Quei dodici minuti che cambiano la storia

Quei dodici minuti che cambiano la storia

02/08/2021 01.29.00

Quei dodici minuti che cambiano la storia

DALL’INVIATA A TOKYO. Tra il ragazzo che rotola lontano dal peso delle proprie ansie e quello che si inginocchia per fermare le emozioni passano 12 minuti, una manciata di tempo sparso tra due ori che ci cambieranno la testa. Gianmarco Tamberi, campione olimpico di salto in alto e Marcell Jacobs, ...

02 Agosto 2021DALL’INVIATA A TOKYO. Tra il ragazzo che rotola lontano dal peso delle proprie ansie e quello che si inginocchia per fermare le emozioni passano 12 minuti, una manciata di tempo sparso tra due ori che ci cambieranno la testa. Gianmarco Tamberi, campione olimpico di salto in alto e Marcell Jacobs, re dei Giochi nei 100 metri e nell’abbraccio tra queste due vite c’è il nostro futuro. C’è tutta la forza di persone che hanno creduto nei loro sogni e soprattutto hanno saputo proteggerli da chi li voleva diversi, da chi consigliava di ridimensionare, rivedere, rivalutare perché, insomma, siamo italiani e non abbiamo le risorse, la base, i numeri per competere con mondi più quotati. Non abbiamo i geni e il Dna per andare più veloci di tutti. Invece no, 12 minuti per smentire ogni stereotipo e viaggiare a una velocità stratosferica, 48,3 Km/h per la precisione, oltre il profilo disegnato per limitarci, 12 minuti per superare, a quota 2 metri e 37 ogni pensiero vincolante. Noi possiamo correre e saltare, possiamo vincere, anche in una gara dopo l’altra come fanno gli americani, possiamo essere primi nello sprint che era di Bolt: non esistono preclusioni o divieti, non c’è un progetto troppo ambizioso e adesso che siamo stati sulla Luna e siamo tornati in pista bisognerà semplicemente darsi una mossa, senza più scuse.

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Quando il nome di Jacobs si accende sulla pista, Tamberi è già avvolto in una bandiera italiana, se la tiene stretta al collo e caccia un urlo: dai Marcell e quello parte, fa il record europeo e si batte il cuore oltre il traguardo scardinando ogni dubbio. Quando arriva dall’altra parte, al di là della presunta logica, il primo che incrocia è proprio Tamberi e i due non condividono solo la stessa esaltante medaglia: hanno un identico piano di volo. Jacob lo ripassa prima dello start mentre incrocia le braccia al petto e poi si porta le mani alle orecchie e fa gesti da steward, un codice di ingaggio per separare il tempo dell’attesa da quello dell’estrema concentrazione. È come se indicasse una pista di atterraggio, il posto dove deve arrivare e Tamberi fa lo stesso, focalizza i passi, proietta i suoi desideri un centimetro più su dell’asticella, dovunque lei sia.

Quei 12 minuti li hanno preparati per una vita, non si potevano improvvisare, hanno capovolto le aspettative e adesso per fortuna sarà molto più difficile dire è impossibile. Era impossibile sfrecciare per primi oltre il traguardo dello sprint puro ed era impossibile anche riprendersi da un infortunio che ti sfascia la caviglia. Solo che non esiste un destino preimpostato. A valutare quello che sapevamo prima di quei 12 minuti l’Italia non poteva ambire a una finale dei 100 metri e Tamberi avrebbe persino potuto provarci, magari venirne fuori con un podio, ma sempre titubante e sospettoso, incerto sui tendini di cristallo, non potente e in assoluto controllo come è stato nella realtà. Eravamo già saliti in zona immortalità nell’alto con Sara Simeoni, ai Giochi 1980, non avevamo mai neanche tentato una finale dei 100 metri, figurarsi il podio e meno ancora l’oro. Generazioni cresceranno più spavalde e sicure dei propri mezzi perché sapranno che non siamo nati con le funzioni limitate, che non siamo per forza quelli che tirano a campare, che non investono nella ricerca, che non tutelano i giovani. Possiamo decidere di essere come il ragazzo dell’alto che si aggrappa alle proprie ambizioni e le difende un centimetro dopo l’altro, come il velocista che mai nessuno si sarebbe aspettato e certe imprese sono contagiose: non è un caso che chiunque gareggi dopo ne esca, al minimo, con un record nazionale, Sibilio, anni 22, si qualifica addirittura per una finale dei 400 ostacoli, 21 anni dopo Mori. headtopics.com

Ci siamo lasciati travolgere da quei 12 minuti ad alta intensità che resteranno nella storia dello sport e del Paese. Se la gente non è andata in piazza è perché questo non è un brivido collettivo, è una scossa personale. Dopo la leggerezza dei clacson per i successi del calcio restano bellissimi ricordi, splendide motivazioni, dopo questa sbronza di orgoglio niente sarà più come prima

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I 10 minuti che hanno cambiato la storia (e il futuro) dello sport italianoUNA DOMENICA STORICA Sulle ali di Tamberi e le gambe di Jacobs, l'Italia ha vissuto uno dei pomeriggi più esaltanti. E l'atletica promette altre scintille Athletics GiochiOlimpici Tokyo2020 ItaliaTeam Conte ci avrebbe fatto una conferenza stampa di 90 minuti… e invece rosica…. Buahahahahahahah Siete una sentenza.... al contrario Avete vinto l'oro per le figure dimmmmmerdaaaa... Fate cagare

I venti minuti che ci ricorderemo per sempreSono i venti minuti più belli della storia dello sport italiano. Diciamocelo...sono anche bellissimi 💚🤍❤️ Tanti Sacrifici... Gradi risultati... Immensi Bellissimi 🤍💚❤️grazie !

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