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Riscossa socialdemocratica in Nord Europa nel nome del welfare

Riscossa socialdemocratica in Nord Europa nel nome del welfare

08/06/2019 23.58.00

Riscossa socialdemocratica in Nord Europa nel nome del welfare

I socialdemocratici di Mette Frederiksen hanno vinto le elezioni in Danimarca, puntando sulla linea dura in materia di immigrazione ma anche grazie al rilancio del modello nordico di welfare, intaccato dai tagli alla spesa degli ultimi anni. Una ricetta che accomuna Copenhagen, Helsinki e, in parte, anche Stoccolma.

La leader socialdemocratica danese Mette Frederiksen«Questo voto era sul welfare e, da stanotte, il welfare tornerà al primo posto». Le parole di Mette Frederiksen, leader socialdemocratica e probabile futura premier danese, non spiegano tutto della sua vittoria, ma sono certamente la chiave di lettura più interessante. Una chiave valida non solo per la Danimarca, ma anche per Finlandia e, almeno in parte, Svezia: tre Paesi nordici attraversati tutti, negli ultimi mesi, da una sorta di riscossa della sinistra socialdemocratica.

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Il modello nordico di welfare, capace di garantire protezione sociale ai suoi cittadini “dalla culla alla tomba”, da qualche anno scricchiola, messo a dura prova dalla crisi economica e sottoposto a forti pressioni demografiche e migratorie. Rimetterlo al centro dell’agenda politica sembra però portare, almeno nell’immediato, dei frutti.

SPESA SOCIALE A CONFRONTOIn % del Pil (Fonte: Ocse)La Danimarca è il caso ultimo e forse più interessante. Alle elezioni politiche di mercoledì si è imposto con circa il 26% dei voti il Partito socialdemocratico; meglio del previsto ma comunque secondo (con il 23,4%) si è piazzato il Partito liberale del premier uscente Lars Løkke Rasmussen; terzo e più che dimezzato nei consensi (all’8,8%) il Partito popolare di Kristian Thulesen Dahl, la destra populista che garantiva sostegno esterno al governo di Rasmussen. headtopics.com

Il risultato non è figlio solo del welfare. Ha pesato, nella vittoria socialdemocratica, la svolta in materia di immigrazione, dove il partito di Mette Frederiksen ha rotto con la tradizione di sinistra, sposando quasi completamente la linea dura intrapresa dal Paese negli ultimi anni, compresa l’approvazione di una misura a dir poco controversa come la confisca di gioielli ai rifugiati per pagare i costi della loro permanenza in Danimarca. Una rottura radicale che ha certamente sottratto consensi alla destra populista, ma che ora rischia di complicare le trattative per la formazione del governo: gli altri partiti di centrosinistra (che insieme ai socialdemocratici formerebbero una maggioranza) non sembrano infatti disponibili a un’alleanza stabile. Potrebbe allora profilarsi un esecutivo di minoranza con sostegno esterno.

I socialdemocratici collegano però anche il nuovo corso in materia di immigrazione a un welfare che sia davvero sostenibile. «Sappiamo - ha dichiarato recentemente a Politico Nicolai Wammen, deputato del partito - che la Danimarca deve garantire assistenza a chi ne ha bisogno, ma siamo anche consapevoli che ci sono dei limiti al numero di persone che possiamo accogliere se vogliamo mantenere il nostro welfare».

Per comprendere l’idea di welfare dei danesi, basta dare un’occhiata al sito ufficiale del Paese. «In Danimarca - si dichiara, citando un pensatore dell’Ottocento - sono pochi quelli che hanno troppo e ancora meno quelli che hanno troppo poco”. Un’idea per la quale a Copenhagen, come a Helsinki e Stoccolma, sono disposti a pagare tasse tra le più alte al mondo, in cambio di assistenza sanitaria, istruzione e servizi agli anziani garantiti universalmente. Negli ultimi anni però i tagli alla spesa pubblica - necessari per ridurre il deficit e far fronte all’invecchiamento della popolazione (e all’ondata di baby-boomers arrivati alla pensione) - hanno eroso, almeno in parte, il welfare: negli ultimi dieci anni hanno chiuso un quarto degli ospedali pubblici e un quinto delle scuole statali, mentre la spesa per l’assistenza degli ultrasessantacinquenni si è ridotta di un quarto. E le assicurazioni sanitarie private sono cresciute in maniera inversamente proporzionale al calo di fiducia nel servizio sanitario nazionale: nel 2003 quasi tutti si appoggiavano al servizio pubblico e solo il 4% della popolazione aveva un’assicurazione privata, oggi ne detiene una il 33% dei danesi.

IL BOOM DELLA SANITA' PRIVATAPersone con un'assicurazione sanitaria privata, in % del totaleLA SPESA PER GLI ANZIANI IN DANIMARCAIn migliaia di corone (Fonte: Ufficio di statistica nazionale) Leggi di più: IlSole24ORE »

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