Donald Trump, Bernie Sander

Primarie 2020, l'esordio di Bloomberg: «Solo io posso battere Trump»

Primarie 2020, l’esordio di Bloomberg: «Solo io posso battere Trump»

20/02/2020 07.07.00
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Primarie 2020, l’esordio di Bloomberg: «Solo io posso battere Trump»

La prima dell’ ex sindaco di New York nel dibattito con gli altri candidati del Partito democratico. Contro di lu gli attacchi di Sanders e Warren: «Non eri con Obama»

EmailI primi venti minuti sono stati da incubo per Michael Bloomberg. Praticamente tutti e gli altri cinque candidati democratici si sono avventati contro di lui appena iniziato il dibattito televisivo a Las Vegas, nella serata di mercoledì 19 febbraio.

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L’attacco più insidioso e più memorabile è arrivato da Elizabeth Warren. Tema: leaccuse di molestieo di discriminazione avanzate da diverse donne per fatti accaduti nel gruppo editoriale fondato da Bloomberg. «Quante?» ha chiesto ripetutamente la senatrice del Massachussetts e ancora: «Alcune di loro sono state messe a tacere con degli accordi stragiudiziali. Perché non rende tutto pubblico?». È stato il momento peggiore per l’ex sindaco di New York, al suo primo confronto pubblico con i rivali. Bloomberg si è arroccato, prendendosi anche qualche fischio: «Sono intese sottoscritte volontariamente e resteranno riservate».

Oltre a Warren, anche Bernie Sanders, Pete Buttigieg, Joe Biden e Amy Klobuchar avevano preparato l’imboscata. Al via dei moderatori della tv Msnbc si è davvero scatenato l’inferno. Sanders gli ha subito rinfacciato la pratica dellostop and frisk headtopics.com

, «ferma e fruga (o perquisisci)» adottata da Bloomberg per cercare di arginare la criminalità quando era il primo cittadino di New York. Un metodo che suscitò aspre polemiche perché si risolse nell’accanimento contro i giovani afro americani. Sabato 22 febbraio si vota in Nevada e il 29 in South Carolina, due Stati dove pesano molto le minoranze rispettivamente dei latinos e degli afroamericani.

Dopo lo «stop and frisk», su cui hanno insistito anche Biden e Warren, ecco un altro colpo: perché il miliardario non ha ancora rilasciato ladichiarazione dei redditi? «L’ho sempre fatto quando ero sindaco – ha risposto Bloomberg – e lo farò anche nelle prossime settimane». Il nuovo arrivato è rimasto in apnea fino a quando, finalmente, è riuscito a giocare una mano: «Qui abbiamo due problemi. Primo: come battere Donald Trump. Secondo: fare le cose di cui hanno bisogno gli americani».

A quel punto si è visto qualcosa dell’atteso «effetto Bloomberg». La traiettoria della discussione ha sterzato bruscamente. E si è arrivati nel vivo del problema o meglio della grande paura che domina il campo democratico: chi può battere «The Donald»? Sanders ha evocato con la solita foga oratoria «il movimento», il «99% della popolazione contro l’1% dei milionari e miliardari»: il vento del «socialismo democratico alla danese» (citazione presa in prestito da Buttigieg), spazzerà via il regime delle grandi corporation, «darà finalmente voce ai lavoratori». L’ex sindaco della Grande Mela ha ascoltato impassibile e poi ha commentato gelido: «Ma che cosa stai dicendo? Questa conversazione è semplicemente ridicola. Se Sanders sarà il candidato dei democratici, andremo incontro a una sicura sconfitta contro Trump. E non possiamo permettercelo. Io lo posso battere».

Ma nessuno sul palco ne è convinto. E gradualmente l’assedio a Bloomberg si è trasformato in una lotta aspra, ditutti contro tutti. Buttigieg è apparso insolitamente velenoso. Soprattutto nei confronti della sua vicina di casa, politicamente parlando, la moderata Amy Klobuchar. Prima l’ha pizzicata perché in un’intervista non si era ricordata il nome del presidente del Messico, Andres Manuel Lopez Obrador. Poi le ha rimproverato di aver votato a favore di molti giudici nominati da Trump. Klobuchar ha tenuto botta e così hanno fatto gli altri. Biden è sembrato un po’ più vivace delle ultime uscite. Warren: scatenata. Le tensioni personali hanno oscurato il merito delle proposte, anche perché non ci sono novità rispetto al quadro ormai consolidato. Bernie ed Elizabeth vogliono sanità pubblica per tutti e tassazione per i più ricchi; Buttigieg, Biden e Klobuchar, difendono, sia pure con sfumature diverse, l’Obamacare. Sul resto, cioè energia, investimenti, educazione, immigrazione, non ci sono differenze inconciliabili. I giornalisti, chissà perché, non hanno fatto alcuna domanda sugli affari esteri, le crisi internazionali, la grande questione della pace o della guerra che è comunque al centro della politica americana. Questo dibattito segna, però, un cambio di passo. La fase decisiva si sta avvicinando. Tre moderati in gara sono troppi e sul palco Biden, Buttigieg, Klobuchar si sono visibilmente battuti per la loro sopravvivenza politica. Sull’altro fronte, Warren cerca di restare agganciata. Anche se Sanders ora può andare in fuga. Poi si vedrà il 3 marzo, nel Supermartedì, quando voteranno 14 Stati, California e Texas compresi. E quando entrerà in lizza pure Bloomberg. headtopics.com

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