d’uscita.

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