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Roger Federer: l’uomo che giocò meglio a tennis

Roger Federer: l’uomo che giocò meglio a tennis

19/06/2021 02.06.00

Roger Federer: l’uomo che giocò meglio a tennis

A chi scrivere il proprio punto di vista sulle cose? A chi affidare l’ indignazione e la speranza? Vi proponiamo di dirlo a Corriere

,mi dispiace che lei straveda per Nadal. La miglior volée dopo Federer? Ma scherziamo, un esteta del tennis quale io mi ritengo, si accorge subito che l’ha imparata da poco. Nadal è un giocatore grezzo, che ha fatto dell’aggressività il suo mantra. Il suo urlo-lamento a ogni colpo ha lo scopo di intimidire gli avversari. (A me darebbe fastidio io gioco e sto zitto e lui ha il permesso di urlarmi addosso su ogni colpo). Il suo gesto ripetuto milioni di volte, toccarsi l’orecchio sinistro, il naso e l’orecchio destro, è ossessivo. Poi che sia anche un santo perché paga le tasse in Spagna e questo lo renda un grande tennista lo può credere lei. Almeno avesse citato Federer come il più grande, l’avrei capito.

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Gianni De StefaniCaro Gianni,Il giudizio sulla volée di Nadal non è mio ma di Federer, uno che di volée ne capisce. Ma in effetti non si può discutere sul più grande tennista della storia (sono arrivate decine di commenti sul tema) senza affrontare il caso Federer. La penso come Adriano Panatta, che a Gaia Piccardi ha detto in sostanza: Federer è l’uomo che ha giocato meglio a tennis. In passato non si era mai visto nulla del genere. McEnroe ed Edberg avevano un tocco delizioso, ma non hanno mai vinto il Roland Garros: nel 1984 McEnroe perse al quinto da Lendl (forse il tennista più antipatico di tutti i tempi) dopo aver vinto i primi due set; nel 1989 Edberg fu sconfitto al quinto da Michael Chang, che aveva appena diciassette anni e non ha mai più vinto uno Slam. Federer era ed è un ottimo giocatore da fondocampo, con una volée da erbivoro (come si diceva una volta). Ma quando si discute sui grandi sportivi, non si può parlare soltanto di tecnica. Federer è il dio del tennis; Nadal il Prometeo, che ruba il fuoco agli dei per portarlo agli uomini.

Federer è baciato dal talento; Nadal si è costruito pezzo dopo pezzo. Anche questa è una forma di talento. Me l’ha spiegato lui stesso, quando mi ha detto: «Di talento ognuno ha il proprio. A qualcuno viene tutto facile; altri sanno resistere più a lungo sul campo. Lei può avere il talento di scrivere un buon articolo in mezz’ora; ma se un suo collega sa lavorare per sei ore di fila e tirar fuori un articolo ottimo, sarà un giornalista più talentuoso di lei». Cosa vuole replicare a uno così? Con Federer non ho mai parlato a tu per tu, ma lo ricordo alle Olimpiadi di Londra (dove perse in finale da Murray: si giocava a Wimbledon) corretto e disponibile con tutti i suoi interlocutori, oltre che fluente in almeno quattro lingue. Ecco, se hanno qualcosa in comune i tre grandi — tra cui va incluso senz’altro Djokovic — è un’intelligenza fuori dall’ordinario, oltre a una tenuta fisica e mentale che all’apparenza li colloca fuori dal genere umano, in realtà conferma quanto possa la forza morale degli uomini. headtopics.com

LE ALTRE LETTERE DI OGGIStoria«Quando la marca dei vaccini diventa uno status symbol»Il Covid sta dimostrando quanto singolari siamo noi italiani. Siamo infatti così abituati allo status symbol, che perfino nei tipi di vaccini abbiamo creato una sorta di appartenenza a una classe sociale. Ascoltando i discorsi in giro, anche tra gli amici, sembra infatti che chi abbia fatto il Pfizer sia l’essere più fortunato e più protetto del mondo. L’altro giorno ho sentito uno scambio tra amiche: «Che vaccino ti hanno fatto?», ha chiesto una all’altra. E lei, guardandola dall’alto in basso: «Pfizer, naturalmente», come se fosse stata invitata alla Prima della Scala al Palco Reale. Poi ha guardato l’amica (che non aveva il coraggio di replicare) e le ha sadicamente chiesto: «E a te invece cosa hanno fatto?». Clamorosamente l’altra avrebbe voluto sprofondare o cambiare improvvisamente discorso, ma non ha potuto: «Janssen...», ha detto sottovoce, quasi con un pizzico di vergogna. E la Pfizeriana, guardandola quasi con compassione, ha cercato perfino di tirarle su il morale con un sorriso dicendole: «Comunque sei fortunata, non sei una AstraZeneca». Quindi non solo AstraZeneca, ma anche Janssen rientrerebbe tra i più sfigati di tutti. Ormai è così: i vaccini sono diventati un marchio per distinguere l’alta nobiltà dalla massa di poveri inoculati. Abbiamo passato anni a farci i vaccini antinfluenzali, senza sapere nulla di trivalente o quadrivalente, e ora siamo qui a «gasarci» pensando di aver fatto il vaccino migliore, senza pensare che l’importante è solo essere vaccinati. Da buon Jansseniano non vedo l’ora di allearmi con quei disgraziati che hanno avuto il Moderna... per fare poi la rivoluzione.

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