Rinnovabili, decarbonizzazione e sostenibilità delle auto elettriche: i 6 punti del ministro Cingolani per attuare la transizione ecologica - Il Fatto Quotidiano

Rinnovabili, decarbonizzazione e sostenibilità delle auto elettriche: i 6 punti del ministro Cingolani per attuare la transizione ecologica

17/02/2021 10.09.00

Rinnovabili, decarbonizzazione e sostenibilità delle auto elettriche: i 6 punti del ministro Cingolani per attuare la transizione ecologica

Dalla decarbonizzazione all’applicazione immediata degli Accordi di Parigi, dalla sostenibilità (o meno) delle auto elettriche fino a un nuovo modello di città. Nei sei articoli che il neo ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, aveva preparato prima dell’incarico al governo per la sua rubrica su Green&Blue su Repubblica.it, c’è la visione dell’esponente dell’esecutivo Draghi su …

, che sarà anche la più grande d’Europa, Cingolani espone il suo punto di vista: “Il litio e il cobalto, materiali necessari per la produzione delle batterie, sono difficili da trovare e da smaltire – dice – Se anche volessimo sostituire l’intero parco veicoli globale immediatamente, le riserve di questi due metalli oggi non basterebbero a soddisfare la domanda, così come non basterebbe l’intera produzione elettrica oggi disponibile per garantire le ricariche”.

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LA TRANSIZIONE VERSO LE RINNOVABILI– Altro tema cruciale, alla base stessa del passaggio dal ministero dell’Ambiente a quello della Transizione ecologica, è quello della produzione e dell’accesso all’energia. Sul tema Cingolani è chiaro: “È necessario cominciare già oggi una transizione energetica verso

fonti rinnovabili”, settore in cui l’Italia ha subìto un brusco freno dopo un’accelerata iniziale. Il ministro ricorda che in tutto il mondo circa l’84% di energia viene prodotta dacombustili fossili“mentre le energie rinnovabili rappresentano solamente l’11% e il nucleare il 4%”. E se l’utilizzo di fonti energetiche a basse emissioni di carbonio è aumentato, questi progressi non sono ancora sufficienti a soddisfare la domanda che, in circa mezzo secolo, si è quadruplicata. Insomma, siamo sempre più dipendenti dai combustibili fossili che continuano ad essere finanziati, anche in Italia. Certo, nella sua analisi globale Cingolani ricorda che “per sviluppare energia a basse emissioni di carbonio sono necessari headtopics.com

investimenti infrastrutturaliecompetenzedisponibili solamente nei Paesi avanzati”, motivo per cui uno dei principali fattori della crescita di disuguaglianza tra Nazioni è proprio la disparità di accesso all’energia, ma va detto che nel nostro Paese non mancano certo competenze e, finanziariamente parlando, potrebbe essere proprio questo il momento giusto per agire.

LA DECARBONIZZAZIONE– A maggior ragione perché, come ricorda il neoministro, “per mitigare i danni delriscaldamento globale” è necessario procedere con decisione sulla strada della decarbonizzazione, riducendo drasticamente l’emissione digas serra

nell’atmosfera”. “Per fare ciò – spiega – sono necessari la volontà politica e dei meccanismi di cooperazione per garantire che tutti i Paesi svolgano il proprio ruolo”. Evidentemente finora sono mancate sia l’una che l’altra, dato che siamo ancora a discutere di come far partire il taglio dei sussidi alle fonti fossili. Sarà che “la lotta al riscaldamento globale rappresenta il più classico dei problemi di azione collettiva – evidenzia il ministro – in cui la volontà di sviluppo economico, soprattutto nei Paesi emergenti, si scontra con la necessità di ridurre le emissioni inquinanti”.

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Bella merda: soldi delle tasse degli italiani trasferiti all'estero! Speriamo si faccia aiutare da uno bravo perchè lui su energia e ambiante non ha mai pubblicato nulla, non sono assolutamente ambiti nei quali ha competenze ed essendo un tecnico (leopoldino) non si capisce come mai la scelta sia caduta proprio sudi lui 🤔🤔

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