Quarant’anni tra le nuvole: la storia di John Aimo, una vita da pilota di mongolfiere

Quarant’anni tra le nuvole: la storia di John Aimo, una vita da pilota di mongolfiere

02/07/2020 07.24.00

Quarant’anni tra le nuvole: la storia di John Aimo, una vita da pilota di mongolfiere

Quarant’anni tra le nuvole. John Aimo ha appena festeggiato i suoi primi 40 anni di volo in mongolfiera. Era luglio del 1980. Nessuno allora sognava palloni leggeri come panna per volare. Ci voleva il visionario, l’uomo senza paura che guarda dentro il futuro. E il suo nome era Gallo Orsi, ingegnere Fiat di origini monregalesi. «Acquistò una mongolfiera, la prima in Italia ad essere immatricolata da un Aeroclub, quello di Cuneo» ricorda Aimo. «Ma ci voleva qualcuno che la pilotasse. Mi presentai: ero pilota di aerei ma affascinato da quelle strane macchine del volo». Fu il coup de foudre che ti cambia la vita. Resiste ancora oggi. Il segreto? Conservare il mistero. Per chi pratica l’arte del volo, fisica a parte, non è difficile: ci si alza da terra e si volteggia nell’aria. Cos’altro? Moltissimo. Gusto retrò a parte, la mongolfiera resta un’arte per pochi. Esige preparazione, sangue freddo e l’umiltà di chi non smette di imparare. Manco in un volo per festeggiare quarant’anni di carriera: «Mi sono imbattuto nel Wind shear, fenomeno piuttosto raro in cui c’è una forte escursione di vento durante l’ascensione che finisce per scuotere il pallone. Bisogna mantenere i nervi saldi ». Per l’anniversario Aimo ha scelto di partire dalla Cittadella, il cuore ferito di Mondovì. Era solo, nel cielo sopra Mondovì. Il record di 10 mila ore di volo in mongolfiera gli ha regalato migliaia di istantanee del mondo visto dall’alto. E albe che non finiscono mai. Come quella del solstizio d’estate. Lui e due amici inglesi sono decollati il 21 giugno per vedere il sole che sorge nel giorno più lungo dell’anno: «Noi, da lassù, possiamo rivedere l’alba più volte. Basta scendere di quota per finire sotto la linea dell’orizzonte. E godersi un altro sole che nasce». —

chiara vigliettichiara vigliettiPubblicato il02 Luglio 2020Quarant’anni tra le nuvole. John Aimo ha appena festeggiato i suoi primi 40 anni di volo in mongolfiera. Era luglio del 1980. Nessuno allora sognava palloni leggeri come panna per volare. Ci voleva il visionario, l’uomo senza paura che guarda dentro il futuro. E il suo nome era Gallo Orsi, ingegnere Fiat di origini monregalesi. «Acquistò una mongolfiera, la prima in Italia ad essere immatricolata da un Aeroclub, quello di Cuneo» ricorda Aimo. «Ma ci voleva qualcuno che la pilotasse. Mi presentai: ero pilota di aerei ma affascinato da quelle strane macchine del volo». Fu il coup de foudre che ti cambia la vita. Resiste ancora oggi. Il segreto? Conservare il mistero. Per chi pratica l’arte del volo, fisica a parte, non è difficile: ci si alza da terra e si volteggia nell’aria. Cos’altro? Moltissimo.

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Gusto retrò a parte, la mongolfiera resta un’arte per pochi. Esige preparazione, sangue freddo e l’umiltà di chi non smette di imparare. Manco in un volo per festeggiare quarant’anni di carriera: «Mi sono imbattuto nel Wind shear, fenomeno piuttosto raro in cui c’è una forte escursione di vento durante l’ascensione che finisce per scuotere il pallone. Bisogna mantenere i nervi saldi ». Per l’anniversario Aimo ha scelto di partire dalla Cittadella, il cuore ferito di Mondovì. Era solo, nel cielo sopra Mondovì.

Il record di 10 mila ore di volo in mongolfiera gli ha regalato migliaia di istantanee del mondo visto dall’alto. E albe che non finiscono mai. Come quella del solstizio d’estate. Lui e due amici inglesi sono decollati il 21 giugno per vedere il sole che sorge nel giorno più lungo dell’anno: «Noi, da lassù, possiamo rivedere l’alba più volte. Basta scendere di quota per finire sotto la linea dell’orizzonte. E godersi un altro sole che nasce». headtopics.com

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